Il 30 settembre del 1943 una squadra di guastatori dell'esercito tedesco in ritirata appiccava il fuoco al deposito antiaereo dell'Archivio di Stato di Napoli ubicato a San Paolo Belsito presso Nola e in quel rogo andò perduta tutta la documentazione più antica dell'Istituto.Molti fogli sono in nostro possesso e ve li diamo digitalizzati. (Trascrizioni,d igitalizzazioni,e regesti sono di Peppino Schinco e Peppino Ardito).
Le trascrizioni originali risalgono agli anni che vanno dal 1915 al 1935.Esse furono commissionate dall'on.Calderoni Martini di Gravina all'allora archivista Napoli Roberto Bevere che rivenne tutti gli atti relativi a Gravina e dopo averli trascritti li inviava al suo amico committente.
Le trascrizioni conservate a Gravina provengono dai Registri della Cancelleria Angioina e Aragonese e comprendono un arco di tempo che va da 1091 al 1516.



REGESTI

10.X.1305. Aversa
Reg. Ang. 163,f. 79b. Ins. nel doc. XVIII

Dichiarando di voler seguire la legge di natura e di conferire dei possedimenti al figlio Giovanni, il re Carlo II gli dona feudi per il valore di 2.000 once, ed in particolare i feudi del fu Raimondo Berengario, comprendenti la contea di Gravina e la signoria dell’Onore di Monte Sant’Angelo. Per il conte Giovanni, quindi, viene investito il conte di Telese Bartolomeo Siginulfo per le terre di Gravina, Monte Sant’Angelo, Vieste, Peschici, Lesina (Alexina), Varano, Rodi, Pedimonte, Carbonara, Monte Seliculo.

24.X.1305, Napoli
Reg. Ang. 149, f. 186b


Carlo II conferma Odetto de Monastajo nell’ufficio di camerario di Gravina, usque ad nostrum beneplacitum, informandolo che per gli stipendi ha già scritto al vicario Guglielmo de Coronato.

12/15.XI.1305, Napoli
Reg. Ang. 153, f. 123a; 154, f. 157. - Ins. in doc. X

CDB, XII, n. 106

Carlo II ordina al giustiziere di fare un’inchiesta relativa all’esposto del signore di Altamura Enrico de Roheriis sui torti subiti dal giustiziere Rainaldo de Lecto. Questi aveva proceduto alla delimitazione dei confini fra Gravina, Montepeloso e Altamura, senza tener conto della riforma territoriale di Federico II senza ascoltare le ragioni degli Altamurani. L’inserto dal Reg. Ang. 153 ha 12. XI, mentre quello dal Reg. Ang. 154 ha 15. XI.

10.XII.1305. Napoli
Reg. Ang. 154, f. 83b

Carlo II conferma Matteo (Majhetto)de Messantes nell’ufficio di castellano (custodem palaciiet forestarum curie in Gravina), fino a quando parrà opportuno a lui ed al principe di Taranto Filippo.

24.XII.1305. Napoli
Reg. Ang. 154, f. 78a

Carlo II conferma a Perrotto de Pasca il suo ufficio di preposto alla marestalla di Gravina.

6.II.1306. Napoli
Reg. Ang. 154, f. 117


Carlo II, su informazione del procuratore dei beni della curia a Gravina (Teodoro di Bartolomeo di Gravina), richiama il vicario Guglielmo da Coronato ad essere più diligente nel costringere i locatari a pagare i diritti al suddetto procuratore. Il vicario deve anche costringere il giudice Francesco ed il notaio Angelo del giudice Simone a consegnare l’istrumento pro cautela curie relativo alla locazione di detti beni, cosa che non avevano fatto.

8.III.1306. Napoli
Reg. Ang. 157, f. 138a. Ins. in doc. IX.

Carlo II ordina al giustiziere del regno ed ai giudici della magna curia di esaminare la richiesta degli Ospitalieri di S. Giovanni affinchè vengano riesaminati i loro diritti su Guaragnone, lesi dal fu Giovanni di Monfort e dagli uomini di Gravina.

9.III.1306. Napoli
Reg. Ang. 157, f. 138a


Carlo II affida al giudice Giovanni Verticillo il compito di curare gli interessi dei conti Giovanni e Pierr nella lite fra gli uomini di Gravina e quelli di Guaragnone (vedi doc. dell’8. III. 1306).


9.III.1306. Napoli
Reg. Ang. 153, f. 123a; 154, f. 157

CDB, XII, n. 106

Per l’inchiesta, di cui al doc. del 15. XI. 1305, Carlo II da incarico a Giovanni Verticillo di Napoli, procuratore del fisco, di curare gli interessi di Giovanni e Pietro nella lite fra Gravina e Montepeloso [nel Reg. 154 il copista scrive Acisillo, invece di Verticillo].



10.III.1306. Napoli
Reg. Ang. 153, f. 131a; 154, f. 158b

Carlo II ordina ai vicari delle terre del fu Raimondo Berengario di pagare le decime a Giacomo, vescovo di Gravina, dedotta soltanto la terza parte dalla baiulazione (in ottemperanza ai nuovi statuti). Devono anche versargli le decime in vettovaglie, come da una composizione con lo stesso Raimondo nella seconda indicazione (1304).



11.III.1306, Napoli
Reg. Ang. 154, f. 159; 157, f. 134

CDB, XII, n. 107


Essendo la contea di Gravina passata a Giovanni d’Angiò per la morte di Raimondo Berengario, il re scrive ai vicari delle terre di Giovanni e ai baiuli di Gravina, confermando l’accordo sopravvenuto il 15 aprile 1302 fra il vescovo di Gravina (Giacomo) ed il tesoriere d S. Nicola (Pietro de Angeriaco), che era anche arciprete di Altamura. Accordo che era stato ratificato anche dal Capitolo gravinese. L’arciprete avrebbe rispettato i diritti episcopali del primo, mentre il vescovo di Gravina non avrebbe più molestato la giurisdizione del rettore della chiesa altamurana. Al vescovo di Gravina, in cambio delle perdute entrate, andavano sette once sui diritti di beccheria di Gravina.



18.III.1306. Napoli
Reg. Ang. 154, f. 161a

Su denuncia di Matteo de Messanten, castellano palacii et defensorum Gravine, il re proibisce che gli animali di altre persone entrino a pascolare nelle masserie del fu Raimondo Berengario. Ordina allo stesso castellano di aiutare i mastri massari a tenere questi profittatori fuori delle difese del conte.



18.III.1306. Napoli
Reg. Ang. 153, f. 133b


Re Carlo II, a seguito del rapporto del castellano, scrive al massaro della masseria del fu Raimondo Berengario presso Gravina, ordinandogli di non fare pascolare animali di estranei nella masseria suddetta.



22.III.1306. Napoli
Reg. Ang. 148, f. 197b

Essendosi presentato il sindaco di Gravina, a nome dell’universitas, a denunciare l’aumento delle tasse delle sovvenzioni generali da 207 once a 257, il re ordina di rivedere la questione ascoltando le parti in questione. Se dovessero emergere motivi per revocare il decreto di aumento o per moderare la somma, il giustiziere proceda in conseguenza.



23.III.1306. Napoli
Reg. Ang. 148, f. 196b


Re Carlo II scrive al giustiziere di Terra di Bari, Guglielmo de Recuperantia dei Visconti di Pisa, a seguito di un esposto del sindaco di Gravina. Questi, preoccupato dalla crescente mortalità nella città e considerato come causa principale di essa il «pantano di acque stagnanti vicino a detta terra», che annualmente nel periodo estivo ammorba l’aria e contamina le persone, facendo notare che non vi sono né pesci né altre cose utili, ha chiesto che venga abbattuto il muro che cinge il pantano. Il re ordina quindi al giustiziere un’ispezione per verificare la cosa e indagare quando e perché fu fatto quel muro di cinta.


24.III.1306, Napoli
Reg. Ang. 148, f. 198a ;151, f. 172 t.

CDB, XII, n. 109


Il re scrive al giustiziere affinché permetta agli Altamurani di auto tassarsi per meglio sostenere la causa contro i Gravinesi a proposito di un tenimento contestato.



24.III.1306. Napoli
Reg. Ang. 163, f. 79b

Conferma del documento n. I (Actum Averse, il 10. X. 1305), riprodotto letteralmente, senza però l’indicazione Actum Averse.



15.IV.1306. Napoli
Reg. Ang. 153, f. 150

Su esposto di Nicola de Mya di Bitonto, a nome anche di Nicola Catalano, Giovanni de Gayta e Sabino de Ambrosio, il re ordina a Pasquale Lodoisi de Gaudiano, mastro massaro di Basilicata e Terra di Bari, di tener conto dello statuto super creandis submassariis. Pertanto, nel caso che si trovino, sia a Canosa che a Gravina mandi massari più vicini alla zona e più abili, invece dei suddetti esponenti.



