«Sono usciti di questa città molti valorosi huomini, che per non aver notitia de i loro nomi, io non li scrivo.... »


"Ed allora pensai che forse una raccolta di biografie intorno a quei nomi sarebbe stato uno contributo di gran pregio per la storia documentata per gli avvenimenti che si svolsero nella città «nobile et antiqua» — per dirla con le parole del cennato Cieco da Forti — di Gravina."

Qui vi proponiamo il lavoro di Giuseppe De Ninno del 1906 con le dovute integrazioni e aggionamenti sino al giorno d'oggi


TEOFILATTO. — Fu illustre cittadino di Gravina, non omettendo che qualcuno opina essere stato di Bari. Si distinse per virtù cittadine e militari, e nel 999, essendo forse governatore di Gravina, cercò con altri arditi di affermare l'indipendenza pugliese contro Ottone III imperatore di Costantinopoli. Ad arrestare i progressi dell' insurrezione Ottone spedì subito in Puglia un tal Gregorio Tracamoto, il quale soffocò nel sangue la patriottica audacia dei ribelli. Lo stesso Teofilatto fu vinto, fatto prigioniero e spedito in Costantinopoli, sotto buona scorta, ove venne severamente punito. Di questo illustre e generoso gravinese ne fanno cenno fra gli altri Lupo Protospata nella Chronicon rerum in Regni Neapolitani gestarum ab. anno sal. 86o usque ad 1102; Amato Amati nel Dizionario corografico dell' Italia, ed il prof. Giuseppe de Blasis alla pag. 36 del vol. I della pregiata opera La insurrezione pugliese e la conquista normanna nel secolo XI.

GIOVANNI GRAVINA Visse nella prima metà del secolo XII, e la sua casa fu originata da Silvano signore della terra di Gravina, discendente da Rollone Duca di Normandia, dalla quale città presero il nome i suoi discendenti. Egli fu il primo Conte di Gravina, e come uomo d' armi dette pruova di valore. Sposò Guidomara figliuola di Drogone Normanno Conte di Puglia nel 1129. Di lui fa cenno Bernardo Candida-Gonzaga nel vol. II delle Memorie delle famiglie nobili delle provincie meridionali d' Italia.

CRISPINO GRAVINA. Della stessa stirpe del precedente, fu del pari uomo di armi, e nel 1135 egli giunse ad essere elevato ad Almirante della squadra di Re Ruggiero primo Re Normanno. Fa di lui menzione il cennato Candida-Gonzaga nella predetta sua opera.

ALESSANDRO GRAVINA. — Appartenne alla stessa famiglia, e fu guerriero valoroso del secolo XII, sicché nel 1150 venne prescelto a comandante 1'e¬sercito dell' Imperatore Emanuele Comneno in Palestina. non senza rispondere degnemente alla fiducia in lui posta dal Pontefice e dai Crociati.
Fu il Gravina esperto in affari politici, prode nelle armi, versato nelle ambascerie, fornito di molto in¬gegno e di non comune eloquenza. Egli ebbe il titolo di Conte di Gravina, e fu tra' cavalieri che morirono nella guerra sacra al tempo di Federico II con Matteo detto Apulia, Almerico conte di Monteforte, Umfrido di Montescaglioso, Ugo di Montebello, Filippo e Guido Monteforte, Guglielmo di Sabrano, Ruggiero conte di Sanseverino ed altri. Alessandro Gravina é ricordato da Giuseppe de Blasiis nelle pagine 321, 349, 369, 370, 403, 404 e 419 del volume III della sua dotta opera La insurrezione pugliese e la couquista normanna nel secolo XI, dal nominato Candida-Gonzaga, da G. B. dì Crollalanza nel Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili estinte e fiorenti, e da altri.

ORSO, ovvero URSONE. — Visse nella seconda metà del secolo XII, e non nella prima metà del se–colo XI, come asserisce Luca Pomarici Santomasi nelle sue Note su gl'Illustri Gravinesi. Fu vescovo della sua patria, e di lui cosí scrisse Ferdinando Ughelli: « Ursus Gravinensis Episcopus vivebat anno 1152 cum quo consilium habuit Philippa Marchionissa de construenda capella in ipsa Ecclesia Gravinensi, ut in instrurnento plenius continetur in Tabulario ejusdem Ecclesiae ». Di lui null' altro é a nostra conoscenza.

SILVANO GRAVINA. — Ecco un altro di casa Gravina ! E poi ? Ne avremo degli altri. Ma dunque é forza conchiudere che i Gravina son frutti di assai buona semenza, ché tutti, e quelli di cui parlo e gli altri di minor pregio, vengono a formare una genealogia davvero ragguardevole. Il detto Silvano fu uomo di alto sapere nelle discipline giuridiche. Per la sua fama di dottrina e per l' integrità fu chiamato, in circostanze difficili, ad esercitare nel 1165 l' ufficio di Governatore nella città di Lecce, quale carica seppe bene disimpegnare, tenendola per più anni.

GILBERTO GRAVINA. -- Visse nella seconda metà del secolo XII e tenne con onore alti uffici pubblici. Fu conte di Gravina e intorno al 1167 fu Viceré del Regno di Napoli per Guglielmo il Buono. É ricordato da Carlo Borrelli nell' opera Vindex neapolitanae nobilitatis, da Enrico Bacco Alemanno alla pag. 221 della sua opera Il Regno di Napoli diviso in dodici provincie, ecc., da Bernardo Candida-Gonzaga, da G. B. di Crollalanza nelle su cennate opere, da R. O. Spagnoletti nella sua monografia Ruggiero ultimo conte normanno di Andria, e da altri.

RICCARDO GRAVINA. — Fiorì nella seconda metà del secolo XII, e fu giureconsulto valente. Sostenne molti ed importanti uffici pubblici. Dal re Guglielmo il Buono venne nominato Governatore di Sorrento. E ricordato dal cennato B. Candida-Gonzaga,

GIOVANNI GRAVINA. — Fu terzo Conte di Gravina, e si rese celebre per la virtù manifestata nell' esercizio di pubblici uffici. Fu distinto giureconsulto del suo tempo, e sotto la dominazione degli Svevi sali nel 1231 all' alto posto di Gran Cancelliere del Regno, che aveva il carico di sigillare le lettere e privilegi regi, e di creare i dottori.

STEFANO GRAVINA. -- Fiori nella prima metà del secolo XIII, e fu teologo canonista e filosofo della scuola di S. Tommaso d' Aquino, del quale fu discepolo. Occupò la dignità di Arcivescovo di Palermo e nel 1234 tenne l' ufficio di Gran Cancelliere del Regno di Sicilia.

RICCARDO GRAVINA. — Visse nel secolo XIII e fu esimio dottore di leggi. Nel 1236 egli ascese all'altro posto di Gran Protonotario del Regno di Napoli, il cui carico consisteva nel ricevere le suppliche che si davano al re, nel formularne le risposte, e nel creare i notaci e giudici a contratto.

GIACOMO GRAVINA. — Fu giureconsulto celebratissimo del secolo XIII, e si distinse per la gran virtù manifestata nell' esercizio di pubblici uffici. Da primo fa Governatore di Puglia e poi tenne 1' alta carica di Consigliere di Re Carlo I d' Angiò, dal quale fu molto onorato.

GIOVANNI GRAVINA. — Visse nel secolo XIII esercitando con lode alti uffici pubblici. Fu molto favorito da Re Carlo I d' Angió, il quale lo destinò Governatore in Cosenza.

ROBERTO GRAVINA. — Fiori nella seconda metà del secolo XIII, distinguendosi non poco per il suo sapere. Il Re Carlo II d'Angiò lo ebbe in alta stima, e sotto di lui fu Castellano di Bitonto.

GIOVANNI GRAVINA. — Visse nella prima metà del secolo. XIV e tenne con lode vari uffici pubblici. Fu Straticò di Messina, regio Almirante e Gran Ca¬merlengo del Regno nel 1340. Sposò Agnese di Pirigord, figliuola di Arcimbaldo e sorella del cardinale Egidio.

GIANNUNZIO DA GRAVINA. — Si distinse nel secolo XIV esercitando con onore pubblici uffici. Essendo papa Urbano VI, fu dal viceré di Napoli, Monsignor di Mongiova inviato nel 1390 al Re Luigi II di Provenza per sollecitare il medesimo a soccorrere Napoli che trovavasi in grandi strettezze a causa dell' incarimento del grano, il cui prezzo sali a docati due il tomolo, cosa straordinaria in quell'epoca. Parla del Giannuzio Luca Pomarici-Santomasi nelle sue Note su gl' Illustri Gravinesi.

LUCIANO. - Visse nella seconda metà del secolo XIV. Vestito l'abito sacerdotale salì alla dignità, di Vescovo e resse la Chiesa della sua patria fino all' anno 1381. Ferdinando Ughelli nell' Italia sacra scrisse di lui: Lucianus episcopus Grarinensis borse mena vocatur in Reg. Urbani VI ann. poni. 7 fol. 112, 20 detta/1h. ubi fit alani mentio Andreae de Gravina eius fratris.

DOMENICO DA GRAVINA. — Celebre cronista visse fin dopo la seconda metà del secolo XIV. Fu di professione Notaio, ma di non bassi natali, siccome l'argomentiamo dal titolo di Dominus, col quale viene da lui trattato Guglielmo, suo fratello. Detto titolo non attribuivasi in quei tempi che alle persone di molta distinzione ed appartenenti ali' ordine dei patrizi. Essendosi la città di Gravina data volontariamente in potere degli Ungheri, venuti in regno per vendicare la morte del duca Andrea, marito della regina Giovanna I, fu egli, mentre ritrovavasi in Bari, deputato dalla sua patria a ratificar questa dedizione in mano di Stefano Vaivoda di Transilvania, che era prossimamente capitato co' volontari nobili d' Ungheria nella città di Manfredonia. Or come in Gravina era molto solido il partito di Maria di Durazzo, sorella della regina, che ne era la posseditrice, il nostro Notaio, messo da banda il. suo tabellionato, occupò il castello presso la città, e, avendo ottenuto dal Vaivoda un piccolo corpo di truppa si mise alla testa della medesima con altri concittadini, combattendo non infelicemente per promuovere gl' interessi della novella sua fazione. Però nel corso della ostilità fu sopraffatto con i suoi, e il 28 Aprile del 1349 dovette fuggire insieme al proprio fratello e non pochi partigiani, abbandonando la madre, la moglie, i figli e i beni alla discrezione dei furibondi avversari, i quali esercitarono aspra vendetta. Frattanto raddoppiò di coraggio, e, perseverando coll'armi alla mano in favore degli Ungheri, riusci a fare delle scorrerie a danno dei suoi nemici. Però questi riuscirono a vendicarsi con l'imputargli falsamente di aver avuto parte nel barbaro assassinio del duca Andrea. Fu dunque per tale motivo, secondo che egli stesso racconta, honis omnibus spogliatus, direptis dominibus, et a natione sua ejectus, proditor appellatus. Quid, grida ad alta voce il povero uomo, in nece innocentis Ducis peccavi, qui distare me estinto ab Aversana urbe, ubi necatus est miser Dux ille, usque ad civitatem Gravinae, cuius sunt uriundus, per millia centum et ultra? Della vita di lui non si hanno altre notizie. Egli scrisse gli accennati avvenimenti del nostro Regno dal 1333, anno dell'infelice sponsalizio di Andrea d' Ungheria con Giovanna regina di Napoli, fino al 1350, e narra minutissimamente i principi dei disgusti tra' reali sposi, le trarne dei Principi e delle Principesse del sangue, le cabale dei cortigiani, lo strozzamento di Andrea, avvenuto nel 1345 col consenso della regina (essendo quegli in età di 19 anni) e i disturbi, che ne seguirono per la venuta di Ludovico re d'Ungheria, il quale con le armi volle vendicare la barbara morte data al suo innocente fratello. In tal modo viene abbastanza illustrato questo importante periodo di storia, ingarbugliato in varie e strane guise dagli altri scrittori nostrali. Il suo stile é facile e grazioso, nonostante i barbarismi di cui abbonda.
Egli però, sebbene non apparentemente, favorisce il partito degli Ungheri, ma con ciò non dà alcuno strappo alla sincerità della storia. Foetus sane non parvi faciendus, dice Ludovico Antonio Muratori nella prefazione, che vi mise avanti, quippe ab auctore synchrono singula fzaec narratur, quibus et ipse immixtus fuit. Un co-dice della qual' opera, e forse l'unico, mancante però di principio e fine, conservasi nell'imperiale biblioteca di Vienna; e il Muratori procacciatosene una copia, l' inserì tra gli altri Scriptures rerum italicanon, tomo XII, pag. 545 a 722, con questo titolo: 'Dominici de Gravina. Chronicon de rebus in Apulia gestir ah anno MCCCXXX usque ad annum MCCCL. Indi l'insigne letterato Alessio Aurelio Pelliccia la pubblicò nel 1781 nel terzo tomo, pag. 191 a 486 della Raccolta di varie croniche, diarii, ed altri opuscoli casi italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli (Napoli MDCCCXXXI, presso Bernardo Perger, in 4.°). Di questo autore vien fatta memoria da Gio. Alberto Fabricio nel libro IV, pag. 150 della 'Biblioteca latina mediae, et infimae aetatis, da Gio. Bernardino Tatuai nel vol. III, parte I, pag. 92 dell' Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli, da Gioacchino Maria Olivier-Poli nel torno XIII. pag. 224 della Continuazione al nuovo dizionario istorico degli uomini che si sono renduti più celebri per talenti, virtù scelleratezza, errori, ecc., da Francescantonio Soria nelle Memorie storico-critiche degli storici napolitani, da Lorenzo Giustiniani nel Dizionario geografico ragionato del `Regno di Napoli, da Michele Garriba nella Serie critica de' sacri pastori baresi, pag. 271 e 272, da Gaetano Moroni nel Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, vol. XXXI, da Camillo Minieri-Riccio nelle Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli, da Luigi Volpicella nella Bibliografia storica della provincia di Terra di Bari, da Matteo Camera nelle sue dotte ed erudite Elucubrazioni storico-diplomatiche su Giovanna I regina di Napoli e Carlo III di `Durazzo; ed in fine, tralasciando non pochi altri, credo bene rilevare che la Cronaca di Domenico da Gravina, importantissima per la provincia di Terra di Bari. trovasi assai di frequente citata nel grande Lessico, che della media e bassa latinità compilava il ch. du Cange. Nel 1890 per opera del benemerito Girolamo Spalluti di Gravina fu detta Cronica ristampata in volume separato, con una traduzione italiana del professore di lettere latine ed italiane. F. d' A., ristampa che venne eseguita in Napoli dall' editore Ernesto Anfossi, il quale non risparmiando a cosa veruna ne affidava la traduzione al cennato professore, perito cultore del latino e dell' italiano idioma. Alla cennata patriottica pubblicazione,  per la quale la Societci di Storia 'Patria di Napoli credé bene speso il mandare da Napoli alla Imperiale Biblioteca di Vienna il ch. conte Eustachio Rogadeo per esaminare  l' originale, e fotografare i caratteri, riuscì a tutti gli amatori di studi storici di comune soddisfazione, anche per l' ottima edizione e le non poche note illustrative.

RUGGIERO GRAVINA. — Fiorì in sul cadere del secolo XIV, e si distinse nei pubblici uffici. Nel 1391 venne elevato all'alto posto di Vicario Generale del Regno di Napoli. Con lui chiudiamo la lunga uomini illustri di casa Gravina, della quale un ramo passò verso il 1400 in Sicilia a mezzo di Giacomo, che fu barone di Palagonia. II ramo di Gravina-Conte di Gravina si estinse nei XV secolo in Alda, che fa moglie di Francesco Orsini, Prefetto di Roma.

RUGGIERO LONGOBARDI. — Visse ne' primi anni del secolo XV, e fu Vescovo della sua patria. Così ne scrisse Ferdinando Ughelli nel vol. VII dell' Italia sacra : « Rogerius de Longobardis, Gravinensis, Rector Ecclesiae S. Marine Novae Gravina, patriae fuit adlectus Episcopus ann. 1402 6 die 2 NOV. januarii pontif. 13 Bonifacii IX. Ex Longobarda familia hodie vivit Fr. Franciscus Calaher Ord. Minimorunn doctus et eruditus amicus noster, qui S. Francisce de `Poula Epistolas ura cum eruditissimis notis in lucent emisit: Decessit 1411 ».

GIOVANNIELLO SANTORO. — Di questo illustre cittadino di Gravina, appartenente all' ordine dei patrizi, visse nella prima metà del secolo XV. Fu arcidiacono del capitolo cattedrale della sua patria ed indi da Papa Martino V, ad intercessione di Francesco Orsini, Prefetto di Roma e celebre capitano di quel tempo, fu a' 13 di giugno 1429 creato Vescovo della stessa.Egli visse fino al 1416. E ricordato da Ferdinando Ughelli nell' Italia sacra, dal Padre Bonaventura da Lama nella Cronica de’ Minori Osservanti Riformati, della provincia di S. Nicoló, ecc. , Lecce 1724, parti due in S.°, dal conte. Giuseppe Gattini, nella pag. 354 delle sue dotte ed erudite Note storiche sulla città di Matera e da Luca Pomarici-Santomasi nelle sue Note su gl' Illustri Gravinesi.

ANTONIO DE FRANCHITELLI -- Di questo altro prelato di Gravina, di cui non trovo memoria né in Ferdinando Ughelli nell' Italia sacra, né in altro scrittore a me noto, cosí lo ricorda il cenato Luca Pomarici-Santomasi nelle sue ` Note sugl'Illustri Gravinesi: « Antonio de Franchitelli cittadino Gravinse coetanio del Santonio fu anche Arcidiacono e Vescovo nostro, morì un anno dopo del Santoro. cioè il 1447».

