L'ATTIVITA' ARCHEOLOGICA ANGLO AMERICANA A GRAVINA 


IL NEOLITICO


Dei rapporti preliminari sullo scavo archeologico nell'insediamento neolitico di Casa San Paolo, presso Gravina, si presenta qui la traduzione. Tale operazione si prefigge lo scopo preminente di ampliare la diffusione delle informazioni sulla civiltà materiale delle origini nella prospettiva di una riassunzione di questa larga parte dell'antichità nella visuale della storia. Infatti dalla preistoria non sembra si possa prescindere in Puglia.
Lo scavo di Casa San Paolo fa parte di un più vasto programma di indagine, del quale punti di riferimento essenziali sono l'esplorazione del sito di Botromagno e la delineazione del percorso della Via Appia antica tra Venosa e Gravina. Quest'ultima ricerca di carattere topografico ha intercettato diversi insediamenti neolitici: tra essi si è deciso di approfondire l'esame archeologico del sito 44, che è il numero in elenco dell'insediamento in questione. Non mancheremo di notare la sua ubicazione nella spianata sottostante la scarpata murgica, che non è meno importante del suo possibile allineamento lungo un percorso viario. Di passaggio considereremo anche che quest'ultimo sarà stato, in tal caso, ricalcato e definito in età romana, per quanto non possiamo francamente affermare altro (peraltro in via ipotetica) che una generica preesistenza.
A Casa San Paolo sono stati applicati metodi di prospezione geo fisica per identificare una serie di monumenti e di strati conservati, cui ancorare il sistema dei saggi. In tal modo sono state individuate incisioni sul basamento roccioso interpretate come alvei torrentizi: esse preesistevano al primo stanziamento ed erano ancora attive nel corso di formazione dello strato relativo, ubicato entro il letto del torrente con materiali fluitati. Il progressivo, colmamento dell'infossamento fu suggellato da uno strato successivo, del quale la prova diretta è costituita dalla sovrapposizione di un focolare stratificato, ripieno di cocciame in parte restaurabile (sette vasi). La località fu poi frequentata in vari altri momenti della preistoria ed oltre: essi sono riconoscibili mediante la differenziazione dei materiali ed anche la precisa attribuzione di alcuni monumenti. Essenzialmente la maggior parte degli elementi repertati pertengono però al neolitico ed anzi, a parte pochi pezzi riferibili ai livelli più superficiali (e più esposti alle ingiurie del tempo), ad un periodo circoscritto ed unitario di quest'ultimo.
Disponiamo di un preciso punto di riferimento nella cronologia isotopica, che ha indicato il 5950 a.C. E' questa una datazione sorprendente se la si riferisce ad un ambito geografico troppo ampio, anche rimanendo nella stessa regione, ad una valutazione forse eccessivamente rigida delle poche altre date al C.14 attualmente disponibili ed allo schema tipo cronologico, che raccoglie attualmente i maggiori consensi.
Ma naturalmente, fino a prova contraria, il dato è questo e sembra persino ovvio rammentare che, però, l'esistenza di più livelli (in particolare, della divisione stratigrafica principale, determinata dal focolare) lo dimensiona come un punto, un momento in uno sviluppo, più o meno continuativo, nel tempo di una comunità di agricoltori ed allevatori primitivi. Sembrerebbe che si possa avvertire ancora in atto il processo di domesticazione e di adattamento di talune specie animali ed anche una diminuzione percentuale dei selvatici: cosa che farebbe pensare alla continuazione del processo di formazione di una struttura socio economica neolitica la quale è, dunque, lungi dall'essere compiuta nel posto.
Alcuni materiali, come la selce e, soprattutto, l'ossidiana, le cui fonti di approvvigionamento sono sicuramente distanti, segnalano l'inserimento nelle correnti di scambio a largo raggio, sebbene, vista la scarsità numerica, il potenziale economico di sostegno non appaia possente. Singolarmente ricca la tipologia ceramica, nel cui insieme si pone in evidenza l'ibridazione tra due o, anche, tre tecniche decorative, che, a ,mio modo di vedere aderisce, più di quanto comunemente non si creda, ad una facies caratteristica di ambiente perimurgico interno. Nel complesso sembrerebbe identificata una produzione locale, pur nel riferímento specialmente ai Balcani meridionali, che risalta maggiormente per alcuni tipi ed individua comunque un canale di relazioni.
La possibile manifestazione di una sorta di profilo artigianale ceramistico si inserisce nel quadro di una società neolitica, che tende ad acquisire la sua stabilizzazione a livelli alquanto alti e complessi di civilizzazione: ciò ne potrebbe esplicare anche la sua eventuale precocità. In ogni caso viene suggerita l'idea che i semplici contrassegni incisi sul fondo di alcuni vasi, estremamente rari in Italia meridionale (se ne conosce solo un altro esempio, ma più complesso e riferibile ad altro orizzonte culturale e ad ambiente cavernicolo), possano costituire l'esponente di tale condizione culturale.
Quindi l'insediamento di Casa San Paolo, in quanto variante differenziata, è suscettibile di rivestire una certa importanza nella ricomposizione del profilo palentologico proprio e nell'influenza sul quadro generale del neolitico di questà parte sud orientale della penisola, tanto più che l'indagine è condotta con metodo indipendente. Per conseguenza tale ricerca, una volta disponibili le risultanze definitive e conclusive del rapporto di scavo, porrà in condizione di acquisire un nuovo ed importante dato sul rapporto che una reale vicenda culturale sostenuta dal suo noto assetto socio economico ha istituito e svolto con un ecosistema definito e situato nel profondo entroterra.
Alfredo Geniola
Istituto di Civiltà preclassiche dell'Università Bari