16.IV.1306, Napoli
Reg. Ang. 151, f. 178; 148, f. 203 b.

CDB, XII, n. 110

Carlo II ordina al giustiziere di Terra di Bari , nel caso questa fosse l’usanza negli anni precedenti, di obbligare i signori di Altamura (relativamente alla baiulazione e ai terraggi) e gli uffici di Gravina (per i terraggi e gli affidamenti del tenimento recentemente annesso a Gravina) di versare le decime all’arciprete di Altamura.



25.IV.1306. Napoli
Reg. Ang. 154, f. 186b

Su esposto di Giacomo di notaio Nicola di Gravina, procuratore dei beni alla curia a Gravina , il re ordina al vicario Guglielmo de Coronato di costringere alcuni locatari a pagare i diritti sul vino ed altri debiti.



25.IV.1306. Napoli
Reg. Ang. 148, f. 205a

Su esposto di Giacomo di notaio Nicola di Gravina, procuratore dei beni della curia a Gravina, il re ordina al giustiziere di Terra di Bari, Guglielmo de Recuperantia di Pisa, di recarsi a Gravina per esaminare le violazioni della legge da parte di Leucio di Domenico di Gravina. Questi nonostante l’avvertimento del re di una multa di cinquanta once, si è appropriato di beni della curia. Il giustiziere deve consultare i relativi inventari e i patti di locazione fatti dal vicario Guglielmo de coronato. Se Leucio ha fatto dei soprusi, egli deve punirlo e costringerlo a restituire tutto, e comunicargli che entro dieci giorni dalla sua citazione deve presentarsi a Bartolomeo Siginulfo, gran camerario del regno.



20.V.1306. Napoli
Reg. Ang. 148, f. 209a

Il re ordina al giustiziere Guglielmo di Recuperantia di soprassedere alla citazione contro l’universitas di Gravina per il ritardo con cui ha pagato una metà del maritaggio della figlia Beatrice.



1.IX.1306. Napoli
Reg. Ang. 164, f. 365b

Cedola di tassazione per le sovvenzioni generali per la Va indizione. Gravina: 257 once, e 15 tarì.



9.XI.1306. Napoli
Reg. Ang. 164, f. 98a

Il re scrive a Ruggero de Argentio, magistro araciarum et marestallarum curie in Apulia, ordinandogli di recarsi a Gravina e prendere tutte le informazioni su quella marestalla, ed in particolare sulle spese sostenute de suo proprio da parte del soprintendente alla marestalla Perrotto de Pasca.



9.XI.1306. Napoli
Reg. Ang. 164, f. 100

Su esposto del giudice Roberto de Giaquinto, Nicola de Parisio, Ursone di notaio Pascale, notaio Andrea del giudice Gregorio, Virgilio di Giovanni e Leucio di Domenico di Gravina , il re ordina a Guglielmo de Coronato di Nocera, vicario delle terre di Giovanni e Pietro, di andare ad esaminare il frumento e l’orzo andato a male a causa di una pioggia che aveva colto costoro mentre lo portavano a Bari. Che venda tutta quella parte che andrebbe a male se si aspettasse oltre. La parte mancante la prenda dai depositi delle masserie del fu Raimondo Berengario o da altri terragerii. Se però la rovina del grano e dell’orzo è stata causata da colpevole disattenzione degli esponenti, costringa loro a pagare la parte mancante.



17.XII.1306. Napoli
Reg. Ang. 166, f. 141a

Il re al giustiziere ai terra di Bari a proposito della causa che il giudice Francesco di Abamonte di Gravina aveva promosso presso il suo predecessore contro Gregorio di Gravina, che avrebbe ucciso Roberto, figlio del querelante. Condannato alla consegna del figlio Martuccio ed al pagamento di 200 once, non solo Gregorio era riuscito a dilazionare e praticamente a sospendere la causa, ma con tutta una comitiva armata aveva minacciato il detto giudice Francesco. Il re ordina al giustiziere di riprendere decisamente la causa, di trattare con mano ferma gli armati favorevoli a Gregorio, fratello del vescovo, e di esortare il vescovo a impedire molestie da parte dei suoi chierici.

21.XII.1306. Napoli
Reg. Ang. 166, f. 141b

Il re scrive a giustiziere e collettori di Bitonto e Gravina, ribadendo l’immunità delle tasse di coloro che si recano a Napoli per motivi di studio. La richiesta è partita da Roberto, figlio di Teodoro di Gravina. Se lo stesso dimostrerà con le lettere dei professori di aver seguito tutto il corso di studio, che venga esentato da tutte le imposte.



23.XII.1306. Napoli
Reg. Ang. 165, f. 214a

Querela del vescovo Giacomo contro il cavaliere Teodoro che si rifiuta di pagargli le decime. Avendolo il vescovo scomunicato, Teodoro si è vendicato irrompendo con suoi fautori (Nicola, Andrea, figli del giudice Francesco, e Santorello di Matera) nel castello vecchio ove sono le abitazioni del vescovo, ed uccidendo il suo familiare Nicoletto di Montesano. Avrebbe ucciso lo stesso vescovo se le campane non avessero suonato a martello. Il re ordina al tesoriere di punire Teodoro, ma di ammonire il vescovo a non vendicarsi per suo conto.



24.III.1307. Barletta
Reg. Ang. 160, f. 88a

Roberto, duca di Calabria (si parla infatti di Giovanni e Pietro come fratrum nostrorum), ordina ad Adamo Trincante di non ostacolare la vendita di puledri nel mercato di Gravina, come richiesto ai mastri massari dal notaio inviato loro dal vicario Guglielmo de Coronato.



4.IV.1307. Bari
Reg. Ang. 165, f. 219b

Roberto, duca di Calabria, ordina al giustiziere di Terra di Bari di fare eseguire gli ordini da lui stesso dati per far ridurre le tasse alla vedova Margherita di Gravina.



13.IV.1307. Bari
Reg. Ang. 165, f. 223a

Su esposto degli uomini di Gravina, il duca di Calabria ordina al giustiziere ed agli ufficiali di terra di Bari di rispettare lo statuto del padre a pro degli uomini di Corato e relativo agli sconfinamenti nelle difese e foreste ove sono cambiati i confini. Gli ufficiali devono limitarsi a denunciare la cosa al giustiziere (e non impadronirsi degli animali), che certificherà la gravità delle violazioni.




15.IV.1307. Bari
Reg. Ang. 165, f. 225a

Goffredo di Andrea Adelicie, Nicola di mastro Luca e Pascale de Tediosa di Gravina hanno avuto l’ordine dal vicario Guglielmo de Coronato di accompagnare Giacomo di Notaio Nicola nelle carceri di Corato. Ma Giacomo riesce a fuggire e a darsi alla macchia, creando problemi ai custodi, accusati di negligenza. Su loro esposto, il duca di Calabria ordina al giustiziere di catturare nuovamente detto Giacomo e di imprigionarlo.



4.V.1307. Gravina
Reg. Ang. 160, f. 101b; 164, f. 170a

Il duca di Calabria scrive al vicario Guglielmo de Coronato, che ha sequestrato per la curia tutti i beni del defunto castellano di Gravina Rainaldo de Ferrerio. Gli ordina di ritenere soltanto quanto il castellano aveva di debito con la curia, consegnando il resto all’esecutore testamentario. [Si noti che Il Reg. Ang. 164 data erroneamente il doc. al 4.VI.1307].

4.V.1307. Gravina
Reg. Ang. 160, f. 99b; 164, f. 206b

Il duca di Calabria scrive al professore di diritto Leucio di Trani, al consigliere regio Adenulfo d’Aquino ed al notaio Bernardo di Adria a proposito della querela avanzata dagli uomini di Altamura, Acquaviva e Santeramo contro gli ufficiali (passati e presenti) di Gravina, Matera, Laterza e luoghi vicini. Facciano un’indagine e gli riferiscano i risultati. Se invece essi trovassero reali e gravi le accusa di danni, ingiurie e violenze, citino gli accusati a presentarsi entro quattro giorni al duca di Calabria.

4.V.1307. Gravina
Reg. Ang. 165, f. 226a

Il duca di Calabria ordina al giustiziere di intervenire a togliere l’abuso (se abuso c’è stato) commesso da Cinnamo di Giovanni e Nicola de Parisio, i quali nello stabilire gli apprezzi hanno tassato eccessivamente il signor Lorenzo di Tommaso de Accardo.

4.V.1307. Gravina
Reg. Ang. 165, f. 228a

Il duca di Calabria ordina al giustiziere di terra di Bari di offrire il suo braccio affinché i chierici della diocesi obbediscano al vescovo Giacomo.