MARINO ORSINI -- D'illustre e potente famiglia italiana che credesi originaria dell' Umbria, mentre egli era arcidiacono alla città di Taranto fu nominato Amministratore della Chiesa di Gravina. Al dire di Luca Pomarici-Santornasi nelle su menzionate Note degli Illustri Gravinesi, col suo ingegno seppe l' Orsini sostenere bravamente tale carica, finché nell' anno 1472 passò a miglior vita.

GIACOMO PIETRO DA GRAVINA. — Fiorì nella seconda metà del secolo XV. Vestito l' abito sacerdotale fu dapprima Cantore della Chiesa di Reggio, onde da Papa Eugenio IV venne a' 23 di Maggio 1442 creato Vescovo della città di Bisceglie; Pompeo Sarnelli, nelle sue Memorie de' Vescovi di Bisceglie, pag. 65 ci assicura che «Giacopo governò assai bene, e per molto tempo la sua Chiesa, e sotto Sisto IV mori, e fu seppellito nella Cattedrale presso la cima della scala a destra della Chiesa, per cui si scende alla confessione de' Santi Martiri, dov' é l' effigie di lui in pietra. La morte di questo degno prelato avvenne nell' anno 1474 ». Di Giacomo Pietro da Gravina. cosi ne scrive Ferdinando Ughelli nell' Italia sacra:« Iacobus `Petrus de Gravina, Cantor Ecclesiae Regiensis, ad Eugenio IV Vigiliensis Ecclesiae praeficitur anno 1442 10 Kalen. Iunii : quo sedente secundo inventa sunt sacra lipsana Mauri Episcopi, et sociorum martyrum anno 1475 14 Kal. Novemhris, ac decentiori loco collocata in Cathe¬drali Alphonso Rege regnante: cuius inventionis Icistoria ita posteris mandata est ».

 
GIULIO ANTONIO SANTORO. -- Luca Pomarici Santomasi parlando di questo illustre gravinese dice: «Venuto su da nobile famiglia gravinese fu Arcidiacono di S. Severino sotto il papato di Pio V poi fu eletto Cardinale sotto il titolo di S. Barto¬lomeo in Insula, dal papa Sisto V. Di meriti incontrastabili e di rare virtù fiori lino al 1486».

BLASIO DA GRAVINA. — Visse nel secolo XV. Egli prende il nome della città di nascita ignorandosene per la lontananza del tempo in cui visse e figurò il casato. Assai colto ed erudito, i suoi studi rivolse alla storia cittadina. Infatti egli fu ricercatore accuratissimo e minuto di patrie memorie, rovistando i pubblici archivii. Scrisse alcun Contenti storici, lavoro che fu veduto e studiato da Giacomo Antonio Ferrari, celebre letterato nato a Lecce nel 1507 e morto nel 1598, e che ora sono fatalmente perduti. Infatti l'erudito Niccolò Toppi alla pag. 50 della sua Bihlioteca Napoletana, parlando di esso Blasio, tosi dice: Blasio da Gravina scrisse alcuni Commentarij in frammenti citati da Giacomo Antonio Ferrari nella sua Cronaca di Lecce manoscritta, fol. 55 Giulio Cesare Infantino in più luoghi del suo libro intitolato Lecce sacra, il quale pare che abbia pure avuto sotto gli occhi l'opera di Blasio, poichè avendola allegata in alcune occasioni fa comprendere, che detti Contenti non erano molto accurati, forse perchè, pensa l'erudito Giov. Bernar¬dino Tafuri da Nardò «l'Autore senza molta considerazione, e criterio avrei affardellate tutte quelle notizie vere, o false, che state fossero ». Fece anche menzione di Blasio da Gravina il Padre Bonaventura da Lama nel. tomo II, pag. 155 della Cronica de' Minori Osservanti Riformati, della Provincia di S. Nicolò, il cennato Tafuri nell'Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli, vol. III, parte V, pag. 351, e l' illustre bibliofilo Camillo Minieri-Riccio nelle sue Memorie storiche degli scrittori nati nel `regno di `Napoli.

SILVESTRO MANZELLA. -- Appartenne a famiglia patrizia, fa dottore e celebre nell'una e nell'altra legge e scrittore accurato dell' antichità di Gravina sua patria. Fiori verso la fine del secolo XV e principio del seguente. Si procacciò al suo tempo tanta buona opinione, da venire frequentemente consultato da coloro che a siffatti studi storici in que' giorni davano opera. Di lui ne fa breve ed onorato ricordo. Fra Bonaventura da Lama nella Cronica de' Minori Osservanti Riformati, della 'Provincia di S. Nicolò, e Luca Pomarici Santomasi,

FRANCESCO POLEMONE. -- Fiori ne' primi anni del secolo XVI, e fu uomo chiarissimo per meriti letteraria e per altre eccelse virtù. Secondo rileviamo da Giulio Petroni nella sua pregiata Storia di Bari, vol. II, pag. 184, il Polemone il 21 di giugno 1508 meritò di ottenere la cittadinanza di Bari. Di lui null'altro conosciamo.

AMBRACCIO DE ALES. — Nato di chiara ed illustre famiglia di Gravina, originaria d' Inghilterra, secondo apprendiamo da Giacinto Gimma nel vol. II, pag. 341 dell' Idea della Storia dell' Italia letterata, visse nel secolo XVI, e fu versatissimo nelle scienze naturali. L' erudito Giov. Bernardino Tafuri nella sua opera dell' Istoria degli scrittori nati nel `Regno di Napoli, sebbene ne ignorasse la patria del de Ales cosa poi lasciò scritto di lui: « che sbrigatosi dalli primi stadi « filosofici e medici, delli quali fu tanto innamorato, « e con tal violenza veniva dal suo genio tirato, che « subito s' immerse tutto in essi, e con ciò diede a divedere essere il suo spirito fatto per quelle scienze, che per maggiormente in quelle perfezionarsi, e ricevere altri lumi maggiori si portò nella « celebre Università di Padova, dove la continua « pratica de' pubblici lettori di quell' Università, ed « ivi quella d'altri professori in brieve acquistò somma perfezione, e tanto maggiormente, che vi occupò un indefesso studio ed una continua meditazione delli giorni e delle notti intiere, di maniera che, giunse ad una profonda penetrazione, ad una facilità di estraersi nell'intensa meditazione delle cose. Nel soggiorno di più anni, che fece in Padova, frequentava tutte quelle dotte ed erudite conversazioni di que' pubblici professori, e di ogn' altro letterato, che in non picciol numero rendono più illustre quella per altro rinomata città, fece sì che si rendesse conosciuto da ogn' uno, amato, estimato non tanto per la profonda cognizione delle scienze megliori, quando per le dolci e gentili mamere del suo candido animo, di sorte che parecchi di que' per la tema di non perderlo da quella città si maneggiarono per ottenerli una pubblica cattedra di quell' Università col proporlo a quei signori Riformatoti dello studio medesimo. ma appena saputo da lui questo maneggio, che con belle e modeste maniere rinunziò all'esibitole onore per vivere più contento della quiete, e nella ritiratezza e per attendere alla perfezione dell'incominciate opere, stimando miglior strada giovare il pubblico colle produzioni del suo felice ingegno, che coll' applicazione alla lettura. Ma per quanto affaticato si fosse morte. importuna lo tolse dal mondo nel meglio delle sue letterarie fatighe ». Scrisse le seguenti opere: 1.0 Ambrasii de .Alis Appuli Philosophi ac Medici Speculatio, in qua indagatur, quanam humanus ani¬mus cognitione ipsum Universitatis genitorem concernat, Patavii, 1565, in 4.° Quale opera meritò particolare menzione da Giovanni Cinelli nella sua Biblioteca vo¬lante, scansia prima, pag. 13. Rapito Ambraccio de Ales da morte importuna, siccome sopra si è fatto cenno, lasciò imperfette molte sue letterarie fatiche, delle quali queste due soltanto furono stimate degne darsi alla luce. — Alis (de) A. Gravinatis. Speculatio de scientia, quam Deus hahet, aliorum a se, Napoli, Sal¬viano, 1576, in folio. — 3.° Defensio opinionis Semplici de subjecto librorurn de Coelo, in folio senza data. Oltre a' due su menzionati scrittori, parlarono di Ambraccio de Ales il Mazzucchielli negli Scrittori d' Italia, Eustachio d' Afflitto nelle `Memorie degli scrittori del Regno di Napoli, vol. I., pag. 179-80, Camillo Minieri-Riccio nelle Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli, pag. 10, Padre Raffaele d' Addosio nell' opera 340 illustri letterati ed artisti della `Provincia di Bari (da un Calentario per l'anno 1894), e parecchi altri.

DONATO MARIA CRISTIANI. — Fiorì nella seconda metà del secolo XVI, e fu dottore nell'uno e nell' altro dritto. Venne per la sua fama di dottrina d' integrità chiamato in circostanze difficili ad esercitare in patria uffici delicati. Nel 1576 fu mandato dal duca Ferdinando Orsini ambasciatore in Inspruck all' imperatore Federico II, a fine di fargli conoscere che nel prezzo della vendita della città di Matera, addivenuta per allora demaniale, eravi intervenuta lesione. Nulla però il Cristiani poté ottenerne, onde venuto in sospetto ch'egli avesse patrocinato la causa de' Materani anzichè quella del Duca, poco dopo il suo ritorno in Gravina fu ammazzato « da uno travestito, tinto di negro, con berretta di preiti, senza che di sua morte se parla ».
Di questo insigne ma sventurato cittadino di Gravina, stato vittima del sospetto del prepotente Duca Ferdinando Orsini, ne parla Francesco Paolo Volpe a pag. 173 delle sue Memorie storiche, profane e religiose su la città di .Matera, ed il chiarissimo conte Giuseppe Gattini a pag. 110, 111 e 136 nelle sue dotte ed erudite Note storiche sulla città di Matera. Quest'ultimo a pag. 136 consacra che il dottor Donato Maria Cristiani « soccombendo alla tirannide baronale infondeva ne' posteri il sentimento della libertà ». Di quest'uomo, nato per essere atto ad ogni cosa onorata e forte, è necessario che la sua vita sia meglio illustrata e conosciuta per servire di ammaestramento.

GIOV. BATTISTA SANTORO. -- Visse nel secolo XVI. Si addisse allo stato chiesastico, e salì ai sommi gradini della gerarchia ecclesiastica, essendo stato nominato prima vescovo di Alife nell'anno 1568 e poi nel 1584 fu creato sotto Sisto V prefetto del Sacro Palazzo e vescovo di Tricarico. Fu assai ver¬sato e dotto nella teologia, nelle divine scritture e nella filosofia, delle quali scienze fu maestro di gran fama. Egli appartenne a famiglia patrizia ed a' baroni di Turricella, e mori verso la fine del secolo XVI. Ferdinando Ughelli nella sua Italia sacra, vol. VIII, pag. 210 e 211 così scrisse: Ioannes Baptista Sanctorius Tarantinus, Archipresbyter Gravinae hanc sedem adeptus est die 12 Novembris 1568 Romae consecratur in sacello Aposto¬lico die 12 Decembris a Iulio Sanctorio Archiepiscopo S. Se¬verinae, assistentibus Balneorgiensi, et sanctae Agathae Episcopis, post annum in hac sede, a Sixto V cujus erat domus Praefectus translatus est ad Tricaricensem Ecclesiam die 8 Ianuarii 15866 de quo in Episcopis Tricaricen, tom. 1 ». Ne parla pure del Vescovo Santoro Luca Pomarici-San¬tomasi nelle sue più volte citate Note biografiche, ed é poi ricordato dal conte Giuseppe Gattini a pag. 354 delle sue Note storiche sulla città di Matera.


GIOV. BATTISTA ALCHIMIA. — Visse nel secolo XVI, e al dire dell' erudito Giov. Berardino Tafuri da Nardò fu dotto ed erudito assai, e molto valse nell' esercizio di Segretario. Egli appartenne a nobile ed illustre famiglia, secondo ci fa conoscere Giov. Bat¬tista Pacichelli. Con l'impiego di Segretario, ragguardevole a' suoi tempi, Alchimia servì parecchi signori, precisamente il cardinale Flavio Orsini, saggio conoscitore del valore di lui. Fu anche buon rimatore e delle sue poetiche composizioni corsero manoscritte per le mani degli eruditi. Morto il cardinale Orsini l'Alchimia ne scrisse brevemente la vita, e con al¬cuni sonetti ne compianse l'amara perdita. La cennata Vita, di cui conservavasi copia dal su menzionato Tafuri, é del tenore seguente: Vita dell' Ill.mo e Reverendissimo D. Flavio Orsini Cardinale, composta e scritta da Gio. Battista Alchimia da Gravina nell'anno stesso, nel quale morì esso Cardinale. Parlarono dello Alchimia, oltre al su cennato Tafuri. Camillo Minieri-Riccio, il quale nelle Memorie storiche degli scittori nati nel Regno di Napoli lo chiama uomo molto dotto e buon rimatore del XVI secolo, e Padre Raffaele d' Addosio ne' suoi Illùstri letterati ed artisti della Provincia di Bari lo dice dotto in ogni disciplina, e specialmente nell' uno e nell' altro Dritto; fu eziandio poeta abbastanza elegante.

FEDERICO LUPIS. — Di famiglia appartenente all'ordine dei patrizi, visse nella seconda metà del secolo XVI con fama di uomo dotto e ,buon letterato. Sin dai suoi primi anni si dedicò con amore grandissimo allo studio delle umane lettere, e singolarmente della poesia italiana e latina. Niccolò Toppi parlando di lui nella sua Biblioteca napoletana lo appellò Dottore eminente, et in lettere humane erudito. Giano Pelusio, celebre poeta nato a Cotrone, gli dedicò la seguente iscrizione, quale si legge nel libro III delle sue Poesie :
In urna Lupus hac jacet, Viator Summa praeditus eruditione
Sacri Juris, et artium bonarum,
Pro morum bonitate, quoque casta
Vita Moconiis modis canenda
Omni digni honore, dignus hanuos
Senis vivere Nestoris trecentos
Sed crudelia fata etc.

GIOV. ANTONIO LUPIS. — Forse fratello al precedente, fiorì nella seconda metà del secolo XVI e fu giureconsulto e poeta di qualche merito. Giov. Bernardino Tafuri parlando del Lupis o Lupi nel vol. III, parte III, pag. 190 e 191 dell' Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli, dice : « che seco portò in dono dalla natura ingegno non mediocre per ben apprendere le belle lettere, ed una somma inclinazione della volgar poesia, nella quale produsse parecchi componimenti, delle quali solamente alcuni fatti in lode di D.A Giovanna Castriota Carafa viddero la pubblica luce, degli altri non sappiamo dar conto ». Ebbe il Lupis stretta familiare corrispondenza con Tommaso Costo, ed infatti nel libro delle .Lettere di esso Costo ve ne sono quattro al Lupis indirizzate, da una delle quali, ch' è la terza in ordine del libro IV, si rileva ancora di essere egli stato amico di Scipione de' Monti da Corigliano, molto versato nelle lettere e nelle lingue e gran capitano in que' tempi. Inoltre meritò le lodi del celebre poeta cotronese Giano Pelusio, che di lui ebbe a cantare :
O qui tamen faciles novem Sorores
Habes, Mercuriumque, Apollinemque Antonii, arbitrio ut tuo viretis
Possis ex Heliconis volare
Ad Civilia jura: et inde lactus
Cum caepit satias, redire ad undas
Pontis Bellerephontidos.…
Di Giov. Antonio Lupis si trova pure ricordo alla pag. 345 della Biblioteca napoletana di Niccolò Toppi, ed alla pag. 185 delle Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli scritte e pubblicate in Napoli nel 1844 da quel dotto ed erudito scrittore che fu il comm. Camillo Minieri-Riccio, nostro rispettabile ed onorevole amico. Fu il Lupis socio dell' Accademia de' Ravvivati ,di Bologna, come ci fa conoscere il gesuita Francesco Saverio Quadrio nel vol. II, pag. 519 della sua Storia e ragione d' ogni letteratura. Ignoriamo la sorte capitata a' lavori poetici dell' egregio poeta gravinese. Vogliamo sperare che i fortunati possessori vogliano metterci in grado di farne, quando che sia, più ampia ed esatta rescensione.

