Il Territorio

La storia del nostro territorio ha inizio circa 250 milioni di anni fa, quando gran parte dell'Italia Meridionale era ricoperta dall'oceano Tetide e circa 1 milione di anni fa emerse.

Prima della completa emersione delle terre, si sono alternati periodi di sommersione ed emersione. Durante i primi si sono accumulati i sedimenti che hanno, poi, dato origine alle rocce costitutive del territorio. Durante l’ emersione, invece, le superfici si sono modellate per il concorso del carsismo e dei fenomeni erosivi. Alla base di questi cambiamenti troviamo due cause principali: fenomeni tettonici e variazioni del livello del mare. Le rocce più antiche delle  Murge , sono costituite da una sequenza di rocce carbonatiche di età giurassico-cretacea (205-65 milioni di anni fa) tipiche  di un ambiente marino poco profondo, vasto migliaia di chilometri quadrati, denominato “Piattaforma Apula”. Le rocce carbonatiche si formano per sedimentazione di particelle di carbonato di calcio di origine chimica (precipitazione diretta dalla colonna d’acqua) o organica (resti di organismi microscopici o macroscopici a guscio calcareo).

La piattaforma Apula non era un fondo marino continuo, presentava un’alternanza di lagune, acquitrini e barriere coralline.

Di recente è stata formulata un’ipotesi di studio, ” tramite i “ponti continentali” sarebbe stato consentito il passaggio dall’Africa settentrionale di grossi animali terrestri, come dinosauri erbivori e carnivori.

Tanto sarebbe testimoniato dalle orme – datate Cretaceo inferiore – rinvenute nel Gargano e quelle risalenti al Cretaceo superiore, invece rinvenute sulle Murge, ad Altamura.

La maggior parte delle impronte appartengono a dinosauri erbivori, ma ve ne sono anche appartenenti a dinosauri carnivori. Durante il periodo Cretaceo, dal punto di vista metereologico la Puglia presentava un clima tropicale, simile a quello di un paese equatoriale, e il territorio presentava estese piane fangose.
Alla luce di queste scoperte la preistoria della Puglia e dell’intero bacino Mediterraneo andrà riscritta completamente, scopriamo che la Puglia non era un arcipelago di isolette ma una grande distesa pianeggiante, forse confinante con la Dalmazia.

L’emersione della Piattaforma Apula alla fine del Cretaceo 


Al termine del Cretaceo e, quindi alla fine dell’era mesozoica (inizio di quella cenozoica, circa 65 milioni di anni fa), l’oceano della Tetide inizia a chiudersi per effetto della collisione tra India e Africa contro l’Eurasia che porterà alla formazione della catena Alpino-Himalayana. A causa di questi movimenti, la Piattaforma Apula emerge definitivamente e si stabilizza come una vasta area continentale su cui agiscono intensamente fenomeni erosivi e di tipo carsico.

La Piattaforma Apula dal Pliocene al Miocene

La spinta della placca africana contro quella europea provoca, nel corso della successiva epoca del Miocene, la ulteriore riduzione del bacino della Tetide e la formazione della catena montuosa appenninica (orogenesi appenninico-maghrebide e dinarico-ellenica).
La Tetide viene, così , ad occupare un’area poco più vasta di quella dell’attuale Mediterraneo. Nel corso dell’orogenesi appenninica, dal Miocene al Pleistocene, la Piattaforma Apula risente delle spinte tettoniche che causano la sua frammentazione in blocchi posti a quote diverse. Il tratto pugliese della Piattaforma Apula (detto “Avampaese Apulo”) si presenta,così, come una zona rialzata di origine tettonica, anche definita “horst”, estesa in direzione NordOvest-SudEst, dalla quale si dipartono due opposte gradinate di faglia: una si immerge verso l’Adriatico mentre, l’altra si immerge verso l’Appennino andando a   costituire il basamento di un ampio e profondo bacino marino.

Questo bacino di sedimentazione, noto come “Avanfossa Bradanica”, sarà colmato da una consistente sedimentazione argillosa durante il Plio-Pleistocene. nche la Murgia di Matera, che appartiene all’Avampaese Apulo, corrisponde ad un piccolo horst separato dalle Murge Pugliesi da una zona ribassata tettonicamente detta “graben”. Quest’area della piattaforma appare, durante il Pliocene superiore (circa 2 milioni di anni fa) come un vasto arcipelago dove i blocchi sollevati costituiscono le isole rocciose calcaree, mentre i blocchi ribassati corrispondono a bracci di mare poco profondi.

Lungo le coste di queste isole si depositano sabbie e ghiaie carbonatiche costituite sia da resti di gusci di organismi marini, sia da frammenti provenienti dall’erosione delle rocce calcaree affioranti sulle stesse isole. Così si originano le rocce della formazione delle “Calcarenite di Gravina”.

Alla fine del Pliocene superiore e all’inizio del Pleistocene inferiore (1,6 milioni di anni fa), a causa del lento, eppure progressivo affondamento, molte delle aree vengono sommerse. In queste condizioni di mare più profondo sedimentano, con maggiore facilità, le particelle argillose più sottili, provenienti dall’erosione dei terreni della vicina catena appenninica, il cui accumulo darà luogo alla formazione delle “Argille Subappennine”.
Durante il Pleistocene inferiore e medio si registrano variazioni del livello del mare correlate a fenomeni tettonici ed a cambiamenti climatici. Nei periodi di relativo caldo (intervalli interglaciali) corrispondono fasi di innalzamento del livello marino mentre, in quelli glaciali si verificano fenomeni di abbassamento del livello del mare.

Emersione definitiva e nascita delle gravine.

Circa 1 milione di anni fa, sia l’area dell’Avampaese Apulo, sia quella della Fossa Bradanica iniziano a emergere,   causando così la sedimentazione, sulle argille di mare profondo, delle sabbie e ghiaie di ambiente costiero 

L’emersione di queste aree, quindi, rende possibile l’azione dei fenomeni erosivi da parte delle acque superficiali, che producono particolari solchi vallivi.

Il fenomeno erosivo, dopo aver asportato le più tenere coperture dell’Avanfossa (Calcareniti di Gravina e Argille Subappenniniche), raggiunge i calcari più profondi e genera così le “gravine”. Altre ipotesi correlano l’origine delle gravine con l’evoluzione verso l’alto di sistemi carsici ipogei.
Le due ipotesi, non alternative, richiamano il ruolo della tettonica e del carsismo nella formazione ed evoluzione delle gravine.

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