15.V.1307. Melfi
Reg. Ang. 165, f. 231a


Il duca di Calabria notifica al giustiziere di Terra di Bari di aver concesso a sei familiari del vescovo Giacomo di portare, a scopi di difesa del detto vescovo, armi proibite.

18.V.1307. San Leonardo
Reg. Ang. 165, f. 234b. Ins. in doc. XLII.

Roberto al giustiziere di terra di Bari, Francesco de Barrasio, ordinandogli di ricevere dal latore della presente, giudice Francesco di Gravina, la fideiussione per il tramite di garanti idonei, sotto pena di once 200, per il premesso accordato a sei della comitiva del vescovo di portare armi proibite; nonché di farne un pubblico istrumento.

2.VI.1307. Actum Marsiglia
Reg. Ang. 168, f. 84b


Carlo II assegna 40 once annue a Ottone Rape, maestro di Giovanni, conte di Gravina, e di Pietro, conte di Eboli. 20 once devono prendersi dalla baiulazione di Eboli e 20 dal castrum di Belmonte. Actum a Marsiglia [Datum ad Acqui il 16.XI.1307].

7.VI.1307. Napoli
Reg. Ang. 164, f. 227b

Il duca di Calabria scrive a Teobaldo de Malobussone, maestro dei balestrieri e reggente della curia, ordinandogli di accelerare e portare a rapida conclusione le cause che si agitano fra Beatrice, moglie di Tommaso di mastro Tancredi di Gravina, e Tommasia, moglie di Giacomo di Benedetto, nonché fra la stessa Beatrice e Galgano di Barletta, ed iniziate in presenza di Nicola de Iamvilla.

16.VI.1307. Napoli
Reg. Ang. 165, f. 234b; Archivio R. Zecca, XVII, n. 1765

Roberto scrive al giustiziere Francesco de Barrasio ordinandogli di inviargli subito l’istrumento di fideiussione del giudice Francesco i Gravina, come da suo ordine precedente in data 18 maggio 1307. Poiché, se vi è stata frode da parte del suddetto giudice, egli deve procedere a far pagare la penale.

30.VII.1307. Monte Vergine
Reg. Ang. 166, f. 168a

Su esposto di Ruggero de Cripta ed altri addetti alla cura dei cavalli del conte Giovanni, il duca di Calabria ordina a giustiziere e collettori di esentarli dalle tassazioni generali.

3.VIII.1307. Monte Vergine
Reg. Ang. 166, f. 164a. Ins. in doc. XLIX.

Il duca di Calabria, al termine del processo che ha portato a stabilire la verità dei fatti, ordina al giustiziere di Terra di Bari di procedere secondo il diritto a proposito dell’assassinio di Roberto figlio del giudice Francesco ad opera di Martuccio, figlio di Gregorio di Gravina.

3.VIII.1307. Monte Vergine
Reg. Ang. 166, f. 169a

Il duca di Calabria ordina che sino al ritorno di Carlo II venga esentato dalle tasse Perrotto de Pasca, gallicus, magister marestallarum domini Iohannis fratris nostri.


3.VIII.1307. Monte Vergine
Reg. Ang. 160, f. 168b; 164, f. 266b

Il duca di Calabria ordina al vicario Guglielmo de Coronato di non molestare Guglielmo Schittini di Gravina nei suoi precedenti diritti. I terraggeri quindi non gli richiedano il terraggio per i tenimenti in questione.

5.VIII.1307. Monte Vergine
Reg. Ang. 160, f. 168b; 164, f. 266b

Stesso ordine a favore del giudice Francesco di Gravina.

14.VIII.1307. Trani
Reg. Ang. 166, f. 164a. Ins. in doc. XLIX.

Il giustiziere di terra di Bari, convintosi che l’assassinio di Roberto, figlio del giudice Francesco, ad opera di Martuccio, sia stato un caso di legittima difesa, libera il prigioniero ricorrendo ad una penale di 40 once. Prima però informa il duca chiedendo il suo assenso.

22.VIII.1307. Napoli
Reg. Ang. 166, f. 164a

Roberto risponde al giustiziere di Terra di Bari a proposito della liberazione di Martuccio e della penale di 40 once. Gli proibisce di ricorrere a questa composizione finanziaria, perché pericolosa sul piano del cattivo esempio. Che proceda secondo giustizia.

31.VIII.1307. Napoli
Reg. Ang. 160, f. 169a

Essendo morto Mayno de Mesentay (da identificarsi con Matteo de Messantes), Roberto nomina castellano di Gravina Odetto Monastayo, familiare di Filippo di Taranto.

18.IX.1307. Napoli
Reg. Ang. 184, f. 420a

La tassazione per la sovvenzione generale della VIa indizione è di 257 once e 15 tarì.

30.IX.1307. Marsiglia
Reg. Ang. 171, f. 100a. Ins. in doc. LIV.

Per i suoi servizi, Carlo II concede la castellania di Gravina a Giovanni de Scaletta, parte della rendita annua di 40 once che intende dargli.

16.XI.1307. Acqui
Reg. Ang. 168, f. 84b

Il duca di Calabria promulga la decisione del padre rispetto a Ottone Rape, del 2 giugno 1307 da Marsiglia.

2.XII.1307. Napoli
Reg. Ang. 171, f. 100a

Roberto esegue l’ordine del padre di investire Giovanni de Scaletta della castellania di Gravina.

16.XII.1307. Napoli
Reg. Ang. 169, f. 136b

Roberto ordina al giustiziere Giovanni de Laya di obbligare gli uomini di Gravina e delle terre vicine a versare le somme dovute ai baiuli dei conti Giovanni e Pietro.

20.XII.1307. Napoli
Reg. Ang. 169, f. 137a

Dopo aver ricordato la concordia a cui egli aveva costretto gli ostili partiti di Gregorio e di Teodoro, Carlo II ha ascoltato il racconto del vescovo Giacomo degli avvenimenti del 13 ottobre: il fratello Gregorio si era incamminato per Altamura per parlare col giustiziere che ivi si stava recando. Teodoro, pronto a tendergli un agguato, uccise alcuni chierici inviati dal vescovo ad avvertire Gregorio. Il 9 novembre con numerosi armati (di cui si fanno i nomi) Teodoro irrompe nell’episcopio ferendo le persone e mettendo tutto a soqquadro. Ma il re ha ascoltato anche la versione di Teodoro, secondo il quale il vescovo, allargando a tutti i suoi complici la licenza che lo stesso re aveva concesso a quattro di essi di portare armi, ha permesso nefandezze ed uccisioni nella sua famiglia. Il re quindi ordina al giustiziere di fare un’indagine e citare dinanzi alla curia regia i colpevoli.

8.I.1308. Napoli
Reg. Ang. 171, f. 14a; 167, f. 20a

Roberto dà alcune disposizioni al vicario delle terre di Giovanni e Pietro a proposito della masseria e della marestalla di Gravina. Indica il numero di buoi necessari, le vettovaglie, i giumenti, gli stalloni, i puledri (dei quali 20 i più belli devono essere condotti a Napoli), scrofe, maiali. Il superfluo deve essere venduto.

2.III.1308. Napoli
Reg. Ang. 167, f. 92b

Roberto scrive al vicario Giovanni Caracciolo dando disposizione di far portare a Napoli i migliori otto puledri della marestalla di Gravina. Gli altri dodici siano venduti come gli altri animali in sovrappiù rispetto alle necessità.

23.III.1308. Napoli
Reg. Ang. 171, f. 117b

Roberto ordina al vicario Giovanni Caracciolo di assumere un esperto di diritto (con lo stipendio di tre tarì al giorno) che lo affianchi nell’indagine sui gravi eccessi avvenuti in Gravina.

25.IV.1308. Napoli
Reg. Ang. 169, f. 144b

Ordine al giustiziere di Terra di Bari, Giovanni de Laya, di consegnare i beni dei Templari al catalano Pietro Salsoni, procuratore della santa sede, per il cui ordine erano stati sequestrati e rischiavano di deperire.

23.V.1308. Napoli
Reg. Ang. 191, f. 94a

Su esposto di Cinnamo Giovanni di Gravina, che è addivenuto ad una «composizione» di 120 once per gravi reati, il re ordina che venga tassato non sui beni che aveva, ma su quelli che ha al presente.

30.V.1308. Napoli
Reg. Ang. 167, f. 94E

Lettera del re Carlo II a Giovanni Caracciolo, vicario delle terre dei conti Giovanni e Pietro, affinché faccia un sopralluogo alla marestalla di Gravina e presentasse la contabilità del noto soprintendente alla marestalla Perrotto de Pasca.