ANTONIO ERMANNO GOGAVINO. -- Visse nel secolo XVI, e fu uomo di grandissima erudizione e straordinaria cultura. Sin da fanciullo si applicò di proposito al culto delle migliori scienze, precisamente filosofiche e mediche, nelle quali divenne, mercè una indefessa applicazione, così dotto e perito, che dopo averne con applauso ricevuta la laurea, le professò nelle migliori città d' Italia. Non contento di essersi applicato nella filosofia e nella medicina, volle anche attendere alle matematiche ed alla cognizione delle diverse lingue, e l'una e le altre in breve tempo ap¬prese cosi bene, che poté francamente andare del pari co' primi letterati di quel tempo, dalli quali finché egli visse fu tenuto in sommo conto e stima. Di lui e delle sue opere parecchi reputati scrittori fanno lodevole menzione, tra' quali possiamo notare Giorgio Mattia Konigio nella pag. 351 della Biblioteca vetus, et nova, Corrado Gesnero nella sua Biblioteca, Giovanni Giovane di Grottaglie nell' opera De antiquitate, et varia Tarantinorum Fortuna, lib. III, c. III, parlando del Tarantino Aristossene, il quale fiori 335 anni prima di Cristo e fu discepolo di Aristotile; Gio. Alberto Fabricio in più luoghi della Biblioteca greca, precisamente quando fa menzione di Aristossene, di Teone di Smirne, di Aristotile, e di altri. Ad Antonio Ermanno Gogavino, da Gravina, si da il merito di aver primo volto dal greco in latino le opere classiche di Aristossene Tarantino e di ClaudioTolomeo egiziano, nonché un frammento di Aristotile, pure alla musica relativo. L' edizione va sotto questo titolo: Aristoxeni Musici Antiquiss. Harmonicorurn Elementorum libri III CL. Ptolemaci. Harmonicoruna, sen de Musica, libro III, Aristotilis. De obietto Auditus ,fragmentum ex Porphyrii commentariis. Omnia nunc primum latina conscripta ed eredita ab Ant. Gogavino. Venetiis, Apud Vinc. Valgrisium, 1562, in 4.° di pag. 166 numerate, ed una carta bianca in fine. Non è poi vero quanto scrive Lichtenthal, che p. Martini possedesse una seconda edizione veneta del 1572, scambiandosi per errore tipografico con l'altra 1562. E questa ebbe fra mani il Martini, siccome può rilevarsi da più luoghi della sua dotta opera. Ed era appunto un esemplare proveniente dalla biblioteca del cav. Ercole Bottrigari (1531-1612), sapientissimo letterato e musicista. Quell' esemplare, grandemente prezioso perchè tutto postillato di mano del Bottrigari, porta dopo l' intestazione: « nunc demum summo studio, ingentique labore, ac vigiliis ab Hercule Buttrigario, etc. mendis innumerabilibus, quibus scadent, et penitus fere deformati circumferuntur, expurgati, ad legitimam formam sunt restituti ». Infatti molti autori. s' accordano nel1' osservare che la versione del Gogavino è monca ed infedele, o perché — essi avventono — non fosse molto innanzi nello studio del greco, o perchè si servisse di un cattivo manoscritto. Ad ogni modo gli resta 1' onore di avere col suo tentativo aperto la via al Meursio, al Meibonico, il quale superò i primi due, ed a Iohn Wallis che ridusse a miglior lezione il testo di Tolomeo. Afferma parimenti cosa non vera il traduttore del Viaggio di Amicarsi del Barthe¬lemy annotando che il Gogavino pubblicasse in italiano e greco l' Armonico di Tolomeo. Un'altra particolarità sfuggita al Lichtenthal é che il Gogavino tradusse eziando da Teone Smirneo filosofo platonico il trattato De Arithmetica et Musica, da Corrado Gesner citato nella Biblioteca, ma che non fu messo a stampa, come vuole il Fabrìcio. Di Antonio Ermanno Gogavino. che fu molto amico di Giuseppe Zarlino da Chioggia, uno dei restauratori della musica, oltre a' su citati scrittori, ne fanno di lui chiara ed onorata menzione Giov. Bernardino Tafuri nell'Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli, vol. III, parte II, pag. 169 a 171, Matteo Barbieri nelle Notizie istoriche dei mattematici e filosofi del Regno di  Napoli, pag. 93; e finalmente Camillo Minieri-Riccio, il quale nelle più volte citata opera delle SYlemorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli chiama il Gogavino dotto nella filosofia e nella medicina, versatissimo nelle matematiche e nelle lingue antiche, e che fece molte erudite e dotte traduzioni dal greco. Parlò anche di lui l' egregio M. A. Bellucci in un suo articolo dal titolo I Musicisti baresi che nel luglio 1885 vide la luce su la Rassegna Pugliese, di cui noi ce ne siamo molto giovato in questo cenno.

ANNIBALE MOLES. — Celebre giureconsulto, nacque, secondo ci fa sapere l' erudito Lorenzo Giustiniani ed altri, a Gravina e non in Napoli, come vuoi darci a credere Niccolò Toppi a pag. 22 della sua Biblioteca napoletana, e fiori nel secolo XVI. Appartenne ad illustre famiglia originaria di Spagna, e di molta distinzione. I suoi genitori si chiamarono Francesco Moles e Beatrice Tolosa napoletana. Suo padre esercitò per qualche tempo I' ufficio di Percettore nella Provincia di Bari. Annibale recatosi in Napoli ili gio¬vane età, non tralasciò ogni mezzo per acquistare buone cognizioni, ma poi si dedicò alla giurisprudenza. Non appena che ne intraprese l' esercizio, fu ben conosciuto per giovane di abilità somma, e di una grande aspettazione. Infatti occupò uno de' mi¬gliori luoghi tra' professori dell' età sua, e patrocinò con buon successo e con vantaggio. Indi a qualche tempo fu eletto Giudice di Vicaria, e nel 1561 occupò l'alto posto di Presidente della Regia Camera della Sommaria. In questo tempo egli incominciò a fare quella tanto decantata collezione delle decisioni di quel Tribunale, di cui di qui a poco faremo parola, e nell'anno 1573 fu inviato nella Regia Dogana di Foggia per riordinare gli sconcertati affari della medesima. Nel di 15 novembre del 1579 venne creato membro del supremo Consiglio d' Italia presso Fi¬lippo II in luogo del reggente Scipione Cutinario, onde, portatosi in Spagna, per parecchi anni vi si trattenne. Morto intanto Tommaso Agnello di Selerno, Reggente di Cancelleria in Napoli addi 10 giugno 1584, egli fe' ritorno in Napoli il di 19 luglio dell'anno susseguente, e fu surrogato alla di lui sede con privilegio de' 7 di marzo dello stesso anno 1585, sostenendo per qualche tempo anche le veci di Viceprotonotario. Mori il 12 di gennaio 1591, e fu seppellito con grandi onori nella chiesa de' PP. Predicatori di S. Spirito di Palazzo, ove, dopo circa sedici anni, apposero su la sua tomba la seguente iscrizione riportata da Cesare di Eugenio Caracciolo nella;,pag. 547 nella Napoli sacra e da Lorenzo Giustiniani nelle Memorie storiche degli scrittori legali del Regno di Napoli, vol. II, pag. 270. La iscrizione in parola é del tenore seguente:
ANNIBALI MOLES
IN TEGRITATE, ET GRAVITATE PRAESTANTI
IN PUBLICIS, ET MAXIMIS NEGOTIIS AGENDIS
IUREQ REDDENDO SUMMA CUM LAUTE VERSATO
A PHILIPPO II CATHOLICO REGE IN HISPANIA
AD SUPREMUM ITALIAE CONSILIUM COLLOCATO
MOX NEAPOLIM AD REGIA JURA TUENDA MISSO
QUOD ITA IN CUNCTIS OPTIME SE GESSERIT
UT MORTUUS TRISTE FUI DESIDERIUM RELINQUENS
IN POSTERUM MEMORIA SIT SEMPER VICTURUS
IULIUS MOLES
FRATRI CARISSIMO AMORIS MUTUI
AC MERITORUM CAUSA POS. M. DC. VII.
Il Moles scrisse non poco; ma tra le sue opere molto degna fu la di già accennata Collezione, la quale si ebbe per il migliore suo lavoro e per la più interessante ed utile, non meno per i professori del foro, che per gli stessi giudicanti, onde poter regolare gli affari del Tribunale della Regia Camera. Nove anni circa impiegò il Moles a questo suo lavoro, e portollo a compimento nel 1569. L' opera in parola va sotto il titolo : Dicisiones Supremi Tribunalis Regiae Camerae Summariae, Regni Neapolis, ecc. , Napoli, 1670 in fol. Scrisse pure due dotti responsi, il primo dei quali diè fuori nel 1579 e l'altro nel 1589, e furono pubblicati dal di lui figlio Tommaso giudice della G. C. della Vicaria, e con delle sue addizioni, e ne fece dedica a D. Diego de Vera, reggente della Regia Camera, col titolo: Responsa de legittima successione in Portugalliae Regnum pro Rege Catholico (Filippo II) et de successione Ducatus Britanniae pro Serenissima Infante He¬lisabeth. Napoli 1608 in-4.° Scrisse pure: Relationes, aliaque pura scitu dìgna de Regia Dohaga menae pecudum Apuliae, etc. In fine abbiamo del Moles: Notitia chro¬nologica circa passum sen pedagiumn huius Regni prohibitiones, limitationesque. Di Annibale Moles e delle sue opere ne fanno chiaro ricordo, fra' quali possiamo fra' primi menzionare Giulio Cesare Capaccio nell' opera inti-tolata: Il forestiere, Napoli 1584, pag. 579, Fabio Capece Galgota nel libro II delle Controversie, Niccolò Toppi nella Biblioteca Napoletana e nell'opera: De origine omnium Tribunalium, Napoli 1659 e 1666, Bernardino Rota nel libro Carmina, Napoli 1572, in4.°, pag. 57, Scipione Mazzella nella Descrizione del Regno di Napoli, Napoli MDCI, Pietro Giannone nell' Istoria civile del Regno di Napoli, Francesco Paolo Volpe nelle Memorie storiche, profane e religiose su la città di Matera, Napoli 1818, pag. 173, Lorenzo Giustiniani nelle citate Memorie istoriche degli scrittori legali del Regno di Napoli, vol. II, pag. 267 e 270, Camillo Minieri-Riccio nelle Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli, pag. 225, Giuseppe Gattini nelle Note storiche sulla città di Matera, Napoli 1882, pag. 110, e non pochi altri.

GIULIO MOLES. -- Fratello al precedente; vestì l'abito di Chiesa, e si acquistò fama di valente oratore sacro. Nel 1570, ad intercessione nel vicerè D. Giovanni Zunica, egli venne eletto a prelato di Altamura, dalla quale carica fu rimosso nel 1586, secondo ci fa sapere Francesco Terranova in uno suo Cenno storico della città di Altamura stampato in Napoli verso il 1859 nell' opera Il regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato. Del Moles non sappiamo altro.

GIOV. BERNARDINO PANDI. — Visse nel secolo XVI, e al dire del chiarissimo scrittore e bibliografo Camillo Minieri-Riccio egli fu un insigne giureconsulto. Fatti i primi studi in patria, si recò di poi in Napoli ove si dedicò alle discipline giuridiche, esercitando in seguito la professione di avvocato con molto grido. Nel 1560 egli fu nominato Governatore della città di Matera, e ne fu messo in regolare possesso il 30 maggio detto anno. Il Pandi non badò solo all' esercizio della professione, ma si dette ad illustrare e commentare dei sommi giureconsulti, e dette alla luce le seguenti opere :
1. Commentaria in Magnae Curiae Vicariae CLXII de praesentatione, et exequntiene instrumentiorum. Napoli 1556, in -4.°, che dedicò a Bernardo a Bolea reggente di Cancelleria nel Supremo Consiglio di Filippo II re di Spagna. Furono di poi riprodotti in Venezia nel 1599 col trattato di Marino Freccia De praesentatione instrumentorum, dalla pag. 421;
2. Commentaria super pragmaticam primam Regni Neapol. de judicio sommario. Neap. exudebat Matthias Cancer, 1555, in 8.0; e furono dedicati a Francescantonio Cil¬lano reggente di Cancelleria.
Il rinomato giureconsulto Rovito, che fu Presidente della Regia Camera, l' inserì poi nella sua collezione, e ritrovansi dalla pag. 162;
3. De dotario D. Ioannis Bernardini Pandi Gravinensis jurisconsulti celeberrimi, cum additionibus Francisci Pandi ejusdern fratris in duas partes distinctus. Neap. apud Horatium Salviatum, 1578, in-8.° di Giov. Be¬rardino Pandi parlarono con lode Bartolomeo Chioccarello nella pag. 102 del primo volume dell' opera De illustribus scriptoribus qui in civitate et regni Neapolis ab orbe condito ad annum usque MDCXXXXVI floruerunt, Bernardino Tafuri nel vol. III, parte III, pag. 10 e 11 nell' Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli, Lo¬renzo Giustiniani nelle Memorie istoriche degli scrittori legali del Regno di Napoli, vol. III, pag. 13 e 14, il su cennato Camillo Minieri-Riccio nella pag. 252 delle Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli, il conte Giuseppe Gattini nelle Note storiche della città di Matera, pag. 112, e parecchi altri.

FRANCESCO PANDI. — Fratello del precedente, fu, al dire del dotto ed erudito Camillo Minieri-Riccio, un insigne avvocato del suo tempo. Fu laureato in ambedue le facoltà legali, ed esercitò ugualmente che il suo fratello giurisprudenza in Napoli. Già demmo notizia come egli avesse scritto le addizioni a quell' opera intitolata De dotario, segnato nel n. 3.0 nel precedente articolo, ma oltre di questa abbiamo an¬cora : Tractatus Domini Francisci Pandi U. I. D. Gravinatis, de syndacatu ufficialium, quaestiones eius materiam concernentes. Neap., apud Horatium Svianum, et Caesarem Caeseris, 1585, in-80 Ne fece dedica a D. Giovanni Sances, e in 82 questioni che egli divide un tal trattato', tocca quasiché le principali cose in questa materia. La sua opera venne accompagnata da lodevoli composizioni di Ludovico de Antoniis, suo con¬sanguineo, e di Aurelio Porpora di Montalbano. Di Francesco Pandi ne fa onorata memoria Giov. Bernardino Tafuri nel vol. III, parte III, pag. 14 della Storia degli scrittori nati nel segno di Napoli, da Camillo Minieri-Riccio nella pag. 252 delle più volte menzionate Memorie, ed altri.

FRA PAOLO DA GRAVINA. — Visse nella seconda metà del secolo XVI, e professò 1' ordine dei Minori Osservanti di S. Francesco. Fu assai versato e dotto nella teologia, nelle divine scritture e nella filosofia, delle quali scienze fu maestro di gran fama, come ce ne fa fede Fra Bartolomeo da Lama nella Cronica de' Minori Osservanti Riformati della provincia di S. Nicolò. Fu eletto tre volte Ministro provinciale; la prima nel 1574; la seconda nel 1585. ed andato a Roma per il Capitolo Generale, ottenne la carica di Procuratore di Curia 1' anno 1587. Compito 1' ufficio e tornato in provincia, dopo pochi anni fu nel 1589 per la terza volta eletto Ministro provinciale in An¬dria, presente il Rev.mo P. Generale. Ma perché egli era decrepito, ridotto infermo, mori in Andria il 24 marzo 1599. Il Padre Guardiano Bernardino da Gra¬vina li 27 dello stesso mese ne trasportò il cadavere in Gravina. Concorse tutta la città, assistendo alli funerali. Fu sepolto dentro la Cappella del Sepolcro, in quel sepolcro ove sta scolpito un frate morto. Il nome del cennato frate si trova ricordato da Emanuele Merra nelle memorie storiche Il Convento e la Chiesa di S. Maria Vetera in Andria, pubblicate nel dicembre del 1895 nel vol. XII. n. IX della Rassegna Pugliese.

LUDOVICO MAIORANI. -- Nato di nobile ed illustre famiglia di Gravina, originaria di Provenza, secondo ci fa sapere Scipione Mazzella nella Descri¬zione del Regno di Napoli, detta dapprima Marogano, fiori nella seconda metà del secolo XVI. Entrò egli da giovanetto nell' Ordine distinto dei Canonici Re¬golari Lateranensi, in cui, perfezionando gli studi di lettere gin compiuti in patria, si rese poi celebre nella filosofia, nella teologia e nell'uno e nell'altro Dritto, scienze che molti anni insegnò in vari Collegi del 1' Ordine suo. I grandi meriti di quest'uomo insigne non furono solo nelle scienze; egli fu di una vita esemplarissima per la pratica costante di tutte le virtù. Onde il nome suo si ripeté lodato e benedetto e nella Corte regia e nella pontificia; e a proposta di Filippo II, il papa Gregorio XIII, che sel propo¬neva, lo elesse vescovo di Castellammare, ove, nel paterno suo regime, ampliò ed abbellì la Cattedrale e fondò un Cenobio di Padri Cappuccini. Morì il Ma¬iorani nel 1591, e lasciò diverse opere, siccome in seguito diremo. Il celebre erudito Niccolò Toppi nella pag. 186 della Biblioteca Napoletana, parlando del Ma¬iorani, lo appella uomo dottissimo; Francesco Lombardi nella pag. 165 delle Notizie della città e vescovi di Mol¬fetta lo chiama prelato molto noto per il grido del suo sa–pere, ed il Minieri-Riccio nella pag. 189 delle Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli lo dice rinomato nelle lettere. Di lui ne fanno pure onorata menzione il Permetto nell' Istoria Tripartita; il Rosito nel Liceo Lateranense, tom. I, pag. 519; Ferdinando Ughelli nel tom. VI dell' Italia sacra nella serie dei vescovi di Castellammare; il dottore Lionardo Nicodemo nelle Addizioni copiose all’accennata Biblioteca Napoletana del
Toppi, pag. 154; Giov. Bernardino Tafuri nel voi, III, pag. 376 nell' Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli; i1 Padre Raffaele d' Addosio nel Calentario per l'anno 1894, ed altri. Il Maiorani scrisse :
1.° Clypens militantis Ecclesiae, sen de vero Dei cultu libri tres ad Ca¬rolum IX Gallorum Regem Christianissimum. Roma, 1575. in-4.° La cennata opera fu ristampata nel 1589 col seguente titolo: Scutum Fidei, indest vere Catholicae atque Ortodoxae Religionis adversus haereticos, solidissima defensio, sen de vero Dei cultu libri tres. Antuerpiae apud Petrum Bellerum, 1589, in-8,°
2.° De optimo Reipublicae statu. Oratio ad Patres Concilio Tridentino. Roma, 1575, in-4° ; ed in Antuerpia, 1589, in-8.° La cennata opera si trova pure stampata nella Raccolta dei Concilii del Labbé, pag. 1857.

