Mirabile sintesi dei movimenti artistici operanti nel Napoletano tra 1'XI e il XVIII sec., fu voluta dai Normanni nel 1092 per dotare l'antica diocesi di una magnifica Basilica. Crollata nel XV sec. a causa di un areomoto, gli Orsini, signori di Gravina, affidarono incarico della sua ricostruzione ad un valente architetto che, profondo conoscitore del mondo classico, progettò un monumento in cui armonimente convivono il Romanico ed il Rinascimentale. Così, all'arco di trionfo del presbiterio, alle basi del colonnato, al rosone della facciata sud, si aggiunsero i magnifici capitelli di scuola toscana, i falsi matronei. Con la discesa di Carlo VIII (1495) fu distrutta la fabbriceria della Cattedrale e, per completarne l'opera, fu chiamato da Napoli un maestro di scuola Neo Romanica che eseguì i capitelli frontali dell'arco di trionfo, e il magnifico rosone della facciata est.


ESTERNO
Sulla facciata a mezzogiorno la torre campanaria, che si vuole sorga sui resti dell'antica torre del castello normanno. Alla sinistra una iscrizione in caratteri onciali e, più in basso, alcuni segni scaramantici (una cesoia e delle forbici). L'ingresso é sormontato dalle statue di S. Pietro, S. Paolo e Cristo risorto.
La facciata principale, ad est, incompleta, è ricca di uno splendido rosone rinascimentale a ventiquattro razze con al centro l'Assunta e di una serie di mascheroni apotropaici.


INTERNO
A pianta basilicale e tre navate scompartite da quattordici colonne sormontate da magnifici capitelli rinascimentali da cui partono arcate a tutto sesto. Nella navata maggiore si aprono buie bifore che ricordano gli antichi matronei. Il soffitto barocco è impreziosito da maestose cornici lignee intagliate e dorate, che racchiudono cinque tele di buona fattura. Nel presbiterio lo splendido coro in noce, squisito lavoro di intagliatori rinascimentali, e l'altare maggiore con il paliotto anteriore rivestito di marmi policromi intarsiati in madreperla. Sul coro l'organo dei primi del '900, la cui struttura lignea è opera del maestro Francesco Amodio. Seguono: sulla sinistra il cinquecentesco Crocifisso ligneo, l'altorilievo in pietra dura della Presentazione Maria al Tempio (1538), la Pentecoste (Francesco Santulli, 1705), S. Filippo Neri (scuola solimenesca?), la statua policroma di S. Michele Arcangelo (Stefano da Putignano, 1538), ed in fine il fonte battesimale donato nel 1714 dal cardinale Orsini, futuro Papa Benedetto XIII, insieme alla tela del Battesimo di Gesù di Francesco De Angelis. Nella navata destra, a seguire, la Sacra Famiglia (Pietro Barbellino, 1779), S. Maria del Piede (vuole la tradizione che l'affresco sia stato ritrovato ai "piedi" dell'antica cattedrale crollata), la Madonna di Costantinopoli e il Ritrovamento della Croce. Al centro della navata si apre il Cappellone del Santissimo, eretto nella prima metà del XVII secolo dal Vescovo Ricci, il cui busto marmoreo che sormonta il mausoleo è opera di Francesco Monchi. Nel cappellone un piccolo organo seicentesco dal delicato suono ed un altare in marmi policromi intarsiato da Cosimo Fanzago. Nella sagrestia una intera parete è occupata da un mirabile bancone ligneo ad intaglio datato 1561.