1.VII.1308. Napoli
Reg. Ang. 167, f. 260b

C’è stata la querela di Giacomo, vescovo di Gravina, contro Teodoro, il quale con i suoi complici il 16 giugno ha fatto irruzione nella chiesa colpendolo selvaggiamente con lance e spade ed uccidendo il nipote; tornato poi durante la notte a saccheggiare l’episcopio e afferrando lo stesso vescovo lo ha gettato dalla finestra in un luogo stretto e fetido. Il vescovo non chiede la pena di morte, ma solo la restituzione dei suoi beni (di cui si fa l’elenco). A parte la restituzione dei beni, il re ordina ad Alferio de Isernia, giudice della curia, ed a Guido de Primarano, capitano di Suessa, di recarsi sul posto, fare un’indagine e punire i colpevoli con «rigorosa giustizia».

2.IX.1308. Napoli
Reg. Ang. 184, f. 430a

Cedola della sovvenzione generale per la VIIa indizione. Gravina: 257 once e 15 tarì.

24.IX.1308. Napoli
Reg. Ang. 180, f. 83b; 184 f. 89b

Carlo II affida il caso di Gravina fra il vescovo e Teodoro al solo Alferio di Isernia, senza più Guido de Primarano. Gli ordina anche di affidare a persone idonee la cura dei beni sequestrati, affinché non vadano a male.

15.X.1308. Napoli
Reg. Ang. 184, f. 76a

Azione violenta di Gregorio, fratello del vescovo, contro Teodoro e i suoi fautori agli inizi di ottobre 1308. Il re ordina ad Alferio di Isernia di recarsi sul posto, indagare e fare rigorosa giustizia. Egli ricorda inoltre la precedente sentenza contro Teodoro e i suoi fautori con pesanti multe e confische per i latitanti. Il re nota come la terza parte in tali confische vada alla curia regia.

17.XI.1308. Napoli
Reg. Ang. 184, f. 135a

Carlo II sollecita il castellano Giovanni de Scaletta a percepire i diritti a vantaggio dei conti Giovanni e Pietro.

27.XI.1308. Napoli
Reg. Ang. 179, f. 49a

Il re scrive al sacerdote Riccardo, cantore di Gravina, di cui ha sentito parlare bene come diligens in negotiis fiscalibus. Lo incarica di prendere in consegna da Pietro Pettoyum (= Perrotto de Pasca) gli stalloni che stanno nella masseria, sino a che egli non provvederà al nuovo soprintendente alla marastella.

17.XII.1308. Napoli
Reg. Ang. 184, f. 152a

Il re ordina al vicario Giovanni Caracciolo di restituire, dopo un'indagine per appurare la verità del fatto, a Perrotto Pettoha ( = de Pasca), già soprintendente alla marestalla di Gravina, il frumento e l'orzo anticipato per i 4 stalloni e i 7 puledri.

7.I.1309. Napoli
Reg. Ang. 174, f. 187a. Ins. in doc. XCI.

Gregorio di Gravina, per la composizione con la curia (ammontare a 400 once), è stato costretto a vendere sottocosto molti animali a Lapo Blanco, mercante della società dei Bardi, con la clausola di poterli poi riscattare allo stesso prezzo. Al momento opportuno però il mercante non rispetta la clausola, ben sapendo che gli animali valgono molto di più. Il re ordina al giustiziere di costringere il mercante a rispettare i patti.
6.II.1309. Napoli

Reg. Ang. 179, f. 96a; 178, f. 239a

Alferio di Isernia riferisce al re i risultati dell'indagine sulla vicenda fra Gregorio, fratello del vescovo di Gravina, e Teodoro. Dopo averli messi in prigione, accetta di addivenire ad una composizione. Pesanti sono le multe: Gregorio e Martuccio: 400 once, pene varie per i loro complici; Angelo di Gravina, per contumacia, è condannato alla terza parte dei beni mobili; per un totale di multe 480 once. Teodoro e i suoi complici sono tassati anch'essi per 483 once. Il re dispone una parte di queste somme per il pagamento dello stesso Alferio, Guido di Primarano e degli altri assistenti. Il resto deve essere consegnato a Bencivegna Bonsistagne, mercante della società dei Bardi, da parte del duca di Calabria.

7.III.1309, Napoli
Reg. Ang. 173, f. 220b

Carlo II scrive al giustiziere a seguito di un esposto di Teodoro di Gravina, ordinando che venga tassato non secondo i beni che aveva prima della composizione con la curia a causa di gravi reati, ma secondo i beni attualmente in suo possesso.

Data incerta (I-III, 1309). Napoli
Repertorio dei fascicoli Angioini, vol. XL (perduto), f. 110

15.III.1309.Napoli
Reg. Ang. 180, f. 187b

Carlo II scrive a Giovanni Caracciolo e a fra Michele, rispettivamente vicario e soprintendente alle masserie ed alla marestalla dei conti Giovanni e Pietro in Gravina. Considerando, come gli ha esposto lo stesso vicario, che per Giovanni e Pietro sono state spese 44 once per vasi d'argento, il re ordina a fra Michele di ricavarli dalla vendita di animali meno pregiati, e che il vicario li consegni ai tesorieri regi.

29.III.1309. Napoli
Reg. Ang. 179, f. 117b

Carlo II scrive ad Alferio di Isernia, giudice della curia ducale, e Guido de Primarano, giustiziere di Principato citra, ricordando come essi abbiano catturato Teodoro ed i suoi fautori, i quali alla fine hanno deciso di addivenire ad una composizione con la curia. Teodoro e la moglie Taddea sono multati per 400 once, per pene minori i loro fautori (per un totale di 639 once). Nel ratificare detta composizione, il re ordina che, dedotte le spese per lo stesso Alferio, Guido Primarano e gli assistenti, il restante della somma venga versato a Bencivegna Bonsustegne, mercante della società dei Bardi, da parte del duca di Calabria.

12.IV.1309. Napoli
Reg. Ang. 173, f. 219a

Essendo stato informato che a Gravina Lapo Blanco, mercante della società dei Bardi, ha comprato una certa quantità di vettovaglie e giumenti per 40 once, per la quale operazione egli si rifiuta di pagare la tassa dovuta ai baiuli del conte Giovanni, il re ordina al giustiziere di costringere Lapo Blanco a versare il dovuto.

20.IV.1309. Napoli
Reg. Ang. 184, f. 13b; 178, f. 66a

Ricordando la sua concessione di un reddito di duemila once al conte Giovanni di Gravina, il re fa notare che più volte si son dovuti intaccare detti beni, per cui ora c'è una certa confusione sull'appannaggio del conte. Conferma, quindi, l'elenco dei feudi in altri tempi assegnatigli, con Gravina avente il valore di 400 once (de novo concedimus in feudum nobile), e le altre terre di cui viene investito Bartolomeo Siginulfo.

27. V. 1309. Napoli
Reg. Ang. 184, f. 272; 179, f. 205.

CDB, XII, n. 118

Su esposto di Enrico de Roheriis, signore di Altamura, il re ordina a Teobaldo de Malobussone, maestro dei balestrieri del regno e reggente della curia, di riesaminare la definizione dei confini fatta da Rainaldo de Lecto, che aveva portato a non poche contese fra gli uomini di Gravina, Altamura, Matera, Binetto, Bitetto e Montepeloso.

6. VI. 1309. Napoli
Reg. Ang. 184, f. 303a

Re Roberto scrive ai baiuli e cittadini di Gravina, confermando la remissione dei contributi di maritaggio delle sorelle.
17.VI.1309. Napoli

Reg. Ang. 254, f. 57a

Il re ordina al giustiziere di costringere i vassalli di Tancredi di Fontanella a contribuire alle spese sostenute per il matrimonio della figlia Alfarana con Corrado Chicino.

2.VII.1309. Bari
Archivio R. Zecca, XIX, n. 19. Ins. in doc. LXXXII.

A Bari, dinanzi al giudice Nicola de Churibarda, i sindaci di alcune città (Bari, Barletta, Trani, Bisceglie, Molfetta, Giovi­nazzo, Monopoli, Bitonto, Gravina, Andria), avendo appreso la partenza di Roberto per Roma per essere incoronato re dal papa, nel timore di pericoli derivanti dall'assenza del re, decidono di inviare un'ambasceria a Roma, che, oltre a rendere onore al papa, solleciti il rapido rientro del re.

3.VII.1309. Ruvo
Archivio R. Zecca, XIX, n. 19

Dinanzi al giudice Ursone di Pietro de Rosa, i sindaci di varie città (doc. 2.VII.1309) presentano uno istrumento al giustiziere Bartolomeo Caracciolo, detto Carafa, affinché raccolga le 70 once necessarie all'ambasceria da inviare a Roma.

15.X.1309. Napoli
Reg. Ang. 174, f. 177a; Archivio R. Zecca, XIX, n. 40

Il re ordina al giustiziere di Gravina (con dazi imposti diretta­mente dall'universitas) non vadano a svantaggio né della curia né del conte. In caso contrario l'universitas è tenuta al risarcimento.