GIOVANNI CAMEROTA-ADORNO. --- Da nobile famiglia di Gravina, imparentata con quella degli Adorno di Genova, dove risplendeva fra le prime famiglie di parte ghibellina, nacque Giovanni verso il 1559. Entró fra' Gesuiti nel 1572, ove divenne dottissimo in quasi tutte le branche dello scibile. Insegnò in Napoli filosofia e teologia, e fu Prefetto degli studi. Fu Provinciale, e poi Teologo del P. Ge¬nerale dell' Ordine, e censore dei libri da pubblicarsi, e tenne questi ufficii per quasi venti anni; dopo di che, quasi a titolo di onorevole e ben meritato ri¬poso, passò Rettore della Casa Professa di Roma, e quivi morì a 7 febbraio 1644; nella avanzata età di 85 anni. Egli scrisse le seguenti opere:
1.° Calatogus quarumdam de Societate Iesu, qui pro Fide vel Pietate sunt interfecti ab anno 1549 usque ad annum 1603. Napoli, Longo, 1606, e Cracovia, Lob., 1606.
2.° Canti spirituali con le note musicali da cantarsi per la Dottrina Cristiana. Di questo insigne ecclesiastico ne parla, fra gli altri, 1' erudito Padre Raffaele d' Addosio nel suo Calentario biografico.

DOMIZIO CAMEROTA-ADORNO. — Fratello del precedente, nacque verso il 1562, e fu canonico teologo della Cattedrale di Gravina. E conosciuto per le seguenti opere:
Tractatum de septem Sacramentis novae legis. Napoli, 1610, in-4.° La cennata opera fu dedicata a D. Giovanni de Guevara arcivescovo di Salerno, regio Consigliere e Visitatore generale del regno di Napoli.
2.° Ercole in Bivio, commedia in verso volgare. Venezia, Antonio Turino, 1611, in-12.°
Di Domizio Camerota-Adorno ne fa ricordanza Niccolò Toppi nella sua Biblioteca N apoletana, pag. 331; Bartolomeo Chioccarello nella sua opera De illustribus scriptorihus, pag. 148; Camillo Minieri-Riccio nella citata opera delle Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli, pag. 4; Mariano d' Ayala a pag. 118 della sua pregiata opera Vite degl' Italiani benemeriti della libertà e della patria, ed altri.

NICOLA FRANCESCO LUPIS. — Fiori nella prima metà del secolo XVII, fu addottorato in Napoli nell' una e nell' altra legge verso il 1606, e si distinse molto nella milizia e nelle lettere. É ricordato da Luca Pomarici-Santomasi alla pag. 10 delle sue Note su gl' illustri gravinesi. Mori il Lupis verso il 1628.

ANTONIO SANTORO. — Visse nella prima metà del secolo XVII. Vestito 1' abito sacerdotale, salì il. 26 aprile 1610 alla dignità di vescovo e resse la chiesa di Petilia-Policastro sino alla sua morte, la quale avvenne nel 1629, secondo rapporta Ferdinando Ughelli nell' Italia sacra.

FRA PAOLO DA GRAVINA. — Fiori nella prima metà del secolo XVII, ed ignoriamo a qual Ordine si appartenesse. Da un vecchio manoscritto, che conservasi in Bari nella già Biblioteca d' Addosio, ri-leviamo che « Fra Vito da Gravina a 6 maggio del 1644 nel Convento di Taranto passò felicemente al cielo. Fu laico vecchio ed esemplare. Facendo la carità della cerca, non mai fu visto alzar gli occhi in faccia dei secolari, ma con grande umiltà domandava la limosina e passava. Era di tanta stima presso tutti, che tutti gl' infermi si raccomandavano a lui; e Iddio, ascoltando le preghiere del suo Servo, faceva avverare quanto predicava.
Da scrittori non furono annotate le grazie ottenute per mezzo di questo servo di Dio perché furono innumerabili. Concorse nella sua morte tutta la città di Taranto, edificata dal di lui buon esempioe santa vita ». Di lui null' altro é a nostra conoscenza.

PATRIZIO GENTILE. -- Visse nel secolo XVII, e fu chiarissimo letterato del suo tempo. Niccolò Toppi lo ricorda a pag. 347 della sua Biblioteca Napoletana. Il Gentile si appartenne a famiglia patrizia, la quale di poi da Gravina ritornò a far domicilio in Genova, secondo appunto ci fa sapere il Padre Fra Bonaventura da Lama nella Cronica dei Minori Osservanti Riformati della Provincia di S. Nicolò.

GIROLAMO BRUNO. -- Fiori nel secolo XVII, e fu celebre medico e filosofo. Fece parte dell' Accademia de' Ravvivati di Bologna, e di alcune sue Rime a stampa in lode di D.a Giovanna Castriota Carafa, duchessa di Nocera, ne fa ricordo il gesuita Quadrio nel vol.. II, pag. 515 della sua Storia e ragione d' ogni letteratura. Fa parimenti speciale ricordo del Bruno il dottor Niccolò Toppi alla pag. 92 della sua Biblioteca Napoletana, ed il Padre Bonaventura da Lama nella più volte citata Cronica dei Minori Osservanti Riformati della Provincia di S. Nicolò.

SILVESTRO MANZELLA. — Visse nel secolo XVII con reputazione di uomo assai dotto, ed esercitò i più alti uffici della magistratura cittadina. Si occupa moltissimo nella ricerca delle memorie patrie, delle quali lasciò una copiosa raccolta, ora al certo disperse distrutte da mano ignorante. Il Padre Bonaventura da Lama nella più volte cennata Cronica dei Minori Osservanti Riformati della Provincia di S. Nicolò, parlando del Manzella, lo denominò dottor celebre e scrittore accurato della sua patria, Affidiamo agl' intelligenti suoi concittadini gravinesi la cura nel rintracciare più ampie e meno dubbie notizie del Manzella e delle opere sue.

FEDERICO MININNI. -- Celebre medico e poeta nacque in Gravina il 14 giugno 1636, e furono suoi genitori Angelo Mininni e Ruffina d' Enrico, le cui famiglie sono descritte per nobili da Tommaso Costo nel suo Compendio della storia di Napoli dal 1563 al 1607. Applicatosi allo stato ecclesiastico sotto la di¬sciplina di D. Domenico Morano, prosegui il corso della grammatica e della umanità nel Seminario della sua patria, in tempo che la medesima veniva assediata da Matteo Cristiani, che sosteneva le parti del popolo tumultuante. Fu di poi istruito nelle leggi del canonico D. Antonio Martoro, e non solo ne sostenne in pubblico le conclusioni, ma s' incamminò alla difesa delle cause civili. Giunto da Napoli in Gravina il medico Giustiniano Maiorani, ammirando l'ingegno del Mininni, volle insegnargli la rettorica e le formole della filosofia di Aristotile. Apprese appena i primi precetti, e riconoscendo, che le filosofiche dottrine fossero più adatte al suo genio, abbandonò tosto lo studio delle leggi, dandosi di poi alla medicina, per la quale sentì vivo trasporto. Seguita intanto la morte del padre in Gravina, e sedati alcuni litigi, che travagliavano la sua casa, con affettuose raccomandazioni del Duca Ferdinando Orsini e della Duchessa della Tolfa, e per le persecuzioni di Nicolò Antonio di Tura che poi fu Vescovo di Sarno, si trasferì in Napoli nel 1654 in età di anni 19 per maggiormente perfezionarsi nella facoltà medica. Ivi accolto da Onofrio Riccio, insigne medico e professore nell' Università, vi ritrasse molto profitto, e si ricevé nel 1659 la laurea dottorale. In Napoli in breve tempo egli si guadagnò la stima di varii personaggi, ed in particolare di monsignor Giovanni Caramuele, il quale lo propose come professore di filosofia nell' Università di Padova. Appartenne a parecchie accademie letterarie e scientifiche, e molto si adoperò in vantaggio di quella degli Spensierati di Rossano, ove esercitò pria la carica di Censore, e poscia di Consigliere promotoriale. Scrisse e pubblicò per le stampe :
1. I regguagli festivi per la nascita del Serenissimo Principe
delle Spagne, Ode. Napoli per Roncagliolo 1658, in-4.0
2. Le `Poesie,
3. Il ritratto del Sonetto e delle Canzoni. Discorsi. Venezia per li Bértani 1678, ed in Napoli.
4. L' ambidestro.
5. Le meraviglie poetiche, Poesie.
6. Della buona e della mala imitazione.
7. De sternutatione.
8, La vita di Aristide orator greco.
9. Risposta agli effetti caritativi del Battista.
Fa onorata menzione di Federico Mininni la Biblioteca Ambrosiana, Nicolò Toppi nella Biblioteca Napoletana, Fra Bonaventura da Lama nella più volte cennata sua Cronica; e finalmente Giacinto Gimma ne' suoi Elogi accademici della Società degli Spensierati di Rossano gli consacra un lungo articolo biografico, pubblicando pure il ritratto in litografia del Mininni.

FRANCESCO ANTONIO PUNZI. -- Di Francesco Antonio Punzi o Punzio, uomo di chiarissima letteratura, al dire di Giacinto Gimma da Bari, si legge il seguente cenno biografico nel vol. VIII, pag. 241 dell' Italia sacra di Ferdinando Ughelli: « Franciscus Ant. Punzi, Gravinensis patritius, Aloysii et Laurae Orlandae filius, natus die 19 Augusti 1646, post egregiam scentiis omnibus novatam operam, in utroque jure lauream adeptam, Canonicus Gravinae, eiusdem Episcopi diu Vicarius generalis Eminent. Archiepiscopi Beneventani Ursini Auditor, Apostolicus posteu Spoletanae Ecclesiae in Umbria Vicarius, huius Ecclesiae die 14 Maii 1685 electus fuit Episcopus; sacratus autem ab Eminent. Cardinali Nerlio, et die 15 Iunii eiusdem anni per procuratorem iniit possessionem. Ecclesiasticam disciplinam continuo promovet verbo, et exemplo ; et ob id. anno 1692 dioecesanam habuit synodon typis etiam Beneventanis datam an 1694. Aedem principem in multis partibus refecit, et fere de integro exornavit. Cum in odaeo non esset exedra, e lignis Nuces affabre laevigatis, miraque arte concinnatis formatam voluit, ut et etiam suggestum.... ». Il Punzì è ricordato da Pompeo Sarnelli a pag. 27 delle sue Memorie de' Vescovi di Bisceglie, da Giacinto Gimma a pag. 332 della parte 1° degli Elogi accademici della Società degli Spensierati di Rossano, da Fra Bonaventura da Lama nella più volte citata Cronica de' Minori Osservanti Riformati della Provincia di S. Nicolò, dal Cav. Giuseppe Zigarelli a pag. 82 del vol. II della sua erudita Storia della cattedra di Avellino e de' suoi Pastori, da Luca Pomarici-Santomasi nelle sue Note sugl' illustri gravinesi, e da altri.

DOMENICO LUPIS. – Fiorì nella prima metà del secolo XVIII, e fu medico di molto grido. È ricordato dal Padre Bonaventura da Lama nella cennata Cronica. Ebbe per moglie una tale Perna Lombardo di Mon-tepeloso, la quale a' 27 febbraio 1656 lo fece padre di un Nicola Francesco, il quale si addisse allo stato ecclesiastico e poi nel 1681 venne addottorato in Napoli nell' una e nell' altra legge.

FEDERICO PUNZI
. — Fu coetaneo del precedente, e parimenti medico di professione di molto grido. È ricordato con onore dal menzionato Padre Bonaventura da Lama.

GIUSEPPE CALDERONI. — Di nobile ed illustre famiglia di Gravina, ricordato da Biagio Aldimari nella Raccolta di varie notitie historiche non meno appar¬tenenti all' historia del Summonte, che curiose, fu chiaris¬simo letterato fiorito tra la fine del secolo XVII e principio del seguente. Appartenne all' Accademia degli Ottenebrati di Napoli, e nel 1683, per i suoi grandi meriti letterarii, fu nominato Principe della stessa. Di lui abbiamo una diceria in morte del Car¬dinale Ricci, che fu pubblicata nella Nottola piangente per la morte del Cardinale Michelangelo Ricci nell' Acca¬demia degl' Illustrissimi signori Ottenebrati, stampata in Napoli nel 1683 in-12.° Del Calderoni si fa ricordo da Lorenzo Giustiniani alla pag. 54 dell' opera Breve contentezza delle accademie istituite nel regno di Napoli. Napoli MDCCCI. Di lui null'altro è a nostra conoscenza.

DONATANGELO LETTIERI. - Di cospicua famiglia di Gravina visse nella seconda metà del secolo XVII, e fu figliuolo di Francescantonio Letteri e di Tommasina Santoro. Scelse la carriera ecclesiastica, come più confacente alla sua indole, fu dottore nell'uno e nell'altro dritto, salì alla dignità di Arcidiacono del Capitolo Cattedrale di Gravina e fu Vicario ge-nerale del Vescovo Fr. Marcello Cavalieri, carica che tenne con molto onore. Fu uomo di molte lettere, ed oratore sacro di fama non comune e si rese gran-demente benemerito della sua patria per aver nel 1700 donato i non pochi suoi libri alla pubblica Biblioteca fondata da monsignor Domenico Cennini di Siena, vescovo di Gravina nel 1686. Di Donatangelo Let¬tieri si fa ricordo nella Cronica de' Minori Osservanti Riformati della Provincia di S. Nicolò scritta dal Padre Bonaventura da Lama. Lasciò il detto Lettieri alquanti suoi scritti, fra' quali alcune Note storiche su le antiche famiglie nobili fiorite in Gravina, note che poi an¬darono disperse o distrutte. Abbiamo inoltre di lui un breve lavoro su la Fondazione della città di Gravina, compilato nell' anno 1680, che manoscritto si con¬servava pochi anni or sono dal suo pronipote Fran¬cesco Fracchiolla-Lettieri fu Antonio.

VINCENZO M. ORSINI-BENEDETTO XIII. — Era egli dell' illustre famiglia degli Ursini od Orsini. Questo illustre personaggio, che taluni impropriamente dissero romano, sappiamo da Giacinto Gimma negli Elogi accademici della Società degli Spensierati di Rossano, che scrisse la vita sua fin da quando 1' Orsini era Cardinale, di esser nato in Gravina il 2 febbraio del 1649, e di essere stato figlio primogenito di Ferdinando Orsini e Giovanna della Tolfa-Francipani, duchi di quella città e principi di Solofra ; e di aver ricevuto il nome di Pier Francesco. che cangiò poscia in Vincenzo Maria quando in Venezia vestì le lane domenicane. Completato in patria il corso delle umane lettere studiò logica sotto gl' insegnamenti di Nicolò Antonio da Tura, allora segretario del Duca Ferdinando Orsini suo padre, che poi fu Vescovo di Sarno, ed imparò fisica dal P. M. Giacinto Ferrari della Religione Domenicana della terra di S. Marco dei Cavoti. che scorgendo in lui un' efficace volontà di prender i' abito di quel suo Ordine, l' animò consigliandolo a portarsi in Lombardia per isfuggire gli ostacoli. con cui l'avrebbe la madre senza dubbio impedito. Frequentò l' Accademia dei Famelici, la quale prese ad impresa un orso che non cura i pungilioni delle api per mangiarsi il miele, che fioriva in que' tempi in Gravina. e da Principe della medesima si fe' con applauso udire pia volte, recitando varie orazioni e componimenti. Ma seguita la morte di D. Ferdinando suo genitore, gli bisognò applicarsi ai governo dello Stato, in cui era succe¬duto. Indi a poco per secondare la sua vocazione, mostrò d' intraprendere il viaggio d' Italia. Si recò a Venezia, ove giunto vesti nel Convento di S. Domenico l'abito domenicano nel giorno di S. Chiara nell' anno 1667. Compassionevoli furono le lagrime dei suoi dipendenti in Gravina, grande anche i lamenti della madre e dei Duchi di Bracciano, la cui successione sperar dovea; perloché richiamato in Roma da Clemente IX per iscovrire la sua volontà, parlò egli con tali sentimenti di spirito, che quel Sommo Pontefice un proposito così ottimo confermando, come dice il cennato Gimma, gli fe' dispensa di sei mesi di noviziato. Seguita la rinunzia della primogenitura fatta a D. Domenico suo minor fratello, dopo la ferma risoluzione di ritirarsi ne' Chiostri, si videro pubblicati dalle stampe gli Applausi della Fama, poesie di monsignor di Tura, il quale con metaforvosi alfabetarie scherzando anche ingegnosamente nel nome, spiegò in uno degli anagrammi ; che Dominus Domnus Petrus Franciscus Ursinis, genere Romanus, Gravi¬nensium Dux decimus contenea per mezzo della sola trasposizione delle lettere: F. Vincentius Maria Ord. Pred. Novum Sidus Gusmanum nunc surgens Rosis ex Mundi recessu. Proseguì i suoi studi in Bologna, continuò la metafisica sotto il P. M. Santini da Iesi, e la teolo¬gia sotto il P. M. Petrobeili da Brescia e il P. M. Vincenzo da Venezia. Mandato a Napoli, sostenne pubbliche conclusioni; intervenne a' Comizii Provin¬ciali di Bologna e Venezia, e vi tenne discorsi; e in quest' ultima città con Decreto Senatorio del 18 feb¬braio 1671 fu ascritto al Libro d' Oro insieme col Duca suo fratello. Ebbe la cattedra di Filosofia a Brescia. ove recitò 1' elogio funebre del Cardinale Antonio Barberini. Predicava a Bologna la Quaresima nel 1672 quando lo stesso P. Generale gli portò il Breve di Clemente X. che lo nominava Cardinale, e non valse l'andare a Roma per rinunciarvi. Successivamente fu Vescovo di Manfredonia. di Cesena, e finalmente nel 1685 arcivescovo di Benevento. In quest'ultima città, nel di 5 giugno 1688, un terremoto gli minacciò la vita; la scossa fu tale, che rovesciò una parte del palazzo arcivescovile; un gentiluomo, che gli stava dappresso, fu schiacciato. Il prelato venne precipitato Ball' appartamento secondo sino alla volta della can¬tina, dove alcune canne (sonò queste le parole dello storico) s' incrocìcchiarono, cadendo, e formarono una specie di volta, che lo salvò. A capo di un' ora e mezza giunsero a ritrarlo dai rottami, ed il giorno stesso predicò col SS. Sacramento alla mano. Benevento fu riparata ed abbellita per le sue cure. In omaggio alle sue grandi virtù alla morte di Inno¬cenzo III fu eletto papa il dí 29 maggio 1724, pi¬gliando il nome di Benedetto XIII. Egli portò sulla Sede pontificia virtù che onorano la sua memoria. Voleva con tutta sincerità por fine alle turbolenze allora suscitate. Con un breve del di 6 novembre 1724, diretto a tutti i professori dell' Ordine di S. Do¬menico, nel quale altamente approvava la dottrina dei Tomisti sulla grazia e sulla predestinazione, si adopera di giustificare la bolla dì Clemente XI dal rimprovero fattole di nuocere alla dottrina dì S. Tomaso e dì S. Agostino. Un anno dopo, nel 1725, tenne a Roma un concilio, nella quinta sezione del quale venne trattato della costituzione Uni enitus. Ne fu fatta la lettura, e venne inserita negli atti del concilio. Benedetto XIII tornò ancora sopra tali ma¬terie, e sempre difendendo la dottrina dei Domenicani sulla predestinazione gratuita e sulla grazia efficace nella sua bolla Pretiosus, un' altra ne emanò, di cui apertamente si dichiara per la costituzione. Quest'ul¬tima bolla fu in seguito occasione, in Francia sopratutto, di persecuzioni, e nondimeno nulla era più contrario alle sue pacifiche intenzioni. Benedetto XIII era amico del cardinale Noailles e gli aveva promesso un breve d'approvazione di dodici articoli spiegati in una lettera di quel prelato, e che dovevano porre fine a tutte le contese; ma sembra che una segreta opposizione dei costituzionarii impedisse 1' effetto di si ottima intenzione. L'incerta ed enimmatica condotta di Benedetto XIII in quelle circostanze non dipen¬deva da mancanza di sincerità, ma da una cieca fi¬ducia in persone che non la meritavano. Il cardinale Coscia ne abusò in guisa scandalosa. Alla morte di Benedetto il popolo voleva mettere a brani quell'in¬degno ministro. Clemente VII lo fece processare, venne chiuso in Castel Sant' Angelo, ne di là usci che sotto Benedetto XIV, che lo esiliò a Napoli, dove morì satollo di oro e coperto di obbrobrio. Benedetto XIII, nel 1729, pubblicò un breve per autoriz¬zare la leggenda di Gregorio XII, nella' quale le intraprese di questo papa sopra i diritti temporali dei sovrani erano preconizzate. Tale breve, che si legge nel Bollarium romanun edizione di Lussemburgo, tomo X, provò grandi contraddizioni e fu rigettato dalla maggior parte delle chiese d' Europa. Benedetto XIII, dopo essere vissuto dapprima in buona intelligenza con la Corte di Vienna, la quale gli aveva restituito Commacchio, di nuovo si disgustò con essa, in pro¬posito dei ducati di Parma e Piacenza, ch' ei preten¬deva dipendere dalla santa Sede, mentre il gabinetto di Vienna ne disponeva come feudi dell'Impero. Tale contesa, che da lungo tempo pendeva, restò allora indecisa. Benedetto XIII morì il 21 febbraio 1730 in età di 81 anni, dopo un pontificato di cinque anni ed otto mesi. Non si. può che commendare la sua pietà, virtù e zelo per la religione e la liberalità sua verso i poveri. Mancò per altro di giusto discerni—mento nella scelta dei suoi ministri e di fermezza nell' esecuzione dei suoi disegni. Nulla pareggiava la dolcezza sua e la sua umiltà. Amo, diceva Benedetto XIV, la bonarietà di Benedetto XIII, che fece perfino retrocedere la sua carrozza in Roma stessa, onde non aver lite con un gentiluomo romano. Abbiamo di Be¬nedetto XIII numerose opere, le quali furono elencate da Giacinto Gimma dalla pag. 333 a 335 della parte prima della sua opera Elogi accademici della Societa degli Spensierati di Rossano. La sua vita poi fu scritta in latino da Alessandro Borgia, arcivescovo di Fermo, e dedicata a Benedetto XIV (Roma 1741, in-4.°).


CLAUDIO BENCHI. — Visse nella prima metà del secolo XVIII, e fu buon letterato e poeta del suo tempo; appartenne a famiglia di origine spagnuola e verso il 1688 egli venne addottorato in Napoli nell' una e nell' altra legge. Un suo Sonetto sta in fronte al Compendio cronologico delle vite degli Arcivescovi Baresi di Francesco Lombardi. Il Benchi é ricordato da Camillo Minieri-Riccio alla pag. 20 delle Notizie biografiche e bibliografiche degli scrittori napoletani fioriti nel secolo XVII i cognomi dei quali incominciano con la lettera B. Egli ebbe per moglie Grazia Nicola de Ecclesiis, la quale nel 10 gennaio 1695 lo fece padre di un figlio a nome Michele, il quale a sua volta, nel 1718, fu addottorato in Napoli nell' uno e nell' altro dritto. Noi confidiamo che i suoi concittadini, fra i quali vi sono giovani di valore, non vogliano tralasciare intentata alcuna indagine sia circa la vita del Benchi, sia sulla sorte delle sue poetiche composizioni.

GIUSEPPE VITO D' ERARIO. — Sacerdote da Gravina. fiorì nella prima meta del secolo XVIII. Fatti i primi studi in patria, li completò nell' Archi-ginnasio della Sapienza di Roma, ove il 15 marzo 1709 venne con grande plauso addottorato nell' uno e nell' altro dritto. Le vaste cognizioni scientifiche e letterarie che egli possedeva, lo fecero salire in fama di uomo profondamente erudito e gli accreb¬bero la stima, che già altissima godeva, nella città natia e fuori. Di lui null' altro é a nostra conoscenza che lo possa meglio illustrare.

BENEDETTO MORGIGNI. -- Fiorì nella prima metà del secolo XVIII, e da Canonico della Catte¬drale di Gravina fu nominato Arciprete mitrato della Chiesa di Terlizzi dal 19 di settembre 1728 al 1740. Resse con somma moderaione, bontà e dispendio detta Chiesa, e meritò la stima e la considerazione dei dotti dei suoi tempi. Fu molto protetto dal Cardinale Finy, ed ebbe egli a sostenere lunghi litigi giurisdi¬zionali con F. Giacinto Gaetano Chiurlia, allora vescovo di Giovinazzo, secondo rileviamo da carte e documenti che conservansi nel nostro privato Archivio. Ebbe a suo Vicario in Terlizzi il suo concittadino il canonico D. Antonio Maiorani, persona molto colta e dottore nell' una e nell' altra legge. È ricordato il Morgigni dal nostro amico il fu barone Luigi Marinelli-Giovene alla pag. 324 delle sue Memorie storiche di Terlizzi, pubblicata in Bari nel 1881 pe' tipi Cannone.


DOMENICO MARCHETTI. -- Visse nel secolo XVIII, e godette al suo tempo una certa celebrità come compositore di musica. Abbiamo di lui molte composizioni, tra le quali un Inno a S. Michele, protettore di Gravina. È ricordato da Luca Pomarici-Santomasi nelle sue Note degli Illustri Gravinesi.

GIACOMO MARCHETTI. -- Fratello al precedente, fu celebre nel saper suonare con somma arte e maestria il violino. È ricordato dallo stesso Luca Pomarici-Santomasi nelle cennate Note.

FRANCESCO ANTONIO FINY. — Fu uno dei più belli ingegni di cui si onori Gravina della quale é originario, e la città di Minervino, patria della madre, nella quale nacque alli 6 di maggio 1669, figlio del dottor fisico Angelo da Gravina. Fornito di grande ingegno, dice Giuseppe Zigarelli nel vol. 2.°, pag. 81della Storia, della cattedra di Avellino e de' suoi Pastori, di meravigliosa memoria, e adorno di prudenza oltre la sua età, abbracciò lo stato ecclesiastico, e dopo di aver studiato la teologia, ne prese la laurea dottorale, tenendo anche nella medesima scienza delle reiterate conclusioni innanzi a valentissimi prelati. Per queste doti e per le raccomandazioni del Vescovo di Gra¬vina F. Marcello Cavalieri dell' ordine dei pp. Pre-dicatori, da cui ricevé la tonsura, venne accolto dal Cardinale Orsini in Benevento a maestro di camera. e ad aiutante di studio e segretario nelle cose eccle¬siastiche; e con tale ultima qualità scrisse egli la più parte dei dotti sinodi diocesani e concilii provinciali celebrati in quella metropolitana dal porporato me¬desimo; come pure i capitolari dell' insigne capitolo di Benevento, che vennero ancor quivi pubblicati nel 1695. Inde il Finy fu ammesso tra i beneficiati ov¬vero mansionarii di quella metropolitana, poscia tra' canonici, quindi investito della dignità di primicerio, finalmente dell' altra di arciprete della metropolitana medesima, non che di visitatore dell' archidiocesi, di Vicario delle religiose claustrali, di protonotario apo-stolico e di abate di S. Maria a Faiali, e vacata si¬milmente la sede avellinese e frigentina per la morte di Pietro Alessandro Procaccini nel 1722, lo propose 1' Orsini a Papa Innocenzo per la stessa, venendovi preconizzato nel concistoro del 6 luglio dell' anno medesimo. Il suo regime, continua a dire il cennato Zigarelli, fu paterno e glorioso, dappoiché con rara prudenza, sommo senno, scelta dottrina ed estraordi¬naria carità verso de' miseri e degli infelici la resse. giovando anch'egli non poco quel duomo, come dalle varie armi che tuttora vi si scorgano, consistenti esse in due fasce nere con profilo bianco, poste a modo di croce, e nel mezzo un picciolo scudo cilestre con léone rosso ed altra fascia d' oro a traverso, e final-mente un quadrato bianco con rosa anche d'oro nel centro. Mancato ai vivi Papa Innocenzo XIII nel 17 marzo 1724, e succedutogli nel 29 maggio seguente il ripetuto Orsini col nome di Benedetto XIII, il quale per quanto avea mostrato di ripugnanza nell' ussumere la dignità pontificale, altrettanto esattis¬simo scorgeasi nel compiere pienamente i doveri: egli il Finy non trascurò dì recarsi in Roma a fine di esternare le più umili e riverenti congratulazioni al suo incomparabile benefattore, esser presente insieme alla sua solenne incoronazione, avuta luogo nel 4 dell' immediato giugno. Dietro di che il novello pontefice non gli permise di far più ritorno alla sua chiesa, anzi, ritenendolo presso di sè nel palazzo Vaticano, e promosso dopo il prelato, poi cardinale, Niccolò Maria Lercari di Genova al posto di segre¬tario di Stato, surrogollo in suo luogo nella carriera di maestro di camera; meritando di conseguire pari-menti dal Papa il titolo di Arcivescovo di Damasco, e ciò nel 20 dicembre dell' istesso anno 1724, assu¬mendo pure il Finy le funzioni di segretario nel concilio tenuto dopo del giubileo del 1725, nella cui quinta sezione trattato venne della costituzione Uni¬genitus, che poi inserita rimase ne' suoi atti. Nè sol questo: con altri onorevoli e distinti uffici nella corte romana, adoperato venne negli affari di Stato di maggior rilievo, in guisa che, resosi sempre più ac-cetto a Benedetto XIII, non mai dipartissi dal suo fianco; e perciò, rinunciata la chiesa avellinese e fri¬gentina a monsignor Fra Cherubino Tommaso Nobilione, e coll'annua pensione di scudi 1000 che poi per un biennio e più rimase in pro della cattedrale di Avellino, pe' restauri a farsi dietro lo spavente¬vole terremoto .del 1732; venne egli a' 9 dicembre 1726 creato cardinale presbitero di S. R. C., e, come in segno di suo maggiore affetto, conferigli anche il pontefice il suo antico titolo di S. Sisto, pubblican¬dolo quindi nell'altro concistoro del 26 gennaio 1728. Decorato cosi il Finy della sacra porpora, e tra gli altri titoli cardinalizii in prosieguo facendo ancor passaggio a quello della Basilica di S. Maria in Trastevere, cui immensi beneficii non lasciò egli d' impartire, venne tosto ascritto alle congregazioni del Santo Ufficio, del Concilio, de' sacri riti, delle indulgenze, dell' esame de' vescovi, ed altre molte, e col carico pure di Pro-Uditore, vacato. per la morte dell' insigne prelato Pitonio. Avvenuta la morte di Benedetto XIII al 21 febbraio 1730, e sopravvenuti de' rovesci, non mancò il Finy di essere avvolto nella calunnia, perciocché fu creduto di essere stato uno di coloro che sotto il pontificato di Benedetto XIII abusarono della sua grazia e benevoglienza. Ma esaminate le sue accuse da una speciale Congregazione creata dal Papa successore, Clemente XII, e composta essa di ragguardevoli eminentissimi, cioé Corradini, Pico della Mirandola, Imperiali, Banchieri e Porzio, una col segretario monsignor Fiorelli, risultò il Finy del tutto innocente. In seguito il Finy intervenne non solo al conclave dell' anzidetto Clemente XII, ma anche a quello del suo successore BenedettoXIV, nelle cui mani rassegnati spontaneamente tutti i be¬nefizii che dalla liberalità e munificenza di Benedetto XIII gli erano stati conferiti, ritirossi in Napoli, ove menando una vita privata ed esemplare, nell' età di anni 74 non compiuti trapassò il di 4 di aprile 1743, venendo da tutti compianto, e segnatamente dai poveri di cui fu sempre conforto ed aiuto; come pure dalla stessa città di Gravina, per aver voluto quivi fondare verso la metà del secolo XVIII una pubblica biblioteca, ricca di oltre duemila volumi. Il cardinale arcivescovo di Napoli, Giuseppe Spinelli de' marchesi di Fuscaldo, suo esecutore testamentario, dopo di aver adempiuto tutti i legati pii ai quali volle esclu¬sivamente addetta la propria eredità, e tra essi un gran calice di argento con coppa dorata per la cattedrale di Avellino donatogli dallo stesso Benedetto XIII nel 1729, gli eresse magnifico monumento con la seguente iscrizione nella chiesa del Gesù Nuovo ; osservandosi sul medesimo anche la sua effigie in un medaglione a rilievo :

FRANCISCO ANTONIO S. R. E. CARD. FINIO
ABELLINATIUM EPISCOPO ARCHIEPISCOPO DAMASCINO
PROLIXA IN PAUPERES BENEFICENTIA
SUPRA CETERAS VIRTUTES ILLUSTRI
QUI BENEDICTO XIII INTIME CARUS
UBI OPERAM EI SUAM IN CONCILLI ROMANI SECRETIS
PLURIBUSQUE PONTIFICALIS NEGOTIIS
SATIS PROBASSET
AULAE PONTIFICIAE AB EO PRAEPOSITUS
AC POSTREMO ROMANA PURPURA COHONESTATUS
EIDEM PRO AUDITORE ADSEDIT
VIXIT ANNOS LXXIII MENS X DIES XXIX
OBIIT NEAPOLI PRIDIE NON. APRIL.
ANN. MDCCXXXIII
HUIC JOSEPH CARD. SPINELLUS ARCHIEP. NEAPOL.
HERES FIDUCIARIUS AB EO SCRIPTUS
POST EROGATUM EX EIUS MENTE
ASSEM TOTUM IN PIOS USUS
MONUMENTUM POSUIT.

GIACINTO NICOLA LETTIERI. -- Nipote all'arcidiacono Donatengelo Lettieri, di cui più sopra ab¬biamo tenuto parola, nacque in Gravina circa il 1690 da Bonaventura e Lucrezia D' Erario. Si segnalò molto ai suoi tempi per militari e civili bravure, mostrando possedere gran coraggio e acutezza di mente. Papa Benedetto XIII lo ebbe in grandissima estimazione di savio ed onesto, e. per il suo sapere, e per le buone sue qualità, con Breve dei 13 febbraio 1727 lo nominò Conte palatino e Cavaliere dell' aurata milizia o dello Sperone d' oro, con gli annessi privilegi, onori, prerogative ed insegne. Egli ebbe per moglie Anna Antonia Ferrati. Di lui null' altro é a nostra conoscenza.

TOMMASO LETTIERI. -- Fratello al. precedente. Abbracciò la carriera ecclesiastica e pose ogni sua cura nello studio delle lettere italiane, greche e latine. Non contento però delle acquistate cognizioni e desiderando sempre progredire nella via del sapere, si diede allo studio delle leggi civile e canoniche e ne consegui in ambedue la laurea dottorale nell' Università della Sapienza in Roma. Nel 27 marzo 1731 egli meritò di essere elevato a1 posto di Protonotario apostolico. Fu canonico della Cattedrale di Gravina, e sostenne con onore uffici delicati. Di questo illustre gravinese, che passò qualche tempo in Napoli amato rispettato da' dotti di quella stagione, non c' è riu¬scito di conoscere altre notizie biografiche.