8.XI.1309. Venosa
Archivio R. Zecca, XIX, n. 49. Ins. in doc. LXXXV.

Tommaso da Procida, vicario delle terre di Giovanni, rimuovendo dalla castellania di Gravina Francesco Teodino di Capua, ivi assegnato dalla regina, nomina al suo posto il cognato Simone Budetta, con poteri vicariali sia a Gravina che ad Oppido, Ripa­candida, San Felice, valle di Vitalba, Muro e rispettivi territo­ri. L'istrumento contiene la consegna dei beni e relativi inven­tari da parte di Francesco Teodino.

16.XI.1309 (ind. VIII), Gravina
Archivio R. Zecca, XIX, n. 49

Data lettura del testo di Tommaso da Procida (8.XI.1309), il giudice Nicola del giudice Francesco redige l'istrumento di consegna del castello a Simone Budetta da parte di Francesco Teodino [interessante descrizione del castello].

19.XII.1309. Napoli
Archivio R. Zecca, XIX, f. 56. Ins in doc. LXXXVIII.

Il duca di Calabria ordina al giustiziere di convocare baroni e feudatari ad Aversa per il servizio feudale. Se qualcuno entro dieci giorni non si farà vivo, verrà deposto.

2.I.1310.Gravina

Archivio R. Zecca, XIX, f. 56. Ins. in doc. LXXXVIII.

In ottemperanza all'ordine ducale del 19.XII.1309, il giustiziere Lapo Turdo di Pistoia designa Galgano de Roberto ed altri quali suoi commissari per le intimazioni ai feudatari in Terra di Bari per il servizio feudale.

9.I.1310. Gravina

Archivio R. Zecca, XIX, f. 56.

Il giudice Beomondo Foliarino redige l'istumento che prevede un viaggio in varie città di Terra di Bari da parte dei commissari del giustiziere, col compito di intimare ai feudatari il servizio feudale [interessante elenco di feudatari dell Terra di Bari].
29.I.1310. Napoli

Reg. Ang.189, f. 40b

Il duca di Calabria ordina al castellano di S. Gervasio di permettere a fra Michele, mastro massaro dei conti Giovanni e Pietro, di procurarsi la legna necessaria alla masseria di Gravina.

11.II.1310. Napoli

Reg. Ang.188, f. 8a; 174, f. 182b

Il duca di Calabria richiama il giustiziere Lapo Turdo di Pistoia al dovere di circinare provinciam, viaggiare cioè e visitare il suo territorio. Deve perciò evitare di dimorare a lungo in suo stesso luogo, come ora fa a Gravina.

17.V.1310. Napoli

Reg. Ang.174, f. 187a

Il re informa al giustiziere di aver dato disposizione affinché venga fatta copia della lettera paterna datata 7.I.1309, per la quale il giustiziere deve far ripristinare la clausola (possibilità di riscatto dei propri animali allo stesso prezzo) a favore di Gregorio di Gravina che li ha venduti a Lapo Blanco, mercante dei Bardi. Lo stesso Gregorio, infatti, ha perduto la lettera di Carlo II.

26.V.1310. Napoli

Reg. Ang.189, f. 139a

Re Roberto ha ascoltato il racconto di Gregorio, fratello del vescovo di Gravina. C'è stato un assalto da parte della comitiva di Nicola di Ruggero di Paladino all'episcopio, facendo contro il vescovo un insultum violentem et grave. In una seconda aggressione, il suddetto Nicola colpisce il vescovo, letaliter, usque ad effusionem sanguinis. A conclusione dell'istruttoria di Alferio d'Isernia e Guido de Primarano, Nicola è condannato per omicidio, ma scompare dalla circolazione. Dopo un po' di tempo è catturato da Teobaldo de Malobussone. É a questi che il re scrive affinché il processo si concluda speditamentee l'omicida venga condannato esemplarmente.

18.VI.1310. Napoli

Reg. Ang. 189, f. 160b

Il duca di Calabria ordina a Tommaso da Procida, vicario dei conti Giovanni e Pietro, di far portare da Gravina a Napoli un quantitativo di frumento ed orzo ad uso del palazzo dei suddetti conti.

29.VI.1310. Napoli

Reg. Ang. 174, f. 187a

Re Roberto ricorda al giustiziere l'inadempienza del suo predecessore rispetto agli ordini paterni sulla questione di Gregorio di Gravina. I mercanti della società dei Bardi Lapo Blanco e Lippo Tecto, accusando Gregorio di un debito non pagato, lo fanno arrestare e chiudere nel castello di Barletta, ove resta dieci mesi. Nel frattempo gli stessi mercanti, col pretesto del debito si impadroniscono di altre case e beni. Il re ordina dunque al giustiziere di riprendere tutta la questione alla luce delle lettere regie e di giungere ad una equa conclusione.

6.VII.1310. Napoli

Reg. Ang. 186, f. 72.

CDB, XII, n. 123.

Su esposto del tesoriere di S. Nicola (arciprete di Altamu­ra), Carlo, duca di Calabria, ordina a Tommaso da Procida, vica­rio del conte di Gravina, di dare le decime (anche per la passata VII ed VIII indizione) di quel tenimento già di Altamura e recen­temente assegnato a Gravina.

11.VIII.1310. Napoli

Reg. Ang. 186,f. 88b; 175,f. 299b

Il re ordina al vicario Tommaso da Procida di versare le somme necessarie a fra Michele, magister massariarum, marestalla­rum et araciarum dominorum Iohannis et Petri in Gravina et Sancto Gervasio, per pagare i vari custodi degli animali.

7.IX.1310. Napoli

Reg. Ang. 194,f. 48a

Il duca di Calabria ricorda come nel settembre della settima indizione (1308), Carlo II, intendendo raccogliere 900 once per la conduzione del soggiorno di Giovanni e Pietro nel palazzo di Napoli, incarica il loro tesoriere Bartolotto di Nicotera. Dopo la colletta, mancano ancora 23 once, che il tesoriere integra anticipando di tasca propria. Il duca pertanto ordina a Tommaso da Procida, vicario delle terre dei conti, di saldare il debito con Bartolotto.

5.II.1311. Napoli

Reg. Ang. 197, f. 83a

Dovendo pagare un debito di 2500 once al re d'Aragona, il re ordina a Tommaso da Procida, vicario delle terre di Giovanni e Pietro di raccoglierle 1600 dai proventi delle terre e 900 dalle sovvenzioni generali (Gravina è tassata per 257 once). Il rimanente dai proventi va usato per le necessità dei conti e il pagamento degli stipendi dei loro ufficiali. Se parte delle sovvenzioni è stata già raccolta e destinata al pagamento di debiti con le società dei Bardi e dei Peruzzi, i tesorieri prelevino la somma necessaria da altre sovvenzioni.
4.V.1311. Napoli

Reg. Ang. 197,f. 142b

Il re ordina al vicario delle terre di Giovanni e Pietro di pagare al vescovo le decime della baiulazione e dei terraggi di Gravina, se tale è la consuetudine.


26.V.1311. Napoli

Reg. Ang. 197,f. 11t.

CDB, XII, n. 125.

Su esposto del vescovo di Gravina, il duca di Calabria ordina ai vicari delle terre di Giovanni e Pietro, nonché ai baiuli di Gravina, di consegnare al vescovo (anche per la VII ed VIII indizione) le sette once che gli spettavano per l'accordo col tesoriere di S. Nicola del 15 aprile 1302.

12 .VI.1311. Napoli

Reg. Ang. 197,f. 42a

Il re ordina al vescovo di Gravina Francesco di restituire ai fratelli Martuccio, Giovanni e Giacomo, figli ed eredi di Gregorio di Gravina, i beni e le case di cui si è violentemente appropriato durante la carcerazione di Gregorio stesso.

12 .VI.1311. Napoli

Reg. Ang. 197,f. 42a

Il re ordina al vescovo di Gravina Francesco di restituire ai fratelli Martuccio, Giovanni e Giacomo, figli ed eredi di Gregorio di Gravina, i beni e le case di cui si è violentemente appropriato durante la carcerazione di Gregorio stesso.


6.VII.1311. Gravina

Archivio R. Zecca, XX, f. 183

L'universitas di Gravina incarica il sindaco, il giudice Ruggero, a presentare al giustiziere Lapo Turdo la fideiussoria per l'andata in vigore degli statuti; vale a dire si impegna con garanti al risarcimento di eventuali danni alla curia o al conte Giovanni.