MATTEO EGIZIO. - Non si può togliere a Gravina il vanto di annoverare fra i suoi più illustri cittadini questo insigne letterato del secolo XVIII, sebbene egli sia nato in Napoli il 23 di gennaio 1674 da un padre. che era della città di Gravina, e serviva in. qualità di agente la ricca vedova D.a Maria Milano dei Principi di Ardore. Con accuratezza Matteo studiò le umane lettere, e nelle greche ebbe a maestro il famoso Gregorio Missere di Torre S. Susanna. Fu suo primo disegno di applicarsi alla medicina, e ne imprese lo studio; ma venutogli ben tosto a noia, a quello delle belle lettere rivolse il suo animo. Con tale scopo egli s' insinuò nell' amicizia dell' avvocato Giuseppe Valletta, che à quel tempo aveva raccolta scelta e copiosa biblioteca e la più pregevole d' Italia al dire dell' erudito Lorenzo Giustiniani. In questa 1' Egizio ebbe campo a fornirsi di varia e peregrina erudizione, e ben tosto ne diede saggio con un dotto ragionamento, de ambiquitate scientiarum, da lui recitato nell' Accademia degli Uniti. La sua ristretta fortuna gli fe' ricercar d' altronde onorato sostentamento. Si procacciò la carica di agente ne' feudi che il Prin¬cipe Borghese possiede nel Regno di Napoli con conveniente provisione. Esercitò questo ufficio con ret¬titudine e con soddisfazione di quel signore. Poco dopo il Duca di Maddaloni gli affidò la carica di Uditore generale degli stati suoi. Il Principe di To¬rella D. Antonio Caracciolo, del quale era stato pre¬cettore, inviato dalla Corte di Napoli ambasciatore a quella di Francia nel 1735. seco il condusse come segretario di legazione. Seppe egli quivi attirarsi così la stima di tutti, e dello stesso Luigi XV, che ne fu regalato d'una collana d'oro con medaglione di gran pregio rappresentante 1' immagine reale. dono che a segretarii di gran merito si faccia. Al suo ritorno in Napoli Carlo di Borbone Re delle due Sicilie, onde rimunerarlo dei suoi servigi, 1' onorò del titolo di Conte e della carica di regio bibliotecario. Terminò di vivere il 29 di novembre 1745 in età di 72 anni. Fu sepolto nella chiesa di S.a Brigida, ed il celebre Alessio Simmaco ìMazzocchi gli compose 1' epitaffio. I1 Padre Gherardo degli Angeli recitò in sua lode una funebre orazione. Matteo Egizio fu aggregato a molte letterarie adunanze, come a quella dell' Arcadia di Roma, dei Pigri di Bari, degli Uniti di Napoli, e di altre. Ebbe singolar pregio nelle lettere, e tutte le sue opere si latine che italiane sono scritte con pu¬rità e candore. Le sue iscrizioni latine hanno tutto il sapore dell' antichità, e pochi lo pareggiavano per questa parte. Eleganza e purità vedesi nelle sue rime toscane, che dettate paiono nell' aureo secolo di Leo-ne X. La sua prosa é di ugual pregio. e per tutto il maestro si ravvisa. Scrisse e pubblicò per le stampe:
1. Memoriale cronologico delle storie ecclesiastiche tradotte dal francese di G. Marcello con la serie degl' imperatori romani distesa da Matteo Egizio, Napoli, 1713, in fol.;
2. Senatus Consulti de Bacchanalibus sive aeneae vetustate tabulae Musaei Caesarei vindobonensis explicatio, Napoli. 1729, in fol.;
3. Lettre aimable d' un Napolitain a M. L’ Abbé Langlet de Fresnoy. Parigi, 1738, in 8." ;
4. Opuscoli volgari e latini, Napoli, 1751. in-4.0;
Note alle opere di Sertorio Quattromàni.
Lasciò inedite non solo le Addizioni al libro de' Baccanali, ma anche un Dictionarium nominum proprioruna, quae occurrunt in utroque Codice, lain Iustinianaeo, quam Theodosiano, come ancora una gran Raccolta di medaglie ed iscrizioni, che pen¬sava dare a luce per emendare e supplire quelle del Grutero e del Reinesio. L'Egizio fu tenuto in conto di gran letterato, e come tale generalmente com¬mendasi. Il Gori ne fa grandi elogi nel Musaeum Etruscrn, nell' Admirandae Antiq. Herculan., ed altrove. Il Mazzocchi nol nomina mai senza honoris prefationae e nelle `Dissert. Tyrrh., diatr. 7,' paragrafo 2.° gli dà il titolo di viri tum cetera eruditissimi, tum in àpxaio hoyia plane summi. Il Zaccaria nella Storia letteraria d'Italia, vol. IX, dice, che l' Egizio scrive con purità e con eleganza, e l' erudizione filologica ed antiquaria gli é dime¬slica e famigliare per tutto. Lo stesso confermasi dal Zeno in varii altri luoghi del Giornale di letterati d' Italia, e da altri infiniti scrittori. Parlarono e scrissero di lui Origlia nell' Istoria dello Studio di Napoli, Francescan¬tonio Soria nelle Memorie-storico-critiche degli Storici Na¬politani, Pietro Napoli-Signorelli nel V volume delle Vicende della coltura delle due Sicilie, Andrea da Cerreto nel vol. 2.° della Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli, Camillo Minieri-Riccio nelle Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno Napoli, e non pochi altri. La sua biografia, composta dal barone Domenico Ronchi, suo amico, fu premessa a' di lui Opuscoli, volgari e latini stampati in Napoli dal detto Ronchi. Francescantonio Soria parlando di Matteo Egizio dice: «Era egli uomo di sana morale, di candidi costumi, ed affettuoso amico. Non volle giammai prender moglie; e raccontasi su questo particolare, che avendo una volta conchiuso il maritaggio con una giovane gentildonna, ed avendo sofferto per lo spazio di più mesi l' interminabile tedio di appianare difficoltà, che una dopo l'altra gli venivano da' congiunti della sposa proposte, scappogli finalmente la pazienza, e portandosi un dì di bel mattino avanti la porta della loro casa, disegnò col bastone in sul terreno l'antico Pileo, che presso i Romani era segno della libertà, che accordavansi a' servi, e vi scrisse Libertas, senza volersi giammai più impacciare in simil sorta di noiosi trattati ».

FERRANTE MADDALENA. -- Nacque nella città di Gravina nell' anno 1616, e fu parente del su cen¬nato cardinale Francesco Antonio Finy. Fu figliuolo di Giustiniano Maddalena, prima cavallerizzo di Alessandro VII, e poi di Cristina regina di Svezia, il quale poi da Roma passò a dimorare in Gravina, forse a' servigi della nobilissima famiglia Orsini, che ne possedea il principato. Ferrante fatti i primi studi in patria passò dipoi in Napoli a studiare giurispru¬denza sotto il dottissimo Domenico Aulisio, e si distinse in quel Foro specialmente per la critica, la diplomazia e la conoscenza profonda delle antichità ecclesiastiche. Ebbe una memoria prodigiosa, sino a ritenere quasi alla lettera le istorie di Tacito, le cui sentenze citava non solo ne' suoi lavori, ma eziandio nel suo discorso familiare. Godè l'amicizia e la stima de' più grandi letterati del tempo, come il Giannone, il Capasso, il Duca de Ponti, il Vico, il Genovesi, il Mazzocchi ed altri. In età un po' avanzata egli fu creato consigliere, qual. posto avendo goduto per pochi amni, se ne mori il primo di aprile 1752, e con accompagnamento di togati e giureconsulti fu seppellito nella Chiesa dei Pellegrini, di cui era confratello. Al dire di Ludovico Antonio Muratori nella pag. 115 della sua opera Raccolta delle vite e famiglie degli uomini illustri del Regno di Napoli, Milano, presso Marco Sessa, 1755, « fu costui un Ministro che me¬nava i suoi giorni ad uso degli antichi filosofi ; di sorte che il suo profondo sapere fu conosciuto molto tardi ». Scrisse sull' Interdetto di S. Pietro a Maiella. Sulle Estorsioni derivate dall'uso dei campanelli dell' Abadia di S. Antonio di Vienna in S. Severo. Commentario sul XXI libro dei Digesti, nel quale con eleganza ed erudizione rischiara l' origine degli Edili Romani, la loro potestà, la differenza tra curali, plebei e cereali; il dritto edilizio; le azioni e i contratti edilizii ecc. Di Ferrante Maddalena é parola ne' 340 Illustri letterati ed artisti della Provincia di Bari del Padre Raffaele d' Addosio e nella biografia. di Michele Continisi scritta da G. de Ninno.

ANGELO MARIA MARCULLI. -- Visse nel secolo XVIII, e professò l'ordine eremitano di S. Agostino. Sali a' sommi gradi della gerarchia ecclesiastica, essendo stato nominato prima vescovo di Civita ducale e poi il 10 maggio 1745 fu traslocato alla sede vescovile di Bitetto che governolla insino al dì 5 di ottobre 1770 in cui fini di vivere. Egli lasciò in Bitetto varie opere, fra le quali quella di avere a sue spese fatto costruire con scelti marmi il magnifico altare maggiore, che anche oggi si ammira; ed il Capitolo cattedrale in segno di gratitudine volle perpetuare la memoria di questo beneficio con la seguente iscrizione, che fu incastrata in uno dei pilastri della cupola:

F. ANGELO MARIAE MARCULLI
BITECTENSI EPISCOPO
QUOD
POST HOMINUM MERORIAM
D. O. M.
CUI LUBENS SEMPER REDDIDIT QUOD
ACCEPIT
HARAM HANC, EX MARMORE SUO SUMPTU
VENUSTE EXCITARI CURAVIT
CANONICORUM COLLEGIUM
HOC GRATI ANIMI INDICIUM
POSTERITATI COMMENDAVIT
ANNO INCARNATIONIS DOMINICAE
MDCCLX.
Del Vescovo Angelo Maria Marcuili ne fa cenno Michele Garruba nelle pag. 725, 727 e 729 della Serie critica de sacri pastori baresi.

DOMENICO LETTIERI. – Appartenne, forse, alla famiglia dei precedenti Lettieri e fiori nel secolo XVIII. Fu assai versato nell'esercizio de' pubblici affari, e nel 1759 occupò l' alto ufficio di Presidente della Basi-licata, secondo appunto rileviamo a pag. 156 delle Note storiche sulla città di Matera del ch. Conte Giu¬seppe Gattini. Di lui non ci è riuscito di conoscere altro.

ORONZIO FIGHERA. — Visse. nella seconda meta del secolo XVIII, applicandosi con assai diligenza agli studi e massime a quelli della giurisprudenza. Nei quali tanta opinione si procacciò in Napoli da venire frequentemente consultato da coloro che a siffatti studi in quei giorni davano opera. Ebbe fa¬migliarità con Baldasarre Cito, Presidente del S. R. C. e della Real Camera di S. Chiara e poi capo della Giunta di Stato. Il Marchese di Villarosa a pag. 241 delle sue Memorie dei compositori di musica del Regno di Napoli, pubblicate in Napoli nel 1840, rammenta il Fighera con le seguenti parole: « fu molto valente nella giurisprudenza che insegnò con plauso per anni parecchi. esponendosi con lode a diversi esperimenti per ottenere una cattedra nella nostra Università ». È pure ricordato dal Comm. Francesco Florimo nel vol. I. pag. 527 della pregiata sua opera Cenno storico sulla scuola musicale di Napoli, opera che vide la luce in Napoli nel 1869.

GIUSEPPE DOMENICO LARAGIONE. -- Nacque a Gravina il 6 di gennaio 1758, e fu figliuolo del dottore Francesco Oronzio Laragione e Giacoma Bleo. Nel 1796 ottenne la laurea di dottore nell' Università di Napoli, segnalandosi in seguito per la gravità dei giudizi intorno alle discipline legali e per l' acutezza del suo ingegno. Fu canonico-teologo della Cattedrale di Gravina. Di lui abbiamo a stampa Breve reggaaglio del martirio, invenzione, traslazioni e miracoli di S. Ciriaca, il cui sacro corpo si venera nella chiesa di S. Teresa nella città, di Gravina., Napoli, 1816, in-12.° Di questo libro, secondo apprendiamo a pag. 498 della Bibliografia storica di Terra di Bari di Luigi Vol¬picella, fu fatta in Bari il 1846 nella stessa forma dell'in-12.° una terza edizione col ritratto in litografia del corpo della santa..

SALVATORE FIGHERA. — Vanto di Gravina é Salvatore Fighera, celebre maestro di musica. Il chia¬rissimo comm. Francesco Florimo, l'amico carissimo del grande Vincenzo Bellini, l' archivario del Real Collegio musicale di S. Pietro a Maiella di Napoli, il lodatissimo maestro ed insigne critico musicale, nel vol. I, pag. 527 e 528 della pregiata sua opera Cenno storico sulla Scuola musicale di Napoli, così parla del Fighera: « Nacque in Gravina nelle Puglie, nel 1771. Da un zio paterno, Oronzo Fighera, valentissimo della giurisprudenza, fu condotto in Napoli onde addirsi agli studii forensi. Annoiatosi di tali studii, di soppiatto si mise a studiare la musica, cosa che contrariò molto lo zio, Quando ne venne in cognizione, gli proibì di proseguirla; ma a consiglio del marchese Cito, allora presidente del Sacro Consiglio e suo amico, vi accondiscese dipoi, e lo fece entrare nel Conservatorio di Santa Maria di Loreto, Ivi, sotto la direzione del maestro Insanguine, apprese 1' arte del canto e del contropunto, studio. che unito alla composizione, proseguì e compì con maggiore alacrità ed accuratezza sotto Fedele Fenaroli. Fu. sempre benemerito dei suoi maestri, e spesse fiate prescelto dai suoi compagni a dirigere la musica nella festività di S. Emidio e Santa Irene, celebrata a gara da tutti i Conservatorii. Uscito dal Conservatorio, scrisse per la Scala di Milano l' opera buffa intitolata La Sorpresa, e nella stessa città compose due cantate, La Finta Istoria e Lo Sdegno e la Pace. Scrisse pel monastero di S. Sebastiano, ove era maestro, due messe a due cori con orchestra, una messa funebre a due cori, ed altra simile, ma di stile fugato, con accompagnamento d'orchestra, pei funerali fatti nella chiesa della Pace per la morte della regina Maria Carolina d' Austria; un Miserere alla palestrina ad otto parti reali ed un oratorio per quattro voci con orchestra per la festività de' Dolori della SS. Vergine. Altre due messe per quattro voci con orchestra scrisse per la beatificazione di S. Alfonso dei Liquori eseguite in tale circostanza in Nocera dei Pagani. Compose altre messe alla Palestrina, due Credo per otto voci di stile madrigalesco; un oratorio per la festività de' Dolori di Maria, diviso in due parti, ciascuna delle quali contiene sei pezzi dì musica oltre i cori; inoltre un Monologo per voce di soprano sopra parole del. cav, Ricci, ed un Misevere per quattro voci con orchestra, che per sua divozione faceva eseguire in ogni anno da' suoi discepoli dilettanti nella Settimana maggiore, e ch' egli chiamava la sua composizione favorita. Scrisse anche un compiuto Studio di canto, secondo i precetti dettati dal celebre Porpora'. Morì in Napoli, non molto vecchio, nel 1836, lasciando un figlio che ha esercitato anche la professione di maestro di cappella, morto nel 1840, Nulla esiste nel nostro archivio appartenente a questo maestro; ma non deve recar maraviglia, atteso che .quel poco che ha scritto per teatro non é stato in Napoli, e le musiche poi per le chiese facilmente restavano allora ne' conventi e monasteri per cui erano composte ». Parlano del Fighera molti scrittori. fra' quali possiamo segnalare il Marchese di Villarosa nelle Memorie dei compositori di musica del Regno di Napoli, Vito Faenza ne' suoi Maestri di musica della 'Provincia di Bari, scrittura pubblicata nelle pag. 17 a 21 dell’ opuscolo intitolato Barinon, numero unico pel monumento a Niccolò Piccinni (Bari, 1881, in-40), Giulio Petroni in un suo articolo pubblicato nella Rassegna Pugliese di Trani (vol. 11, n. 10) dal titolo I dodici maestri di musica di Terra di Bari, M. A. Bellucci ne' suoi Musicisti baresi, articolo pubblicato nella cenata Rassegna Pugliese (vol. 1I, n. 13) ; e finalmente il prof. Domenico Giusto nel suo Dizionario bio-bibliografico degli scrittori pugliesi viventi e dei morti nel presente secolo (Napoli, 1893).

NICCOLÒ DAMIANI. — Fu figliuolo di Agostino di Antonia Quartarella, e nacque in Gravina il 17 febbraio dell'anno 1749. Fu dottore nell' uno e nell'altro dritto, esercitò la professione di avvocato nella propria patria, e si distinse non poco per il suo non comune sapere. Tenne poi con gran profitto della gioventú lezioni di dritto pubblico universale, di diritto civile e municipale. Inoltre egli occupò con onore la carica di giudice nella città di Molfetta, di governatore e giudice di S. Pietro in Galatina in provincia di. Lecce, di assessore della regia Corte di Altamura c di consultore in varie altre città, e ciò fino all'anno 1799. nel qual tempo prevenuto egli di delitto di opinione e di attaccamento alla nazione francese, venne privato della facoltà d' insegnare, spogliato di carica, saccheggiata la sua casa dai San¬fedisti: ed infine venne arrestato e rinchiuso nel Ca¬stello di Lecce. da dove poi egli ne usci in forza d' indulto e dei trattati di pace col governo francese, sotto del quale venne il Damiani prescelto ad uno del commissionari di polizia. secondo rileviamo a pag. 26 dell' opera In Terra di Bari dal 1799 al 1806 del chiaro professore Francesco Carabellese. Di Niccolò Damiani, egregio funzionario e patriota, null' altro é a nostra conoscenza, ed a noi pare che valga ben la pena di far minute ricerche per mettere in piena luce un uomo di meriti tanto speciali.

MICHELE MORGIGNI. Nacque in Gravina. nell' aprile del 1783 dall' avvocato Vincenzo e Rachele Roselli. Fin dai suoi primi anni egli mostrava ingegno svegliato e sublime, viva e facile intelligenza. indole mansueta ed inchinevole al bene. Per la qual cosa a fecondare coteste belle e felici disposizioni, pensò il padre di collocarlo nel seminario di Molfetta. Quivi diretto dall’ illustre arciprete Giuseppe Maria Giovene dié opera fervente alle lettere ed alle scienze: e compiutone il corso, passò in Napoli per appren¬dere giurisprudenza. Ove distornando l'animo da tutti i pericoli del piacere e della seduzione, che così fa¬cili si presentano in una popolosa città, le lunghe notti vegliava, i dotti volumi dei giurisperiti con alacrità ed impegno svolgendo; per modo che datosi ad esercitare la professione legale, venne in breve nel foro napoletano in buon credito di avvocato civile e criminale, Né solo nelle scienze legali ma benanche nelle amministrative era versato il giovane Michele. Destinato nel maggio del 1806 ad esercitare provvi¬soriamente le funzioni di amministratore dei reali siti di Persano, dié belle prove di sapere, d'ingegno e di probità, e già il felice successo dei suoi primi anni, formando la sua reputazione. gli preparava la strada ad una gloria assai più ampia ed estesa. Abolitesi di là a poco le antiche leggi cola le quali governavasi il Regno di Napoli, sostituiti ad esse novelli codici. e adottatosi un nuovo metodo di magistratura, fu egli nel dicembre 1808 in giovanissima età eletto giudice del. Tribunale civile della Provincia di Ca¬pitanata. Promosso nel 1813 al grado di regio pro-curatore del Tribunale civile della provincia di Molise. non si mostrò meno zelante nel sostenere l'autorità della legge. Nel 1817 egli pubblicò profonde e chiare illustrazioni col titolo: Analisi pel regolamento dei Conciliatori (Napoli. 1819), opera che ha meritato molte lodi del celebre N. Niccolini, come quella di cui ogni pagina è ricca di scienza, e nella quale la filosofia del diritto prende forme semplici ed ingenue per poter essere alla intelligenza dei conciliatori, che non sono giureconsulti di professione. La cennata opera del Morgigni è divise in tre grossi volumi. Moltis¬sime sono le sue memorie su svariati argomenti, e piene di soda dottrina e sagge osservazioni sono le diverse prolusioni inaugurali per l' apertura delle Corti giudiziarie; e in non poche raccolte leggonsi i diversi suoi poetici componimenti. Non è quindi da meravigliare se diverse società scientifiche e letterarie del Regno, creandolo loro socio, si ebbero a vanto il possederlo tra loro. Nel 1819 il. Morgigni venne inviato in Sicilia, e propriamente nella valle di Trapani per la formazione dei nuovi tribunali del tutto simiglianti al continente. Compiuta la sua missione, accompagnato dall'amore e dalla gratitudine di quegli isolani, fe' ritorno in Napoli. da cui ripartì per Lucera nel settembre del 1820, colla qualità di Procuratore generale presso quella gran Corte criminale. Di là dopo pochi mesi passò nella Calabria Citeriore: ma nel 1821, essendo stato accusato di aver preso parte ai politici rivolgimenti e di essere amante delle idee liberali, fu privato della carica: ond'egli si diede nuovamente in Cosenza all' esercizio dell' avvocaria, alla quale aveva atteso in Napoli prima di ascendere ai pubblici uffizi. Fornito di un' anima forte e generosa, di un elevato sentimento di nobiltà e grandezza. di cuore magnanimo e leale fu Michele Morgigni, il modello delle private non meno delle sociali virtú. Rattrovavasi egli ancora in Cosenza, quando nel 24 giugno 1822 uscì per diporto a cavallo!... Ah! egli non prevedeva che quella dovea essere l' ultima sua ora, e che la morte in segreto lo avea già destinato sua vittima ! Per un sentiero ingombro di sassi. il cavallo ch' ei montava si adombrò, e impennandosi rovesciollo con impeto di sella. e trascinandolo lunga pezza per uno dei piedi imprigionato nella staffa su per quelle pietre, il fe' fiaccare orribilmente nelle tempie. Così sconcio e insanguinato, fu trasportato in Celico. picciol paese poco discosto dal sito ov' egli cadde. Ivi sul letto di dolori i sensi lo abbandonarono, la lena gli mancò, non respirava che gli ultimi aneliti della vita, e già dopo poche ore cessava di vivere. Di questo insigne magistrato ne scrisse la biografia il chiarissimo giureconsulto Stanislao Falconi di Capracotta nella pag. 31 a 32 dell' anno secondo del Poliorami pittoresco (Napoli, 1837-38, in-4.°). Con molto onore poi parlarono e scrissero del Morgigni il su cennato N. Niccolini nel vol. V. pag. 14 delle sue Questioni di diritto, Camillo Minieri-Riccio nelle Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli, Luigi Volpicella nella pag. 287 del vol. VII della 'Biografia degli italiani illustri nelle scienze, lettere ed arti del secolo XVIII e dei contemporanei (Venezia, 1840, in-8o), Luigi Ciccaglione nella parte 3.a, pag. 13 del Sunto storico-tipografico d' Italia dalle origini a tutto 1861, Girolamo Boccardo nel vol. XIV, sesta edizione, nell' Enciclopedia popolare, il prof. Domenico Giusto nel Dizionario bio-bibliografico degli scrittori pugliesi viventi e dei morti nel presente secolo (Napoli, 1893, in-8.° gin), Tito Spinelli nella Prefazione a' Notamenti patrii di Vincenzo de Ninno da Giovinazzo, pubblicati nel 1900 nel vol. XVII, n. 9 dell' ottima Rassegna Pugliese di Trani, e parecchi altri.


ANGELO FELICE TORIELLO. -- Fu figliuolo di Giuseppe, e si distinse non poco a' suoi tempi per nobile patriottismo e per amore alle libere istituzioni. Nel 1821 egli fu gran maestro della Vendita gravinese I figli di Bruto all’ Ordone dell' antica Pietra. Indi volontariamente s' iscrisse nelle legioni provinciali che mossero contro gli Austriaci, e parti col grado di sottotenente. Dopo la caduta infelice della costituzione il Toriello soffrì noie e fastidi. e venne pure assoggettato sotto la dura sorveglianza della polizia borbonica. Egli é ricordato da G. de Ninno ne Le « Vendite » de' Carbonari della Terra di Bari nel 1820-21 (Trani, 1897, in-16.°). Di lui null' altro conosciamo che lo possa meglio illustrare, e le su riferite notizie ci sono state somministrate dai vecchi registri della polizia borbonica che si conservano tuttavia nell'Archivio provinciale di Bari.

ANTONIO POMÀRICI-SANTOMASI. — Dei Baroni di Zancarone. fu patriota a tutta prova, e si distinse negli avvenimenti politici del 1799 e 1820, e nel 1821 egli volontariamente si ascrisse nelle Le¬gioni provinciali, e meritò di ottenere il grado di Tenente. Nella su cennata Vendita di Gravina egli occupò l' ufficio di primo assistente. Dopo la caduta della Costituzione del 1820 venne sottoposto a dura sorveglianza della Polizia Borbonica e con foschi colori fu dipinto presso le autorita superiori, secondo abbiamo potuto rilevare da alcuni documenti esistenti nel cennato Archivio Provinciale di Bari, dai quali abbiamo pure rilevato ch' egli appartenne alla istituzione umanitaria della Massoneria. Fu Sindaco della sua patria dagli 11 di agosto 1803 ai 20 marzo 1804.

CESARE POLINI. Del fu Domenico si distinse pure non poco negli avvenimenti politici del 1799, nel qual tempo, come repubblicano e franco muratore. venne egli processato, e subì dura pregionia, dalla quale poi fu salvo in forza dì generale indulto. Prese anche parte a' fatti politici del 1820 e 1821, e fu con Lorenzo Tucci, il canonico D. Michele Ruzzi, Francesco Polini fu Agostino, Francesco Lattanzio di Triggian.o e l’ egregio dottor fisico Costantino Andreucci di GruttoIe, uno dei Carbonari istallatori della Vendita di Gravina, alla quale nel 1820 erano affiliati oltre a centocingùantasei Carbonari. Il Polini per i suoi meriti patriottici occupò nella cennata Vendita la dignití di Gran Maestro. Dopo l' infelice caduta della Costituzione, al pari di tanti altri egregi. fu egli sottoposto alla sorveglianza della Polizia. Merita specialmente di essere ricordato suo fratello Francesco Polini, il quale, oltre all' essere stato un effervescentissimo Carbonaro, partì poi nel marzo 1821 col grado di Capitano legionario contro gli Austriaci,

LORENZO TUCCI. — Al pari dei su riferiti si segnalò il Tucci negli avvenimenti politici della sua epoca. Nel 1799 egli vi prese vivissima parte a que' moti, sicché dopo la caduta della gloriosa Repubblica Partonopea, per opera nefanda del cardinale Fabrizio Ruffo, venne arrestato e processato, non d'altro colpevole che di avere sinceramente amato la patria sua. In seguito egli si distinse come un effervescentissimo Carbonaro, e fu uno degli istillatori della Vendita locale. Avvenuti i moti politici del 1820 e 1821, si segnalò grandemente per provato patriottismo. Soffocata la Costituzione con la cooperazione straniera, il Tucci ebbe a soffrire inquisizioni e fastidii. Della sua vita null'altro é a nostra conoscenza. il suo nome é ricordato da noi ne Le « Vendite » dei Carbonari della Terra di Bari nel 1820-21 con prefazione di L. Sylos. (Trani, 1897, in-16.°).

GIROLAMO SOTTILE. — Di nobile ed illustre casato, ricordato da Giovanni Battista Pacichelli nella seconda parte, pag. 215, dell'opera Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodici provincie, Napoli, 1703, parti tre in-4.°, nacque in Gravina il 16 giugno 1786, e fu figliuolo di Ignazio. Fatta la prima educazione, ed impaziente di esercitare la vita delle armi, come ebbe 21 anni si ascrisse soldato ai 10 maggio 1807 nei reggimento dei veliti a cavallo. Nel 1807 e 1808 fece la campagna di Calabria sotto gli ordini del generale Salligny. Dopo la quale, con Decreto del 10 marzo 1809 fu promosso a maresciallo d' alloggio nel cennato reggimento. Passò quindi al terzo reggimento di fanteria di linea, ove con decreto dei 7 aprile detto anno fu promosso a sottotenente. Con altro decreto del 26 aprile 1812 fu nominato tenente; e finalmente il 9 febbraio 1814 fu innalzato a capitano, col qual grado. nel successivo anno, fece la campagna contro gli Austriaci, durante la quale fu degna di lode la sua condotta nel di 28 aprile quando il ne¬mico attaccò il suo reggimento sulla strada Santa Maria di Pesaro e Pesaro. Risalito al trono di Napoli Ferdinando, pose in aspettativa con moltissimi altri ufficiali anco il Sottile, il quale poco dopo rimpatriò: e per viver giorni tranquilli, ritirossi in una sua villa, si volse agli studi ed alle pratiche agricole, insino a che gli avvenimenti politici del 1820-21 non lo chia¬marono a propugnare i principi della libertà e del bene nazionale. Nel marzo 1821 si ascrisse volontario nelle Legioni provinciali, venne eletto maggiore di battaglione, e partì alle frontiere contro gli Austriaci. Repressi quei moti per le male sorti d' Italia, il Sottile, quale propugnatore ardentissimo di libertà, fu sottoposto a dura sorveglianza della Polizia borbonica, secondo appunto rileviamo dai registri ancora esi¬stenti nell' Archivio Provinciale di Bari. Egli intanto tornò alle occupazioni campestri, e migliorò di molto in quelle terre la coltivazione e gl' ingrassi. Mori nella propria patria il 17 gennaio 1855 nell' età di anni 69 circa. Sono queste le sole notizie che di costui abbiamo. Facciamo voti che nella cospicua e patriottica città di Gravina sorgano molti, e mettansi alla ricerca delle notizie biografiche di questo loro benemerito cittadino.

FRANCESCO MASTROBUONO. — Di quest' altro benemerito cittadino di Gravina sappiamo solo, che ebbe a suo istitutore in Matera D. Francesco Paolo Greco, canonico di quella cattedrale arcivescovile, professore di filosofia e geometria elementare nel Seminario della stessa città di Matera, sotto del quale il Mastrobuono ne ritrasse gran profitto. Datosi in seguito alle discipline matematiche e fisiche si procacciò la stima dei dotti, e l' affetto e la venerazione dei suoi concittadini. Scrisse e pubblicò un Saggio sublime di Tricometria piana e sferica, ch' é ricordato con molto onore dal chiarissimo conte e senatore Giuseppe Gattini alla pag. 477 delle sue dotte ed erudite Note storiche sulla citta di Matera. Del Mastrobuono null' altro é a nostra conoscenza.

FEDERICO MANTOVANI Visse nella prima metà del secolo XIX, e si distinse non poco per il suo sapere. Il 16 di aprile 1836 egli merito di essere nominato socio della reale Società Economica di Terra di Bari, la quale. al dire del chiaro professore Fran¬cesco Caraballese, rimarrà sempre come esempio insuperabile di attività intellettuale laboriosa nella re¬gione tacciata di infingardaggine e d' apatia (Cfr, Rassegna Pugliese, anno XVI, num, 12, dicembre 1899, pag. 379). Di lui non conosciamo altro.

MAURIZIO LETTIERI. — Famoso orientalista e poliglotto illuste, nacque a' 12 dicembre 1804 in Gravina da Marcello e Felicia de Ruvo. Studiò let¬tere e filosofia nel Seminario di Molfetta. e poscia in Napoli e in Roma la giurisprudenza e le lingue francese, tedesca, araba, garsciunica, siro-caldaica, rab¬bina, ebraica, oltre molti dialetti orientali. approfondendosi vieppiù nel latino e nel greco. Il Lettieri divenne così un poliglotto profondo, e alla conoscenza delle lingue accoppiò un così largo corredo di co¬gnizioni in ogni sorta di discipline e un sì squisito senso artistico, che nelle sue opere l'arte e la scienza mirabilmente si contemperavano. Dapprima esercitò l' avvocheria, e poscia fu alunno storico-diplomatico presso il Grande Archivio del Regno. scrittore onorario e indi titolare della Real Biblioteca Borbonica, direttore della Stamperia Reale, professore di lingua arabica nella R. Università di Napoli, dove cessò di vivere il di 8 agosto 1849. Fu onorato della stima e dell' amicizia del cardinale Mezzofanti, del. Wigeman, del Drach, di Francesco Maniscalchi. Giacinto Finucci, Matteo Sciahuon, Paolo Cullen. Stefano Habéjsci, Ambrogio Padra, Giuseppe Zogheb, Paola Ciamòla, Giovanni Thopus. Ecco le pubblicazioni del Lettieri:
1: Primo fascicolo della descrizione dei codici borbonici, con gli estratti; 2. Due lapidi sepolcrali arabo-ciniche di Pozzuoli;
3. Due monumenti in bronzo arabo-cufci, una volta borgiani, ora borbonici;
4. Principio del catalogo dei manoscritti orientali borbonici.
Lasciò poi inedite moltissime altre opere, le quali sono elencate dal professore Domenico Giusto alla pag. 120 del suo Dizionario bio-bibliografico degli scrittori pugliesi viventi e dei morti nel presente secolo. Dei figli del Lettieri va ricordoto Maurizio. il quale al dire del professore Lorenzo Agnelli « fu magistrato con ufficio di diplomatico all' Archio di Stato in Napoli. conoscitore delle lingue moderne, professore di latino e greco. filosofo tenuto carissimo dal Settembrini, dal Mirabelli, dal Flares, dallo Spa¬venta, dal Tari. Stampò I principii del diritto romano nel 1872, e mori il 30 marzo 1880 ». Del Lettieri, padre, oltre al su cennato professore Giusto, ne parla pure il più volte menzionato Luca Pomarici-Santomasi nelle sue Note sugl' Illustri Graninesi.

LORENZO MORGIGNI. — Chiarissimo letterato nacque a Gravina nel 1805. Di lui finora altro non sappiamo che nel 18 novembre 1837 venne ascritto nella qualità di Socio corrispondente alla Real Società Eco-nomica della Provincia di Bari, e che poi, essendo socio della illustre Accademia Pontaniana, con altri scienziati italiani lo troviamo far parte del VII Con¬gresso che nel 1845 si tenne in Napoli. A pag. 245 della Bibliografia storica della provincia di Terra di Bari di Luigi Volpicella rileviamo che Gaetano Giucci scrisse le Notizie biografiche degli scienziati italiani for¬manti parte del VII Congresso in Napoli nell' autunno del MDCCCXLV (Napoli, 1845, in-8.°), e che a pag. 326 a 328 si trova la biografia del Gravinese Lorenzo Morgigni, di cui noi non abbiamo potuto finora con¬sultare. Le opere a stampa del Morgigni, a noi note, sono le seguenti:
1. Corso completo di Mitologia per ser¬vire all' intelligenza degli autori classici, greci e latini di E. Lefranc, primo volgarizzamento con note e giunte di Lorenzo Morgigni e con la indicazione e delucidazione de' monumenti mitologici che trovansi nel Real Museo Borbonico (Napoli, 1831 in-8..0).
2. Necrologia di Giuseppe Maria Giovene. È nel num. 49 dell'anno IV del foglio periodico intito¬lato l' Omnibus (Napoli, 18 marzo 1837, in-foglio).
Luigi Marinelli-Giovene a pag. 2 dell' Elogio storico del Cavaliere Giuseppe Maria Giovene (Napoli, 1860 in-8. ) ricorda il Morgigni e la cennata Necrologia, e lo ap¬pella chiaro per lettere e socio di varie Accademie. Di lui non conosciamo altro, ma teniam per certo che i suoi concittadini Gravinesi non ci faranno aspettar lungamente tutte le notizie, che essi potran raccogliere.