7.VII.1311. Gravina

Archivio R. Zecca, XX, f. 184

Nella casa del signor Teodoro di Gravina, ove il giustiziere Lapo Turdo tiene la curia, dinanzi al giudice Nicola de Parisio di Gravina, il giustiziere verifica ed accetta la fideiussoria.
7.VII.1311. Gravina

Archivio R. Zecca, XX, f. 184

Nella casa del signor Teodoro di Gravina, ove il giustiziere Lapo Turdo tiene la curia, dinanzi al giudice Nicola de Parisio di Gravina, il giustiziere verifica ed accetta la fideiussoria.
26.VII.1311. Gravina

Archivio R. Zecca, XX, n. 187

Dinanzi al giudice Nicola de Andrea, al notaio e a testimoni, il camerario di Gravina, giudice Ademaro Scafarea di Nocera, esibisce lettere del vicario Tommaso da Procida (non sono indicati la data ed il luogo) in cui gli si ordina di far menare pubblico bando per la locazione dei terraggi al migliore offerente. [Interessante per i dettagli dell'astazione e subastazione].



12.VIII.1311. Napoli

Reg. Ang. 197, f. 223t

CDB, XII, n. 126

Re Roberto, su richiesta di Pietro de Angeriaco, ordina a Tommaso da Procida, vicario del conte di Gravina, di versare al tesoriere la decima dei terraggi e della fida del tenimento già di Altamura e da qualche tempo assegnato a Gravina.

15.IV.1312 Napoli

Archivio R. Zecca, XX, n. 241

Il re ordina ai suoi tesorieri di pagare 600 once al cavaliere Francesco, che per lui mantiene i contatti col conte Giovanni che si trova a Roma.

15.IV.1312 Napoli

Archivio R. Zecca, XX, n. 241

Il re ordina ai suoi tesorieri di pagare 600 once al cavaliere Francesco, che per lui mantiene i contatti col conte Giovanni che si trova a Roma.

19.V.1312. Napoli

Reg. Ang. 198, f. 240b

Su esposto del notaio Roberto di Gravina, figlio del fu Ruggero Zembrone, il re ordina al giustiziere di far giurare fedeltà da pare dei suoi vassalli, avendo lo stesso notaio a suo tempo giurato fedeltà al re Carlo II.

19.V.1312. Napoli

Reg. Ang. 198, f. 240b

Su esposto del notaio Roberto di Gravina, figlio del fu Ruggero Zembrone, il re ordina al giustiziere di far giurare fedeltà da pare dei suoi vassalli, avendo lo stesso notaio a suo tempo giurato fedeltà al re Carlo II.

13.II.1313. Napoli

Reg. Ang. 199, f. 288b

Il re informa giustiziere e collettori delle imposte di avere esentato, per i servizi prestati alla corona, il milite Pietro d'Ayello dalle sovvenzioni generali, limitatamente ai beni che la moglie possiede in Gravina. Onde la tassazione non deve superare le cinque once.
20.II.1313. Napoli

Reg. Ang. 200, f. 85t

Re Roberto, a cautela del conte Giovanni, riporta un diploma di Carlo I (Corato, 26.XI.1273) relativo ai confini fra Gravina e Montepeloso. Il diploma è interamente ripreso in un altro di Carlo II (Napoli, 16.XI.1302). [Interessante per la corografia del territorio gravinese].
22.II.1313. Napoli

Reg. Ang. 199, f. 289b

Re Roberto ordina al giustiziere di Terra di Bari di convocare i sindaci di Gravina e di Altamura. Con loro deve riesaminare la protesta dei Gravinesi, che avrebbero pagato più del dovuto, a vantaggio degli Altamurani. Eventualmente, riequilibrare le imposte alle due cittadinanze secondo una maggiore giustizia.

10.III.1313. Napoli

Archivio Cap. Altamura, Privilegia, II, n. 5

Ins. in doc. CXX.

Diploma di conferma di fra Rostaino, arcivescovo di Lepanto (Neopatrense), a tesoriere di S. Nicola. Il riferimento a Gravina è nella copia del 19.VIII.1315.

20.IV.1313. Gravina

Archivio R. Zecca, XXI, n. 284

Il giudice Ruggero di Gravina, dopo aver consultato i quaterni appretii del giustiziere Nicola de Iamvilla, constata che i beni della moglie di Pietro d'Ayello erano stati tassati a cinque once, mentre nell'ultimo apprezzo la tassa era stata portata ad 11 once. Eseguendo l'ordine regio del 13.II.1313, il giudice stabilisce che la tassa non ecceda le cinque once.

28.V.1313. Napoli

Reg. Ang. 199, f. 276b

Il re Roberto ordina a Nicola de Iamvilla, giustiziere di terra di Bari, di restituire le case in Gravina dell'abate Enrico, figlio di Francesco di Giovanni de Stefano, di Matera, che non può essere punito per la contumacia del padre, tanto più che quest'ultimo è fuori della sua giurisdizione.

16.VII.1313. Napoli

Reg. Ang. 200, f. 201a

Re Roberto ordina al vicario di Gravina di catturare e comunque consegnare alla regia curia alcuni malfattori che sfuggono alla giustizia esibendo il loro stato clericale. Si tratta di Martuccio, figlio di Gregorio di Gravina, Jaspide di Cinnama, Petracca e Giovanni Capone, Giovanni Camuto, Domenico di mastro Leone, tutti di Gravina, e vari loro complici.

20.VIII.1313. Napoli

Reg. Ang. 200, f. 188a

Re Roberto investe il giovane conte Giovanni di Gravina dell'ufficio di «Capitano generale della Calabria, Val di Crati e Terra Giordana e di tutta la regione circostante». Affidandogli numerosi armati, lo esorta ad avvalersi dei consigli di gente esperta.

21.VIII.1313. Napoli

Reg. Ang. 200, f. 185b

Re Roberto comunica alle autorità di Calabria, Val di Crati e Terra Giordana di aver nominato il fratello, conte Giovanni di Gravina, capitano generale, esortandoli all'obbedienza. Nella comitiva di Giovanni c'è anche il vescovo di Melfi, Saraceno.

1314

Reg. Ang. 202, f. 148

Capitoli e convenzioni fra il re Roberto e Matilde di Hainaut relativi al futuro del principato dell'Acaia in vista di un eventuale matrimonio del conte Giovanni.

13.III.1315. Napoli

Archivio R. Zecca, XXI, n. 368

Carlo, duca di Calabria, ordina al giustiziere di Calabria di far pagare dai vassalli al cavaliere Ugo di Chiaromonte (balio di Berengario di Lauria) le dovute sovvenzioni, avendo egli prestato il servizio feudale e sta anche accompagnando il conte di Gravina in Calabria.

.IV.1315. Napoli

Reg. Ang. 203, f. 131b

Su richiesta del conte Giovanni di Gravina, il re ordina al giustiziere Nicola ed Iamvilla di riesaminare la protesta dei Gravinesi di aver pagato eccessivamente per le sovvenzioni generali relativamente al territorio confinante con Altamura.

19.VIII.1315. Gravina

Arch. Capit. di Altamura, Privilegia II, n. 5.

CDB, XII, n. 131 e 136.

Copia legale del doc. del 10.III.1313 fatta dal notaio gravinese Roberto di Teodoro di Gravina. Sono presenti un giudice gravinese e i gabelloti di Giovanni, conte di Gravina.

17.II.1316, Napoli

Reg. Ang. 206, f. 341

CDB, XII, n. 138

Il re concede ai coniugi Caterina e Guido di Monteaureo, signori di Altamura, la terra di Petrapaula, assegnata al conte di Gravina alla morte di Enrico de Roheriis.

3.III.1316. Napoli

Reg. Ang. 205, f. 341.

CDB, XII, n. 139

Re Roberto dà il suo assenso alla concordia stipulata fra il conte di Gravina e Caterina d'Altamura, per la quale il primo concedeva alla seconda in usufrutto vita natural durante le terre di Binetto, Ceglie (Terra di Bari) e Pietrapaula (Val di Crati). Delle suddette terre si erano impadroniti i sui ufficiali, allorché la curia gli aveva fatto notare che le terre in questione erano il dotario accordatole dal marito al matrimonio.

1.VI.1316. Gravina

Archivio Storico Diocesano, inserto in diploma

di Agnese (29.V.1341)

Su richiesta del vescovo Francesco, il conte Giovanni ordina ai preposti alla custodia delle foreste di non impedire al vescovo di tagliare la legna per il fuoco e le altre necessità della chiesa.

5.VIII.1316. [Napoli]

Reg. Ang. 1316 E, f. 167 e 168

Re Roberto dichiara che sono state versate once 350 al fratello Giovanni, conte di Gravina, affinché si rechi fuori del Regno per andare incontro alla duchessa di Calabria.

20.IX.1316. Napoli

Reg. Ang. 207, f. 111b

Cedola della sovvenzione generale. Gravina è tassata per 257 once, e 15 tarì.

1.I.1317. Napoli

Reg. Ang. 214, f. 32b

Su richiesta del conte Giovanni, preoccupato per il crescere della criminalità, il re concede che i giustizieri possono perseguire i condannati fuggitivi sino a 15 miglia oltre i confini della provincia di loro giurisdizione.

1.I.1317. Napoli

Reg. Ang. 214, f. 32b

Re Roberto, su richiesta del conte Giovanni, concede agli ufficiali della sua contea di sconfinare per 15 miglia e per il periodo di due mesi in territori non di loro giurisdizione, allo scopo di catturare i malfattori fuggitivi.
12.VII.1317. Napoli

Reg. Ang. 195, f. 190

Re Roberto dà disposizione al giustiziere di Basilicata, che ha proceduto alla confisca dei beni di vari baroni in Calabria (secondo l'ordine regio), di annulare la confisca del feudo di Ripacandida ai danni di Filippo Baudetto. Questi infatti detiene il feudo a nome del conte Giovanni di Gravina.
15.VII.1317. Napoli

Reg. Ang. 226, f. 15a. Ins. in doc. CXXXIX.

Re Roberto ordina ai giustizieri del Regno di non permettere a chi si rifugia nei territori del demanio di sfuggire ai pagamenti dovuti al conte di Gravina.

23.VII.1317. Gravina

Archivio Capit. d'Altamura, Privilegia, VIII, n. 5

CDB, XII, n. 141. Solo regesto.

Alla presenza del giudice Stefano del giudice Giovanni, i coniugi Pitito di Nicola Franco e Rosa vendono una loro casa in Altamura al prezzo di tre once d'oro e 10 tarì.

1317/1318. [Napoli]

Reg. Ang. 214, f. 109

Il conte Giovanni di Gravina, figlio del re Carlo II, costituisce i suoi procuratori in vista del matrimonio con Matilde di Hainaut, principessa d'Acaia, affinché ricevano la promessa della dote e promettano il dotario.

1318. Napoli

Reg. Ang. 207, f. 153b

Cedola della sovvenzione generale. Gravina è tassata per once 257, e 15 tarì.

10.VI.1318 [Napoli]

Reg. Ang. 213, f. 414b

Re Roberto ordina ai suoi maestri razionali di non convocare per le tasse i procuratori del conte Giovanni di Gravina per le terre acquisite in un secondo momento (metà delle terre del fu Enrico de Roheriis e di Pietro de Milano, nonché le terre di Muro, Sanfelice e Ripacandida del fu Pietro, conte di Eboli), essendo esse di poche rendite.

14.II.1319. Genova

Reg. Ang. 223, f. 331b. Ins. in doc. CXXXVI.

Re Roberto ordina al giustiziere di Terra di Bari di pagare 454 once al nunzio del conte Giovanni di Gravina, in quanto questi ha impegnato gli stipendi di 41 cavalieri della sua comitiva nonché per l'acquisto di cavalli, poi morti presso Genova mentre erano al suo servizio.

20.IV.1319. Genova

Reg. Ang. 223, f. 336b. Ins. in doc. CXXXVII.



20.IV.1319. Napoli

Reg. Ang. 223, f. 331b

Il duca di Calabria ordina al giustiziere di Terra di Bari di pagare le 454 once al conte Giovanni, come da ordinare del padre (14.II.1319). Se non bastano i proventi delle sovvenzioni genera­li nelle terre del conte, prenda il denaro dalle sovvenzioni anche di altre terre.

21.IV.1319. Napoli

Reg. Ang. 223, f. 336a

Il duca di Calabria ordina al giustiziere di Terra di Bari di eseguire senza dilazione la disposizione del padre di consegnare al conte Giovanni la somma di 742 once.

18.IX.1319. Aversa

Reg. Ang. 222, f. 249a

Il duca di Calabria ordina al giustiziere di Terra di Bari di impedire (con la minaccia di gravi sanzioni) a Paolo, nipote del presbitero Lorenzo, di nuocere al collettore Cristoforo di Gravi­na, che è stato da lui già ferito col coltello. Nel frattempo concede a detto Cristoforo di portare armi proibite per legittima difesa.

19.X.1319. Aversa

Reg. Ang. 226, f. 15a

Il duca di Calabria, appreso che dei mercanti si rifiutano di pagare l'arboratico al conte Giovanni di Gravina, ordina al giustiziere di costringere detti mercanti a pagare l'arboratico e tutti i diritti dovuti al conte.

1.*.1319. Napoli

Reg. Ang. 217, f. 107a

Su richiesta di Giovanni di Gravina, in possesso di lettere regie attestanti un debito della curia nei suoi confronti di once 1196, si ordina a Bulgaro de Tolentino, maestro razionale della magna curia, di versare la detta somma sia dai residui di sovvenzioni nella terra di Gravina che da sovvenzioni in altre terre.

26.XI.1320. Bitonto

Reg. Ang. 233, f. 30a

Il duca di Calabria, pur avendo lui tutti i poteri di vicario del re, scrive alla nonna regina esortandola ad esercitare lei tali poteri vicari, come comune madre del re e del conte, e destituire gli ufficiali violenti del conte di Gravina, fatta salva la giurisdizione di questi.

29.XI.1320. Barletta

Reg. Ang. 233, f. 33a

In pellegrinaggio alla Basilica di S. Nicola di Bari, il duca di Calabria ha modo di ascoltare lagnanze di varie terre (Corato, Ruvo, Andria, Acquaviva, Gioia, Gravina, Turi, Casamassima, Terlizzi, Loseto, Binetto, ecc.) contro baiuli e castellani che con gente armata depredano il loro territorio. Questi ufficiali violenti catturano gli animali e, sotto forma di affidatura, ne chiedono il riscatto. Il duca incarica di un'indagine Giovanni di Troia, giudice della magna curia, e Giovanni Manselli di Salerno.

29.XI.1320. Barletta

Reg. Ang. 233, f. 33a

In pellegrinaggio alla Basilica di S. Nicola di Bari, il duca di Calabria ha modo di ascoltare lagnanze di varie terre (Corato, Ruvo, Andria, Acquaviva, Gioia, Gravina, Turi, Casamassima, Terlizzi, Loseto, Binetto, ecc.) contro baiuli e castellani che con gente armata depredano il loro territorio. Questi ufficiali violenti catturano gli animali e, sotto forma di affidatura, ne chiedono il riscatto. Il duca incarica di un'indagine Giovanni di Troia, giudice della magna curia, e Giovanni Manselli di Salerno.

10.IV.1321. Napoli

Reg. Ang. 237, f. 11a

Il duca di Calabria informa Filippo di Villacublay dell'incarico affidato al giustiziere (4.II.1321), ordinandogli di guidare altri nove cavalieri, dei quali deve ricevere la mostra a Gravina, al capitano generale della Calabria. Ivi presenterà il suo servizio secondo gli stipendi ricevuti dalla curia. Per quanto riguarda tali stipendi, vanno computati come denari ricevuti i debiti che egli ha per i suoi beni feudali e per l'ufficio di capitania svolto all'Aquila.

13.IV.1321. Napoli

Reg. Ang. 232, f. 338a

Il duca di Calabria informa il giustiziere di Terra di Bari di aver ordinato a Filippo di Villacublay di recarsi a Gravina et inibi monstram pro regie curie parte recipiat a baronibus et feudatariis, affinché con questi baroni e feudatari raggiunga il capitano generale di Calabria. Ordina al giustiziere di recarsi anche lui a Gravina a sorvegliare la rassegna e a registrare gli impegni.

21.VII.1321. Napoli

Reg. Ang. 237, f. 162b

Il duca di Calabria, in seguito a voci ascoltate durante il suo pellegrinaggio a S. Nicola di Bari, ordina al conte di Ariano, al conte di Squillace, al giudice Matteo di Giovinazzo, e a Giovanni di Gaeta, sovrintendente al fisco, di punire, anche con pene corporali, gli ufficiali che hanno abusato dei loro poteri, catturando animali e pretendendone, col pretesto dell'affidatura, il riscatto. Per la punizione si regoleranno in base alle conclusioni delle indagini affidate in loco a Giovanni di Troia e Giovanni Manselli di Salerno.

23.I.1322. Napoli

Reg. Ang. 248, f. 62a

Il duca di Calabria ordina al giustiziere di non molestare più il milite Teodoro di Gravina, catturando i suoi animali col pretesto di inadempienze fiscali. Dopo i relativi controlli, infatti, è risultato che Teodoro ha regolarmente pagato le tasse alla curia.

2.I.1323. Napoli

Reg. Ang. 248, f. 61 e 62a

CDB, XII, n. 153

Carlo, duca di Calabria, ordina al giustiziere di Terra di Bari di far rispettare anche dal clero di Altamura i diritti del vescovo di Gravina in «tutto ciò che si riferisce all'ufficio ed al ministero episcopale», secondo gli accordi stipulati fra lo stesso vescovo ed il defunto Pietro de Angeriaco, tesoriere di S. Nicola e arciprete di Altamura.