MASSAR GIOVANNI TARANTINO. — Si distinse ne' fatti politici del 1848, e fu un ardito e beneme¬rito patriota, degno veramente di essere ricordato in queste Note biografiche. Dopo la fatale reazione del 15 maggio egli con molto eccorgimento agevolò la fuga all' illustre patriota molfettese Giovanni Cozzolini, soprannominato Re Cuozzo, il quale poi per occulte vie trasse nel Beneventano, e di là emigrò a Nizza. Il Tarantino è ricordato a pag. 42 e 43 delle Memorie di Baldassarre Turi in ordine alla sua vita politica e dal chiarissimo avvocato e patriota Pietro Tisci a pag, 8 degli Avvenimenti del 1860 nel circondario di Barletta (Trani, 1881, in-8.°).

TOBIA STAMMELLUTI. -- Nacque verso il 1807. Vesti l'abito ecclesiastico, ed essendo studioso acqui¬stò molta erudizione. Fu canonico della chiesa cat¬tedrale, e si applicò agli studi letterarii, storici ed archeologici. Scrisse verso il 1871 alcune memorie storiche intorno alla sua Gravina. che dopo la sua morte furono in parte raccolte e pubblicate per le stampe. Esse portano per titolo: Opinioni sull' origine di Gravina scritte dal canonico della cattedrale D. Tobia. Stammelluti del fu Girolamo nell' anno 1371, Egli mori il 19 di febbraio 1873.

ANTONIO POMARICI-SANTOMASI. — Nacque in Gravina il 22 febbraio 1846, e fu figliuolo dei nobili genitori cav. Luca Pomarici-Santomasi e Carolina Calderoni. Uscito appena ancor tenero fanciullo dalla scuola paterna nel novembre 1854 vestiva l' abito chiericale nel Seminario di Altamura, ove per sei anni che vi dimorò si ebbe le prime istituzioni let-terarie, e venne in attestato del suo studio decorato dei premio della medaglia d'oro. In seguito egli studiò belle lettere sotto la direzione del bravo per quanto valente suo concittadino D. Michele Varvara, il quale ebbe a scrivere di lui « che in quell' anno 1860 in 61 che io ebbi la ventura di incontrare fra gli alunni destinati alle mie lezioni di belle lettere il caro giovane. Antonio Pomarici-Santomasi. Io lo vedeva pendere con vivo trasporto dalle mie labbra, allorché io parlava della natura del bello e del sublime e delle loro manifestazioni nel campo dell'arte. Da allora io lo amai teneramente, qual mio discepolo, per la sua nobile passione alle lettere e per il vivo trasporto, che egli mostrava, alla gloriosa carriera dell' arte. Ammirai in lui un'anima che potentemente sentiva, un cuore a cui ben raro o trovare il somigliante. Il mio cuore ed il suo s' incontrarono come se lungamente si fossero a vicenda cercati, ed io finii quell' anno di lezione col reputarmi onorato e felice di avere un amico secondo il mio cuore in quel caro gioiello di Antonio Pomarici-Santomasi... ». Nel novembre 1862 egli passò nel rinomato collegio di Montecassino, ove dimorò fino all'agosto 1865. Chiusi gli studi di corso, passò a quelli di perfezionamento nella Università di Napoli, ove studiò letteratura com¬parata sotto la direzione del prof. Filippo Giacomo Lignana, il quale l'onorò, di particolare benevolenza e di onorevole familiarità. In questo tempo egli scrisse un dramma intitolato Carasale, nel quale celebrava la costanza del genio fra le sventure e gl' intrighi del mondo tristo, ponendo in vista la virtù tosi male rimeritata di questo celebre costruttore del gran teatro S. Carlo di Napoli. Sottoposto tale lavoro al giudizio del suo maestro Antonio Tari, professore di estetica nell' Università di Napoli, n' ebbe gran lode. Ma già da qualche tempo un malore aveva a piú riprese fatto temere della sua vita. Una emottisi nel marzo 1867 avea fatto correre a precipizio i suoi degni ed affettuosi genitori fra mille pericoli alla volta di Napoli. Si era temuto della vita del caro giovane; ma una guarigione ottenuta a via di somme cure dileguò quel forte timore, ed egli tornava a' suoi studi nel dicembre di quell'anno medesimo. Più fiate erasi av¬vicendato un infermare e risanare; ma l' emottisi erasi creduta da' medici tutt' altro che mortale; e l'anno 1868 quel giovane ameno e gentile avea conversato e studiato in Napoli in uno stato non dispiacevole di sanità. Tornava in patria nell' autunno dello stesso anno, e dopo il viaggio si riproducevano le sue sofferenze. Fra lunghe cure passava l'inverno: e nella buona stagione riprendeva alquanto delle sue forze, e sembrava risanare. Nel tempo della conva¬lescenza avea abbozzata una commedia nello scopo di correggere col riso alcuni folleggiamenti, che fanno onta al nostro secolo, ed una raccolta di proverbi popolari delle diverse contrade italiane avea disposto in ordine comparativo insieme e scientifico, per mo¬strare la filosofia del popolo in Italia. Per completare questi due lavori viaggiò a Firenze, alla città madre della lingua, della poesia e delle arti. Oh quanto ne ternò lieto ed ammirato ! Tutto avea considerato con l'occhio ammiratore del bello e con lo spirito pronto a ricevere le inspirazioni dell' arte. Quivi avea visi¬tati i grandi ingegni che onorano 1' età nostra, e la loro conoscenza avea aggiunto forza al suo animo. Ma il suo male non lo lasciava ancor libero, e gli fu bisogno recarsi in Napoli nell' ultima està e con¬sultava i primarii professori dell'arte sanitaria, come avea fatto altresì in Firenze. In Napoli gli si fece intravvedere come il suo male era veramente una tisi, che facea disperare della sua guarigione. Il che gli produsse sull' animo una impressione più grave, che valse ad accelerare il termine della sua vita; e tornò in patria a spirare rassegnato in grembo ai suoi. Avrebbe voluto vivere per rendersi utile alla sua patria, che tanto amava, e di cui deplorava i mali, cagionati dalla corruzione sempre maggiore. Mori il dì 8 ottobre 1869, dell'età di anni 24 circa, e la sua morte fu sinceramente pianta da' cari genitori e dall'intero popolo Gravinese che lacrimando e benedi¬cendo lo accompagnarono alla tomba. In tale circostanza il valente teologo D. Michele Varvara dettò un Elogio dell' estinto, che venne nello stesso anno pubblicato in Bari dalla Tipografia Cannone, Il cennato Varvara conchiude il suo Elogio, dal quale ab¬biamo di peso compilato il presente cenno, che il nome di Antonio Pomarici-Santomasi « vivrà in questa terra ben lungamente per la memoria delle sue virtù, ed avrà un tempio in quanti cuori palpitarono e palpitano tuttavia di sincera affezione per lui ».

MICHELANGELO CALDERONI-MARTINI. Amico e propugnatore dell' istruzione e della benefi¬cenza, anima dei progresso e della civiltà del suo luogo natio, nacque a Gravina il dì 8 maggio 1848, e fu figliuolo di Francesco Antonio Calderoni. Fu sin dai primi suoi anni educato in Napoli nel collegio di S. Carlo alle Morelle, diretto dai Padri Scolopii, ove compi con profitto gli studi di coltura generale sino al 1866. Conseguita in quell'anno la licenza li¬ceale, ed uscito di collegio, s' iscrisse alla facoltà di legge nella Università di Napoli, e poscia nel 1870 venne laureato in giurisprudenza. Ridottosi nella sua Gravina, si rese benemerito del paese con le istituzioni di una Società operaia e di una Banca coope¬rativa agraria, che gli procurarono l'affetto e la be¬nedizione della intera cittadinanza. Egli occupò con onore varie cariche pubbliche, fra le quali quella di Delegato scolastico, di Consigliere comunale e di Consigliere provinciale, meritando la stima di tutti per la elevatezza dei suoi concetti, giustamente ap¬prezzati i suoi pareri. Furono suoi studi prediletti quelli delle scienze sociali ed industriali agronomiche, di cui aveva una compita ed eletta biblioteca. Ab-bozzò e scrisse un libro di Economia sociale in ge¬nerale, con applicazioni speciali alle classi, rurali della nostra regione, libro che egli avrebbe intitolato Economia rurale; ma sopraggiunto da immatura morte non poté menarlo a termine. Morì il 28 maggio 1888 nella giovane età di anni 40 circa, dopo breve ma¬lattia. Come fulminata rimase la città all'infausto an-nunzio: e dal petto di tutti proruppe un pianto scon¬solato, la cui eco dolorosa si ripercosse per 1' intera provincia. Il Consiglio del Comune di Gravina, fedele interprete del dolore universale, con nobile pensiero, decretò solenni onoranze all' illustre estinto. di cui celebrarono le lodi amici, ammiratori, rappresentanti del municipio e della provincia. Ma la più bella lode la fece il popolo, chiudendo le botteghe in segno di lutto cittadino, parando a bruno le vie per cui passò il funebre corteo, e traendosi in lagrime dietro il feretro che racchiudeva 1' adorata salma. In un volume di oltre 177 pagine, col ritratto dell' e-stinto, edito in Trani dal cav. Vecchi, furono pubblicati tutti i discorsi ed onoranze rese a Michelangelo Calderoni-Martini, la cui memoria é destinata a ri¬manere viva per lunga pezza in Gravina. Del Calderoni abbiamo a stampa un suo Discorso in morte del dottor fisico Nicola Samarelli, il quale era nato nel 17 di maggio 1830 in Molfetta e deceduto in Gravina nel 26 di aprile 1882.

ARCANGELO SCACCHI. -- Geologo e cristallografo illustre, nacque da Patrizio e Giovanna Pentibove a Gravina il di 8 febbraio 1810, Fece i primi studi ne' seminari di Gravina e di Bari, e fin d' allora fu notato il suo vasto ingegno. Nel 1827 si recò a Napoli per gli studi di medicina; nel 1830 si laureò in medicina. Ma egli attendeva fra tanto particolar¬mente alle scienze naturali. Nel 1842 fu nominato professore interino della cattedra di mineralogia, nel 1844, in seguito a concorso, professore di mineralo¬gia e direttore del Museo mineralogico; fu Segretario nella Sezione di mineralogia e geologia nel Congresso ,degli scienziati italiani nel 1845; dal 1865 al 1867, e dal 1875 al 187'7 fu Rettore dell' Università di Napoli. Non si occupò mai « ex professo » di politica; tut¬tavia, pe' suoi meriti di scienziato, appena le pro¬vincie meridionali entrarono a far parte del Regno d' Italia con regio decreto del 20 gennaio 1861 fu creato Senatore. Andremmo molto per le lunghe, se volessimo in questo brevissimo cenno biografiico enumerare non pure tutti i titoli cavallereschi e le cariche del Senatore Arcangelo Scacchi, ma anche le accademie, i circoli, le associazioni a cui appar¬tenne. Atene, ancora vivo lo Scacchi, ne eternava la simpatica figura in un mezzo busto di marmo. Nel 1891, 8 febbraio, in ricorrenza del 50.° anniversario d' insegnamento. Gravina sua patria, ne festeggiò quel giorno con l' apporre una lapide alla casa ove emettè il primo vagito, e 1' Europa intera si mosse per onorare arcangelo Scacchi. Pochi anni dopo, e propriamente nell' 11 ottobre 1893, il grande scien¬ziato scese in Napoli nella tomba, pianto dai numerosi suoi estimatori ed amici. Di lui abbiamo a stampa i lavori seguenti: « Lettera sui varii testacei napole¬tani; Osservazioni zoologiche; Descrizione di tre nuove specie di terebratule; Notizie intorno alle conchiglie ed agli zoofiti fossili delle vicinanze di Gravina in Puglia; Catalogus conchyliorum Regni Neapolitani quae usque adhuc reperit A. Scacchi; Notizie geo¬logiche sulle conchiglie che si trovan fossili nell'isola d’ Ischia e lungo la spiaggia tra Pozzuoli e Monte Nuovo; della voltaite, nuova specie dì minerale trovato nella Solfatura di Pozzuoli; Sopra una nuova specie di clavagella che vive nel golfo di Napoli; Della pe¬riclasia, nuova specie di minerale del M. di Somma: Sulle forme cristalline della sommite; Sulla origine del tufo della Campania; Sulla composizione chimica del topazio e dei fosfati naturali che contengono fluoro e cloro; Esame cristallografico del ferro oligisto e del ferro ossidulato del Vesuvio; Quadri cristallografici e distribuzione sistematica dei minerali; Sulla maniera come fu seppellita l' antica Pompei; Lezioni di geologia; Notizie geologiche dei vulcani della Campania; Sopra una straordinaria eruzione di cristalli di leu¬cite avvenute nel Vesuvio; Istoria delle eruzioni del Vesuvio accompagnata dalla bibliografia delle opere scritte su questo vulcano; Notice sur le gisement et sur la cristallition de la sodalite de environs de Naples; Prima memoria geologica sulla Campania; Seconda memoria geologica sulla Campania; Parte terza prima della terza memoria geologica sulla Campania: Dell' incendio accaduto nel Vesuvio nel mese di feb¬braio 1850, tradotto in francese e pubblicato negli Annales des Mines; Seconda parte della terza memoria geologica sulla Campania; Uber die substanzen diesich in den Fumarolen der Phlegreiphen Felder binden. Abdruck a d.; Della limite e del Peridoto del Vesuvio; Sulle lave con magnetismo polare del monte Vulture; Della regione vulcanica del monte Vulture e del tremuoto ivi avvenuto il di 14 agosto 1851; Sopra le specie di Silicati del monte di Summa e del Vesuvio, le quali in taluni casi sono state prodotte per effetto di sublimazioni; Notiz iber den Sommit, Mizzonit und Mejonit; Intorno ai cristalli emiedrici; Sullo incendio vesuviano del mese di maggio 1855; Dei solfati doppi di manganese e potassa; Sulla potiedra delle facce dei cristalli (sunto di memoria ine¬dita); Sul cambiamento dei cristalli di nitrato di strontiana idrato in cristalli anidri, e di questi in quelli; Sulla scambievole soprapposizione dei cristalli di solfato di potassico appartenenti a diversi sistemi; Sulla poliedra delle facce dei cristalli; Dei tartrati di strontiona e di barile; Della polisimmetria dei cristalli; Sulle relazioni tra la geminazione dei cristalli ed il loro ingrandimento; Della polisimmetria e del poli¬morfismo dei cristalli, memoria seconda; Del para-tartrato ammonico-sodico; Sulla efficacia delle soluzioni dei tartrati nel rendere emiedrici i cristalli dei paratartrati che in esse s' ingrandiscono; Sulle com¬binazioni della litina con gli acidi tartarici; Sopra un caso notevole di dimorfismo; Prodotti chimici spediti alla Esposizione universale di Parigi; Delle combi¬nazioni della litina con l'acido solforico; Sull' umore zoccheroso segregato dalle foglie della Rosa Banksiae; Sull'acido paratartarico anidro; Sulle forme cristalline di alcuni composti di Toluene; Note mineralogiche, memoria prima; Dei cristalli di solfato di rame con tre proporzionali di acqua; Dell' eriocalco e del mela¬notollo, nuova specie di minerali; Sulla origine della cenere vulcanica; Notizie preliminari di alcune specie mineralogiche rinvenute nel Vesuvio dopo l'incendio di aprile 1872; Contribuzioni per servire alla storia dell'incendio vesuviano del mese di aprile 1872, parte prima; Le stesse, parte seconda; Appendice alle precedenti contribuzioni mineralogiche; Seconda appen¬dice alle stesse contribuzioni; Delle microsommite de monte Somma: Della cuspidina e del neo-crisosolito, nuovi minerali vesuviani; Sulla regolare scambievole posizione dei cristalli di oligisto congiunti a quelli di magnetite: Lettera al professore vom Rath; Sopra un masso di pomici saldate per fusione trovato in Pompei; Dell' anglesite rinvenuta sulle lave vesuviane »; e moltissime altre opere, la maggior parte sono pub¬blicate in appositi volumi; le altre o sono inserite nelle più accreditate riviste italiane o straniere, o risultano dagli atti delle principali accademie di cui lo Scacchi facea parte. Nel novembre 1899, con nobilissimo pensiere, venne costituito in Gravina un Comitato esecutivo di cittadini gravinesi sotto la presidenza onoraria di S. E. il Ministro della P. I., del Presidente il Consiglio Provinciale di Bari e del Rettore della R. Università di Napoli, per raccogliere offerte. onde venisse onorato con un monumento l' illustre scienziato in mineralogia, senatore Arcangelo Scacchi. Del detto Comitato esecutivo venne eletto a Presidente l' on. Pasquale Calderoni-Martini. Speriamo che la nobile iniziativa voglia avere la sua attuazione nel più breve termine possibile.
Con Arcangelo Scacchi si chiude la bella schiera di quegli uomini che con le eroiche opere, col sapere e con la virtù onorarono la città di Gravina in Puglia. La loro memoria resti sempre impressa nei giovani e serva loro di sprone ad amare lo studio ed a seguire la virtù. Quanti poi preclari uomini avremo dimenticati, e di quanti avremo noi parlato insufficientemente ed inesattamente? Rilevare i no¬stri errori, supplire alle involontarie omissioni, ecco l'opera alla quale noi v'invitiamo, o giovani studiosi di Gravina che amate la patria vostra. È la storia la gran maestra della vita, e dal ricordo delle virtù dei grandi padri nostri noi trarremo un dovizioso am-maestramento per l' avvenire !