25.XII.1323. Napoli

Archivio Storico Diocesano di Gravina, inserto

nel diploma di Agnese del 29.V.1341

Su richiesta del vescovo Nicola, il conte Giovanni ordina ai preposti alla custodia delle foreste di rispettare il mandato dell'1.VI.1316 e di permettere al vescovo di tagliare la legna per il fuoco e le altre necessità della chiesa. Entrambe queste lettere del conte Giovanni saranno esibite l'8 gennaio 1337 alla duchessa Agnese da parte del vescovo Riccardo e alla presenza dei custodi delle foreste.

11.I.1324. Altamura

Archivio Capitolare d'Altamura, Privilegia, VI, n. 16

CDB, XII, n. 158

Su richiesta del Capitolo di Altamura, il notaio Giovanni de Simmino fa copia legale di una lettera dell'arciprete di Bitetto Scelzio agli arcivescovi di Bari, Trani e Acerenza. Scelzio è stato subdelegato dal vescovo di Bitetto Giacomo, delegato apostolico nella causa per la restituzione dei beni sequestrati dal vescovo di Gravina Nicola all'arciprete di Altamura per le decime sul «tenimento aggiunto». Il vescovo di Gravina ha fatto appello perché il vescovo di Bitetto è troppo amico del tesoriere-arciprete, ma Scelzio lo ha convocato ugualmente. Non presentandosi per due anni, nel 1323 Scelzio lo sospende a divinis. Ma il vescovo di Gravina getta in prigione ed infierisce su tutti coloro che Scelzio invia a notificargli la scomunica. La lettera ai tre arcivescovi ha proprio lo scopo della promulgazione ufficiale.

16.VII.1324. Napoli

Reg. Ang. 255, f. 95b

Roberto ordina al giustiziere di reintegrare nei suoi feudi Gualtiero, figlio ed erede del fu Domenico di Gravina. Questi ne era stato destituito a seguito di un decreto del duca di Calabria che ordinava di deporre tutti i feudatari che si rifiutavano di prestare il servizio feudale e risultavano contumaci. Il re precisa che il detto Gualtiero ha versato tutte le dovute somme direttamente alla curia.

16.VII.1324. Napoli

Reg. Ang. 255, f. 95b

Roberto ordina al giustiziere di reintegrare nei suoi feudi Roberto de Cebrono, figlio ed erede di Ruggero di Gravina. Il motivo è lo stesso che per Gualtiero.

1324. Napoli

Reg. Ang. 255, f. 186a

Re Roberto conferma il mero e misto imperio a suo fratello Giovanni, conte di Gravina e signore dell'Onore di Monte Sant'Angelo, in tutti i suoi feudi.

4.III.1326. Napoli

Reg. Ang. 263, f. 228a

Su istanza del conte Bertrando del Balzo, il duca di Calabria rimette la colpa e ridà i diritti civili a Michele, figlio dell'arciprete di Cancellara, nonché a Robino di Giovanni di Melfi, abitante ugualmente a Cancellara. Essi sono accusati dell'omicidio del vescovo Francesco, ma sono addivenuti ad una composizione con i parenti del vescovo.

28.IV.1327. Napoli
Reg. Ang. 284, f. 330a

Mentre Giovanni di Gravina è in viaggio negli Abruzzi e nelle Marche per portare aiuti militari al duca di Calabria che si trova a Firenze per la guerra contro l'imperatore, il re ordina ai suoi ufficiali in quelle terre di obbedire agli ordini del conte di Gravina relativamente a riparazioni e difese di castelli.

26.VI.1327. Napoli

Reg. Ang. 264, f. 254b

Il re ordina al giustiziere di far restituire dal castellano di Gravina, senza alcun pagamento di riscatto, gli animali a Giacomo del giudice Francesco di Matera. Il castellano li ha catturati sul confine del territorio di Gravina perché senza campanello e li ha portati nel castello.

30.IX.1327. Gravina

Archivio Storico Diocesano, A-III, 1e

Re Roberto conferma all'abate Giaquinto ed a Ricco, canonici gravinesi, dei privilegi di Umfredo (1091), della marchesa Filippa (1152), di Tancredi de Say (1189) e di Carlo II (1304).

14.X.1327. Napoli

Reg. Ang. 270, f. 281a

Il re ordina al giustiziere di restituire gli animali tolti a Lorenzo Provinciale di Gravina. Questi ha pagato normalmente tutte le sue tasse. E non è giusto prendersela con lui solo perché altri cittadini non hanno pagato la loro parte. Devono pagare coloro che non lo hanno ancora fatto.

1327/1328. [Napoli]

Reg. Ang. 1327-1328, C, f. 7b. Perduto.

Repertorio de Lellis, III, p. 807.

Il duca di Calabria restituisce i diritti civili al notaio Roberto de Milodopna, accusato dell'omicidio del vescovo Francesco. [Probabilmente si tratta della stessa circostanza del doc. del 4.III.1326].

7.II.1328. Napoli

Reg. Ang. 270, f. 113a

Re Roberto scrive al reggente della curia, esortandolo a facili­tare la richiesta di passaggio allo stato laicale da parte di Giovanni di Cancellara. Questi, insieme al fratello milite Nico­la, accusato dell'uccisione del vescovo Francesco ed assolto dinanzi alla curia dell'arcivescovo di Acerenza, incontra non poche difficoltà a svolgere il suo ufficio clericale.

24.IV.1328. Napoli

Reg. Ang. 1309 H, 191, f. 278

A Tommaso d'Aquino, milite, che in Roma ha combattuto nell'eser­cito del conte Giovanni di Gravina contro il Bavaro, sono asse­gnate 300 once da prelevarsi dai tributi imposti ai Romani stes­si.

1329/30. Napoli

Archivio di S. Nicola, Libr. Privilegi, p. 155

CDB, XVI, n. 106.

Nell'ambito di un diploma di re Roberto a Carlo, duca di Durazzo e conte di Gravina (del 27.II.1336), si riporta il testo di una lettera dello stesso re a Giovanni, conte di Gravina. In essa il re ordina al fratello che, se dai registri appare che si sono pagate le decime a S. Nicola per il «territorio di Altamura annesso a Gravina», dia disposizione ai suoi ufficiali di conti­nuare a pagare dette decime. [La data la deduco dal riferimento all'inchiesta di Giovanni «già conclusa» nel documento del 24.IV.1330].

13.I.1330. Napoli

Reg. Ang. 280, f. 228a

Roberto di Sire Ruggero Barone di Gravina denuncia alla curia la morte del fratello, il notaio Roberto Barone, di cui è l'erede. Il re scrive al giustiziere di prendere le relative informazioni sul giorno della morte, se vi siano altri eredi, l'entità ed il valore dei feudi stessi, affinché la successione avvenga in modo equo.

31.III.1330. Gravina

Archivio Storico Diocesano, A-IV, 2

Concordia fra il vescovo Nicola ed il capitolo di Gravina, sulla disciplina e l'obbedienza dovuta al vescovo, la visita, le decime della baiulazione e i terraggi, poteri vicariali in sua assenza.

23 (o 24).IV.1330. Napoli

Reg. Ang. 274, f. 166t.

Archivio di S. Nicola. LIbr. Privilegi, p. 149.

CDB, XII, n. 164 (23.IV.1330); CDB, XVI, n. 87*

Su richiesta di Pietro de Moreriis, tesoriere di S. Nicola ed arciprete di Altamura, re Roberto scrive al vescovo di Bitetto ed al giustiziere di Terra di Bari ordinando che vengano versate al detto tesoriere le decime del tenimento già di Altamura e recentemente «annesso a Gravina». Che tali decime debbano pagarsi risulta dalle inchieste a suo tempo fatte sia dal defunto duca di Calabria che da Giovanni, principe di Acaia.

2.VI.1330. Napoli

Reg. Ang. 280, f. 230b

Re Roberto ordina al giustiziere di restituire i beni confiscati a Domenico di Gualtiero di Gravina, per non essere stato in grado di dimostrare di aver pagato per il servizio feudale. Il re conferma che Domenico ha solo perduto la ricevuta, ma che nei registri della curia appare tutto in regola.

16.VI.1330. Napoli

Reg. Ang. 280, f. 234a

Il re ordina al giustiziere di restituire i beni confiscati a Guglielmo di Ruggero Barone di Gravina. Questi ha perduto la ricevuta, ma dai registri della curia risulta che ha pagato l'adoha regolarmente.

23.VII.1330 Castellammare di Stabia

Reg. Ang. 280, f. 237a

Su richiesta del conte Giovanni, che rileva come per le pesanti tassazioni i Gravinesi e i Binettesi cominciano ad abbandonare i campi, il re scrive al giustiziere nonché a Matteo De Mestretta di indagare sulle reali possibilità di questi abitanti di pagare i residui fiscali